Provincia Novecento, 409mila euro di spesa e 46mila di entrate. Ghezzi: «Non siamo contro la cultura, ma servono programmazione e risultati»
08-11-2026 10:40 -
È sul terreno della gestione delle risorse pubbliche, più che su quello delle scelte artistiche, che si concentra la polemica sulla mostra Provincia Novecento. Arte a Empoli 1925-1960, ospitata dall'8 novembre 2025 al 15 febbraio 2026 negli spazi rinnovati dell'Antico Ospedale San Giuseppe. A riaccendere il confronto è stata l'interrogazione presentata dal gruppo consiliare di opposizione Empoli del Fare, alla quale l'Amministrazione comunale ha risposto fornendo il dettaglio delle spese sostenute, delle entrate registrate e dei dati disponibili sull'affluenza. Una risposta che ha offerto alla minoranza l'occasione per sollevare interrogativi non soltanto sul costo dell'esposizione, ma soprattutto sulla capacità dell'investimento di produrre ricadute culturali, turistiche ed economiche per la città. A illustrare la posizione del gruppo è stata la capogruppo Claudia Ghezzi, che nel corso di una conferenza stampa ha ribadito un concetto sul quale Empoli del Fare intende insistere: chiedere conto di come vengono utilizzati i soldi dei cittadini è una prerogativa dell'opposizione e non significa essere contrari agli investimenti culturali. Quattrocentonovemila euro di costi, poco più di 46mila di entrate I numeri comunicati dal Comune restituiscono un quadro economico significativo. La mostra, realizzata su una superficie espositiva di 300 metri quadrati, con altri 75 metri quadrati riservati ad atrio e bookshop, ha comportato una spesa complessiva di 409mila euro.
A sostenere l'investimento sono stati il Comune di Empoli, con 275mila euro di risorse proprie, la Fondazione CR Firenze, con un contributo di 100mila euro, e uno sponsor privato, che ha garantito ulteriori 34mila euro. La voce più consistente del rendiconto riguarda la progettazione e la realizzazione degli allestimenti, con 177.574 euro, seguita dal trasporto, dalla movimentazione e dall'assicurazione delle opere, per 76.250 euro. Altri 45.275 euro sono stati destinati alla stampa di cataloghi e materiale informativo, mentre comunicazione, promozione e ufficio stampa hanno assorbito 37.984 euro. Il personale è costato 32.845 euro, gli eventi collaterali e l'inaugurazione 18.253 euro. Completano il quadro 9.005 euro per i restauri, 8.309 per vigilanza e sicurezza e 3.660 euro per incentivi alle funzioni tecniche. Sul fronte delle entrate, il totale dichiarato è di 46.209 euro: 36.486 euro dalla biglietteria e 9.723 euro dalla vendita del merchandising. Gli incassi dei biglietti si dividono in 31.768 euro provenienti dai ridotti, al costo di 8 euro, e appena 4.718 euro dai biglietti interi, venduti a 12 euro. A questi numeri si aggiungono 6.151 ingressi gratuiti, riservati a minori, studenti delle scuole cittadine, insegnanti accompagnatori e altre categorie aventi diritto. È soprattutto il rapporto tra le spese sostenute e gli incassi della biglietteria a essere finito nel mirino dell'opposizione. «La mostra è costata complessivamente 409mila euro. Oggettivamente sono tanti soldi», osserva Ghezzi, sottolineando come la spesa per comunicazione, promozione e ufficio stampa sia stata superiore agli incassi dei biglietti interi e persino agli introiti complessivi della biglietteria, se considerata in relazione alle singole componenti del pubblico. Con quasi 40mila euro investiti nella promozione e nell'ufficio stampa, ci troviamo di fronte a un incasso di poco più di 4mila euro dai biglietti interi e di circa 31.700 euro dai ridotti. È un dato sul quale, secondo noi, bisogna riflettere». Il problema non è investire nella cultura, ma sapere perché lo si fa Ghezzi tiene a distinguere nettamente la critica politica da una presunta contrarietà alle iniziative culturali. «Ho sempre creduto, e l'ho anche scritto, che i soldi spesi in cultura siano sempre spesi bene. Buttati via è un'altra cosa». È probabilmente questa la frase che sintetizza meglio la posizione di Empoli del Fare. Il gruppo non contesta la legittimità di organizzare mostre, valorizzare il patrimonio artistico o investire nella divulgazione, ma ritiene che ogni iniziativa di questa portata debba essere accompagnata da obiettivi chiari, strumenti di verifica e una strategia che vada oltre il singolo appuntamento. «Se il Comune di Empoli non si sente un mecenate, e credo che non lo sia, i soldi investiti devono quantomeno avere un ritorno», sostiene la capogruppo. Un ritorno che, secondo l'opposizione, non deve necessariamente tradursi in un utile economico. Può essere culturale, turistico, educativo e di promozione del territorio. Ma deve poter essere individuato e, soprattutto, misurato. Ed è proprio su questo aspetto che la risposta dell'Amministrazione ha lasciato maggiori perplessità. Il Comune ha infatti chiarito di non aver raccolto dati anagrafici e geografici sui visitatori: non sono disponibili informazioni sull'età, sul sesso, sulla provenienza, né sulle modalità attraverso le quali il pubblico è venuto a conoscenza dell'esposizione. Non è quindi possibile stabilire quanti visitatori siano arrivati da fuori Empoli, quanti fossero residenti, quali fasce d'età abbiano maggiormente frequentato la mostra o se l'iniziativa abbia effettivamente generato pernottamenti e consumi sul territorio. «Era la prima mostra importante nei nuovi spazi dell'ex San Giuseppe. Si trattava di un investimento consistente, e proprio per questo sarebbe stato fondamentale capire chi fossero i fruitori, da dove venissero e come avessero conosciuto l'esposizione. Sono informazioni che avrebbero potuto orientare meglio anche le future iniziative». Un'assenza di monitoraggio che Ghezzi considera particolarmente grave perché ha privato l'Amministrazione di uno strumento utile per valutare l'efficacia della spesa e programmare le mostre successive. La capogruppo riferisce anche di aver incontrato cittadini empolesi che non conoscevano l'esposizione o che non erano mai stati informati della sua presenza. Un elemento che, pur non essendo un dato statistico, alimenta il dubbio sull'effettiva capacità della comunicazione di raggiungere il pubblico locale.
La tassa di soggiorno e il confronto sui dati Tra gli elementi utilizzati dal Comune per evidenziare una possibile ricaduta turistica della mostra figura l'incremento del gettito dell'imposta di soggiorno: dai 9mila euro del quarto trimestre 2024 ai 19mila euro dello stesso periodo del 2025. Un dato che l'opposizione giudica incompleto, perché non accompagnato da una precisazione importante: dal primo aprile 2025 erano infatti entrate in vigore le nuove tariffe della tassa di soggiorno, con aumenti che, secondo Ghezzi, avevano portato a un incremento pressoché del 100% delle diverse voci. «Non si può semplicemente mettere a confronto 9mila euro e 19mila euro senza spiegare che nel frattempo è cambiata la tariffazione. Altrimenti si rischia di attribuire alla mostra un risultato che potrebbe dipendere, almeno in parte, da altri fattori». La questione, ancora una volta, riguarda il metodo di valutazione. Per Empoli del Fare, un aumento delle entrate fiscali non può essere automaticamente considerato la dimostrazione del successo turistico di un evento senza ulteriori elementi di verifica.
Una mostra che poteva diventare il punto di partenza di una rete culturale La critica della minoranza si allarga poi alla strategia culturale complessiva della città. Per Ghezzi, Provincia Novecento avrebbe potuto rappresentare il primo tassello di un progetto più ampio, capace di mettere in relazione le opere, gli artisti e i luoghi della storia empolese con realtà museali e culturali di livello nazionale e internazionale. L'esponente di Empoli del Fare richiama, in particolare, la necessità di valorizzare maggiormente il legame tra Empoli e Pontormo, anche attraverso collaborazioni con istituzioni che custodiscono opere dell'artista. In questo contesto viene citata la mostra dedicata a Pontormo alle Scuderie del Quirinale, occasione che, secondo l'opposizione, avrebbe potuto offrire un'importante opportunità di promozione per il territorio. «Il fatto che alle Scuderie del Quirinale sia stata inaugurata una mostra su Pontormo e che non ci sia stato un coinvolgimento evidente di Empoli, del sindaco o dell'assessore alla Cultura, ci sembra un'occasione persa». Tra le altre occasioni che Ghezzi ritiene sottovalutate figura la partecipazione alla BIT, la Borsa Internazionale del Turismo di Milano, considerata uno strumento importante per presentare in maniera coordinata le attrattive artistiche, storiche e naturalistiche di Empoli.
«Interventi spot, senza una visione complessiva» Il punto centrale della contestazione è dunque la presunta mancanza di un disegno unitario. La mostra, secondo Empoli del Fare, si inserirebbe in una serie di interventi culturali e di valorizzazione del patrimonio che non sembrano ancora collegati da una programmazione organica. Ghezzi richiama anche gli investimenti previsti per il futuro polo museale e il progetto di valorizzazione degli spazi dell'ex San Giuseppe, sottolineando come la città stia affrontando una fase nella quale le risorse destinate alla cultura sono numerose e le decisioni sugli utilizzi degli immobili e delle strutture richiedono maggiore coerenza.«Non vorrei che fossero, come purtroppo sembra essere un'abitudine di questa Amministrazione, iniziative spot, senza una programmazione omogenea». La preoccupazione riguarda anche il futuro degli spazi espositivi: la superficie destinata alle mostre dovrebbe arrivare a circa 600 metri quadrati, ma per l'opposizione è necessario capire con quale progetto verranno gestiti, quali attività ospiteranno e come saranno messi a sistema con il resto dell'offerta culturale cittadina. «Si fanno interventi importanti, ma poi bisogna sapere cosa succederà dopo. Non basta realizzare una mostra o rinnovare uno spazio: occorre avere già un'idea di come utilizzarlo, di quali pubblici raggiungere e di come collegarlo alle altre realtà del territorio».
Il Comune annuncia nuovi strumenti di monitoraggio Nella risposta all'interrogazione, l'Amministrazione comunale ha confermato la volontà di dare continuità alla programmazione espositiva nei locali dell'ex San Giuseppe, puntando sulla valorizzazione del patrimonio artistico locale anche attraverso il contemporaneo. Ha inoltre riconosciuto l'importanza di migliorare gli strumenti di rilevazione del pubblico, annunciando la predisposizione di questionari destinati ai visitatori. L'obiettivo sarà raccogliere informazioni sulla provenienza, sulle motivazioni del viaggio e sul livello di gradimento delle esposizioni, integrandole con i dati delle piattaforme statistiche regionali relative ai flussi turistici e con quelli dei pagamenti elettronici sul territorio. Un'apertura che, per l'opposizione, conferma indirettamente quanto sarebbe stato utile disporre di queste informazioni già in occasione della prima grande mostra allestita nei nuovi spazi. «La nostra è una critica che vuole essere costruttiva. Non abbiamo mai detto di non volere investimenti culturali. Chiediamo semplicemente che, dopo aver speso queste cifre, si sia in grado di capire quale sia stato il risultato e di utilizzare le informazioni per migliorare le iniziative future». La questione, in definitiva, non riguarda soltanto il bilancio di Provincia Novecento, ma il modello di sviluppo culturale che Empoli intende darsi. Perché una mostra può anche non avere l'obiettivo di generare un avanzo economico, ma quando comporta un investimento pubblico di oltre 400mila euro diventa legittimo chiedersi quale pubblico abbia raggiunto, quale valore abbia prodotto e quali opportunità abbia lasciato alla città. È su qusto terreno che Empoli del Fare chiede all'Amministrazione Mantellassi un cambio di passo: meno iniziative isolate e più programmazione, meno annunci di successo e più strumenti per dimostrarlo.