Le mafie sono fra di noi, non sparano ma investono capitali
09-06-2026 11:25 - Opinioni
di Filippo Torrigiani
La lettura del prezioso lavoro della Dia (nello specifico anno 2024) dovrebbe essere un caposaldo per tutti coloro che si prefiggono di far politica. E siccome vedo in giro tanta superficialità, sono preoccupato.
Quando parliamo di criminalità organizzata in Toscana, commettiamo spesso un grave errore di prospettiva. Pensiamo che il problema riguardi altri territori, semplicemente perché qui non vediamo la violenza di strada o il controllo militare dei quartieri. Ma l'ultima Relazione della Direzione Investigativa Antimafia ci dice l'esatto contrario: le mafie si sono insinuate nella nostra vita e nella nostra economia in modo silente, subdolo e invisibile.
Le organizzazioni criminali oggi non sparano, investono. Non intimidiscono alla luce del sole, ma offrono liquidità alle aziende in crisi, acquisiscono ristoranti, comprano alberghi e gestiscono flussi finanziari enormi. Sfruttano la nostra straordinaria vocazione turistica, culturale e imprenditoriale come un terreno fertile per ripulire capitali illeciti, avvalendosi della complicità di reti collusive e professionisti locali. "La normalità apparente è il paravento dietro cui si nasconde l'inquinamento del nostro tessuto economico e sociale. Dietro sigle societarie pulite si celano i nomi dei clan più potenti d'Italia."
Dobbiamo guardare in faccia la realtà e mappare con precisione le minacce che stanno lacerando le nostre comunità, perché la DIA fa nomi e cognomi storici delle costellazioni mafiose:
* A Livorno, sul fronte della sicurezza internazionale, lo scalo portuale si conferma un hub strategico ed estremamente appetibile per l'ingresso in Italia di massicci carichi di cocaina ed eroina, gestiti da agguerrite reti transnazionali, in particolare della criminalità albanese.
* Sempre a Livorno, sul fronte socioeconomico, emerge una seconda, distinta e gravissima criticità: la provincia registra il triste primato nazionale per indice di posizioni debitorie attive. Questo diffuso sovraindebitamento di famiglie e imprese costituisce un campanello d'allarme drammatico, poiché espone il territorio al rischio usura e al ricatto finanziario dei clan.
* A Prato e nel distretto centro-settentrionale, ci troviamo di fronte al vertice nazionale per segnalazioni di riciclaggio, con una criminalità organizzata cinese pervicace e impenetrabile che soffoca la filiera del tessile tra contraffazione, illegalità ambientale e sfruttamento della manodopera clandestina.
* In Maremma, e in particolare nell'alta provincia di Grosseto, tra Follonica, Scarlino e Gavorrano, la pressione è forte e tangibile: qui si registra la presenza strutturata e il reimpiego di capitali sporchi nell'edilizia da parte del clan dei Casalesi.
* A Pistoia, e nello specifico nel distretto turistico-alberghiero di Montecatini Terme, l'infiltrazione ha radici profonde ed è legata agli interessi del clan Formicola della camorra napoletana.
* Ad Arezzo, le indagini hanno svelato le proiezioni di due giganti delle mafie tradizionali: da un lato gli investimenti nel settore dei giochi e delle scommesse della potentissima cosca Piromalli di Gioia Tauro; dall'altro le infiltrazioni nel comparto edile e commerciale della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano di Catania.
* Nelle nostre piazze e nelle campagne, assistiamo a episodi gravissimi di caporalato in agricoltura e a una piaga profonda gestita in sinergia da sodalizi stranieri e manovalanza locale: il consumo diffuso e fiorente di sostanze stupefacenti tra i giovani.
Le meritorie azioni di sensibilizzazione culturale e il monumentale lavoro di repressione operato quotidianamente dalle Forze dell'Ordine e dalla Magistratura sono pilastri fondamentali. Ma dobbiamo dircelo con totale onestà: non sono più sufficienti. A problemi così dinamici, fluidi e complessi non possiamo continuare a rispondere con una strategia puramente reattiva. È qui che la politica del governo del territorio deve fare un passo in avanti e assumersi la piena responsabilità di guidare il cambiamento. Servono interventi strutturali e risposte d'avanguardia.
Dobbiamo agire subito su due direttrici concrete:
* Istituire presidi territoriali di legalità permanenti e coordinati. È urgente blindare le aree più esposte e vulnerabili della regione: serve un presidio forte a Livorno per vigilare sia sulle rotte portuali sia sulle fragilità finanziarie del territorio, uno a Prato per monitorare i distretti industriali e prevenire il riciclaggio, e uno in Maremma per proteggere il comparto edile e agricolo dalle infiltrazioni claniche.
* Mettere la scienza al servizio della prevenzione sociale. Non possiamo curare un male se non ne conosciamo l'esatta portata. È necessario il coinvolgimento sistematico e strutturato di enti come l'ASL e l'ARPAT per avviare un monitoraggio continuo delle acque reflue urbane. Campionare i reflui ci permetterà di capire, con dati scientifici alla mano e senza ipocrisie, quali sostanze stupefacenti vengano realmente consumate dalle giovani generazioni. Solo con questa radiografia oggettiva potremo calibrare efficaci politiche di prevenzione sanitaria, interventi di contrasto mirati e piani di recupero sociale.
Governare un territorio non significa solo gestire l'ordinario o promuovere le sue bellezze. Significa proteggere la dignità del lavoro, difendere l'economia sana e, sopra ogni cosa, tutelare la salute e il futuro dei nostri figli. I dati della DIA non sono un semplice esercizio statistico, ma un severo e urgente richiamo alla responsabilità collettiva. La politica ha il dovere di fare di più, anticipando le mosse della criminalità con soluzioni coraggiose, innovative e sistemiche.
La lettura del prezioso lavoro della Dia (nello specifico anno 2024) dovrebbe essere un caposaldo per tutti coloro che si prefiggono di far politica. E siccome vedo in giro tanta superficialità, sono preoccupato.
Quando parliamo di criminalità organizzata in Toscana, commettiamo spesso un grave errore di prospettiva. Pensiamo che il problema riguardi altri territori, semplicemente perché qui non vediamo la violenza di strada o il controllo militare dei quartieri. Ma l'ultima Relazione della Direzione Investigativa Antimafia ci dice l'esatto contrario: le mafie si sono insinuate nella nostra vita e nella nostra economia in modo silente, subdolo e invisibile.
Le organizzazioni criminali oggi non sparano, investono. Non intimidiscono alla luce del sole, ma offrono liquidità alle aziende in crisi, acquisiscono ristoranti, comprano alberghi e gestiscono flussi finanziari enormi. Sfruttano la nostra straordinaria vocazione turistica, culturale e imprenditoriale come un terreno fertile per ripulire capitali illeciti, avvalendosi della complicità di reti collusive e professionisti locali. "La normalità apparente è il paravento dietro cui si nasconde l'inquinamento del nostro tessuto economico e sociale. Dietro sigle societarie pulite si celano i nomi dei clan più potenti d'Italia."
Dobbiamo guardare in faccia la realtà e mappare con precisione le minacce che stanno lacerando le nostre comunità, perché la DIA fa nomi e cognomi storici delle costellazioni mafiose:
* A Livorno, sul fronte della sicurezza internazionale, lo scalo portuale si conferma un hub strategico ed estremamente appetibile per l'ingresso in Italia di massicci carichi di cocaina ed eroina, gestiti da agguerrite reti transnazionali, in particolare della criminalità albanese.
* Sempre a Livorno, sul fronte socioeconomico, emerge una seconda, distinta e gravissima criticità: la provincia registra il triste primato nazionale per indice di posizioni debitorie attive. Questo diffuso sovraindebitamento di famiglie e imprese costituisce un campanello d'allarme drammatico, poiché espone il territorio al rischio usura e al ricatto finanziario dei clan.
* A Prato e nel distretto centro-settentrionale, ci troviamo di fronte al vertice nazionale per segnalazioni di riciclaggio, con una criminalità organizzata cinese pervicace e impenetrabile che soffoca la filiera del tessile tra contraffazione, illegalità ambientale e sfruttamento della manodopera clandestina.
* In Maremma, e in particolare nell'alta provincia di Grosseto, tra Follonica, Scarlino e Gavorrano, la pressione è forte e tangibile: qui si registra la presenza strutturata e il reimpiego di capitali sporchi nell'edilizia da parte del clan dei Casalesi.
* A Pistoia, e nello specifico nel distretto turistico-alberghiero di Montecatini Terme, l'infiltrazione ha radici profonde ed è legata agli interessi del clan Formicola della camorra napoletana.
* Ad Arezzo, le indagini hanno svelato le proiezioni di due giganti delle mafie tradizionali: da un lato gli investimenti nel settore dei giochi e delle scommesse della potentissima cosca Piromalli di Gioia Tauro; dall'altro le infiltrazioni nel comparto edile e commerciale della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano di Catania.
* Nelle nostre piazze e nelle campagne, assistiamo a episodi gravissimi di caporalato in agricoltura e a una piaga profonda gestita in sinergia da sodalizi stranieri e manovalanza locale: il consumo diffuso e fiorente di sostanze stupefacenti tra i giovani.
Le meritorie azioni di sensibilizzazione culturale e il monumentale lavoro di repressione operato quotidianamente dalle Forze dell'Ordine e dalla Magistratura sono pilastri fondamentali. Ma dobbiamo dircelo con totale onestà: non sono più sufficienti. A problemi così dinamici, fluidi e complessi non possiamo continuare a rispondere con una strategia puramente reattiva. È qui che la politica del governo del territorio deve fare un passo in avanti e assumersi la piena responsabilità di guidare il cambiamento. Servono interventi strutturali e risposte d'avanguardia.
Dobbiamo agire subito su due direttrici concrete:
* Istituire presidi territoriali di legalità permanenti e coordinati. È urgente blindare le aree più esposte e vulnerabili della regione: serve un presidio forte a Livorno per vigilare sia sulle rotte portuali sia sulle fragilità finanziarie del territorio, uno a Prato per monitorare i distretti industriali e prevenire il riciclaggio, e uno in Maremma per proteggere il comparto edile e agricolo dalle infiltrazioni claniche.
* Mettere la scienza al servizio della prevenzione sociale. Non possiamo curare un male se non ne conosciamo l'esatta portata. È necessario il coinvolgimento sistematico e strutturato di enti come l'ASL e l'ARPAT per avviare un monitoraggio continuo delle acque reflue urbane. Campionare i reflui ci permetterà di capire, con dati scientifici alla mano e senza ipocrisie, quali sostanze stupefacenti vengano realmente consumate dalle giovani generazioni. Solo con questa radiografia oggettiva potremo calibrare efficaci politiche di prevenzione sanitaria, interventi di contrasto mirati e piani di recupero sociale.
Governare un territorio non significa solo gestire l'ordinario o promuovere le sue bellezze. Significa proteggere la dignità del lavoro, difendere l'economia sana e, sopra ogni cosa, tutelare la salute e il futuro dei nostri figli. I dati della DIA non sono un semplice esercizio statistico, ma un severo e urgente richiamo alla responsabilità collettiva. La politica ha il dovere di fare di più, anticipando le mosse della criminalità con soluzioni coraggiose, innovative e sistemiche.






