Famiglia nel bosco, un empolese portavoce del comitato

28-12-2025 21:26 -

Chi sta seguendo l’ormai famosa questione denominata della famiglia nel bosco avrà visto che c’è un empolese a fare da portavoce al comitato nato in supporto del nucleo familiare australiano che vive in un bosco dell’Abruzzo ed i cui tre figli sono stati trasferiti assieme alla madre in una struttura protetta per ordine del tribunale dei minori. E’ Paolo Lunghi, giornalista, scrittore ed esperto di storia delle radio che ha assunto questo incarico e che, per questo, è spesso intervistato dai media nazionali. Nei giorni scorsi era in diretta ai tg di Italia uno e Rete 4 mentre stamattina era sulle colonne de Il Messaggero dove ha ribadito l’obiettivo del comitato di cui fa parte: “far tornare insieme quella famiglia”

“Nella nostra iniziativa non c’è niente di strutturato – spiega Lunghi – siamo tutti singole persone libere che, via social, hanno deciso di unirsi per fare qualcosa in sostegno di quella famiglia ed in supporto del padre Nathan, ormai rimasto solo e privato della sua famiglia anche nel giorno di Natale. Ad ora siamo oltre un milione ed io, per dare il mio contributo, ho preso l’incarico di fare da portavoce. Stiamo organizzando un presidio con un camper vicino alla casa con persone che arriveranno da tutta Italia per dare un supporto logistico e morale al padre e per mantenere accesi i riflettori su questa vicenda. Noi abbiamo il solo obiettivo di rivedere insieme quella famiglia”.

“Che questa storia della famiglia del bosco sia un disegno ideologico, è ormai chiaro a tutti – si legge in uno dei tanti suoi post facebook sull’argomento - la grande indignazione popolare che si è scatenata su questo caso ne è la prova. Per fortuna la stragrande maggioranza degli italiani lo ha intuito e si è mobilitata. La questione non si limita a quei tre poveri bambini, va ben oltre, riguarda sia il limite che uno Stato deve avere nell'introdursi in maniera così devastante nella vita delle persone che la libertà individuale e le scelte di vita delle famiglie. Il primo punto è proprio questo: è giusto che la macchina dello Stato entri così violentemente nella vita delle famiglie distruggendola? È giusto che ciò avvenga anche in assenza di reati e di rischi concreti per i minori? È giusto che lo Stato imponga dei modelli di vita? Il punto fondamentale è esattamente la libertà di scelta, che in un paese democratico deve essere sempre tutelata e al primo posto”.

A breve il comitato di cui fa parte Paolo Lunghi passerà ai fatti con il presidio annunciato che è in programma per il prossimo 2 gennaio mentre, per il 17, è atteso l’arrivo di un camper. “Resteremo lì fino a che i bambini non torneranno a casa”.