Luca Lotti si racconta a Il Foglio: politica, Pd e una vita dopo il potere
28-12-2025 18:26 -
Un'intervista lunga, densa e a tratti molto personale quella che Il Foglio ha pubblicato nell'edizione uscita nelle edicole sabato 27 dicembre, a firma di Salvatore Merlo, con protagonista Luca Lotti. L'ex ministro allo Sport, per anni figura centrale dei governi Renzi e Gentiloni e oggi advisor dell'Empoli calcio, torna a parlare pubblicamente della sua vicenda politica e umana, del Partito democratico e dello stato della sinistra italiana.
Lotti ripercorre senza vittimismo la stagione delle inchieste giudiziarie che lo hanno travolto – da Consip al caso Palamara – e che si sono concluse con archiviazioni, proscioglimenti e assoluzioni piene. Una “caduta lunga”, come la definisce, che non ha però portato a richieste di scuse né a rivendicazioni personali. Piuttosto, resta in lui una critica netta a un Pd che, a suo giudizio, “non ha imparato” da quanto accaduto, rifugiandosi spesso in un giustizialismo di comodo e rinnegando una parte della propria storia riformista.
Sul piano politico, l'ex ministro non nasconde le sue perplessità sulla linea attuale del partito guidato da Elly Schlein. Il riformismo, dice, oggi sopravvive più come “minoranza culturale” che come proposta politica. L'avvicinamento ai Cinque stelle può avere una logica tattica, ma rischia di snaturare l'identità del Pd. E su un'ipotesi di primarie tra Schlein e Giuseppe Conte, Lotti è netto: l'elettore non iscritto, quello decisivo, “tra la copia e l'originale sceglie sempre l'originale”. Tradotto: vincerebbe Conte.
Non mancano passaggi di attualità, come il referendum sulla separazione delle carriere, sul quale Lotti annuncia il suo sì, pur senza entusiasmi, e giudizi severi sull'incapacità dell'opposizione di proporre una visione alternativa al governo Meloni, che secondo lui è destinato a diventare il più longevo della storia repubblicana.
Ampio spazio è dedicato anche al presente personale. Lotti oggi lavora fuori dalla politica, come advisor dell'Empoli calcio per i rapporti istituzionali e l'organizzazione, e si occupa di risorse umane e sport. Racconta di una vita più lenta, segnata da ferite profonde – anche private – ma attraversata da una nuova libertà: “Ho recuperato il potere sul mio tempo”. E quando parla di giovani e di sport, torna il ministro: talento, disciplina, sacrificio sono parole che valgono nel calcio come nella vita.
L'intervista si chiude con uno sguardo disincantato ma non rancoroso sul passato: il riformismo renziano, sostiene Lotti, è diventato un bersaglio da colpire non per ciò che è stato, ma per ciò che rappresentava. Non una resa dei conti personale, ma una cesura politica e umana. Lotti resta iscritto al Pd, non ha mai restituito la tessera, ma osserva il suo partito da una posizione diversa, più defilata, forse più libera.
Un ritratto complesso, quello che emerge dalle pagine de Il Foglio: non quello di un uomo in cerca di rivincite, ma di un protagonista di una stagione politica che rivendica il diritto di non essere cancellata.