La Befana 2026: neve improvvisa e allerta inadeguata in Toscana
06-01-2026 21:55 -
di Gordon Baldacci
L’Epifania, tutte le feste porta via, e nella calza di tanti toscani si è divertita a lasciare doni in parte inattesi. Che la fase fredda iniziata dopo Natale avrebbe poi avuto il suo culmine nella prima decade del mese di gennaio appariva già nelle proiezioni a medio termine. Ovviamente non era possibile immaginare due settimane fa, la neve a bassa collina e localmente a ridosso della pianura, ma con i primi giorni dell’anno, i modelli matematici a breve termine, davano indicazioni spesso simili; la neve in Toscana sarebbe certamente arrivata, forse a quote collinari, ma il dove non era ancora dato saperlo.
Che la neve soprattutto nelle zone centrali della regione, in special modo l’empolese e la Valdelsa è spesso un rebus non semplice da decifrare, lo dimostrano i precedenti storici, spesso è il caso di dirlo “non previsti”. Uno degli esempi passati in sordina perché riguardò solo alcune zone del comune di Capraia e Limite fu la nevicata del marzo 2022. Mezza nottata di precipitazioni non segnalate dal Centro Funzionale Regionale, che misero in seria difficoltà gli abitanti della frazione di Castra e le prime abitazioni lungo la strada provinciale per Vitolini.
I motivi per cui queste zone hanno un gap ulteriore, rispetto alla già difficile previsione della neve in pianura su Firenze, sono due. Uno per la conformazione orografica, il Montalbano croce e delizia che nella sua disposizione diagonale da nord-ovest verso sud-est, spesso è foriero di richiami più umidi e miti in grado di allontanare le velleità candide della Dama Bianca.
Verso sud, escluse le Colline Metallifere, la Valdelsa è un crogiolo di valli e piccoli promontori che talvolta, smentiscono i confini provinciali. Montaione ad esempio, risente moltissimo del clima sia del versante pisano che senese. Le zone interne come Montespertoli sono aperte ai fenomeni che provengono dal Chianti e in altre occasioni da ciò che “risale” da sud-est. Certaldo e Castelfiorentino, spesso seguono la scia del “meteo” che si fa strada da Gambassi Terme o da Poggibonsi.
A questa già complicata realtà fisica, c’è quella che potremmo definire strumentale. Le stazioni meteo, come abbiamo già detto in un articolo mesi fa, sono in aumento ma alcune zone se non fossero di presidio i privati con investimenti propri, non avrebbero alcun tipo di rilevazione.
Sul Montalbano ad esempio, si ricevono dati completi solo da un’installazione privata ma posta sul versante del comune di Carmignano. Si deve scendere di quota, almeno di cento metri per avere anche in questo caso un dato completo e soprattutto a norma, nel comune di Capraia e Limite e di Vinci.
Tolto Empoli e Montelupo Fiorentino che ricordiamo detiene quest’ultimo un vero e proprio primato, più ci si spinge nel cuore della Valdelsa e minore è il monitoraggio del territorio, sia da parte del Centro Funzionale che dai privati. Minori dati rilevati a terra, meno informazioni per i modelli matematici che li utilizzano assieme a tanti altri parametri per disegnare (anche se il termine giusto sarebbe plottare) le mappe previsionali deterministiche.
Un bel guazzabuglio, che in questi casi mette in difficoltà per le previsioni delle precipitazioni nevose, ma che purtroppo anche per i fenomeni temporaleschi intensi, faticano molto di più rispetto ad altre zone anche solo nel consueto monitoraggio del territorio durante le fasi di nowcasting.
Ma stavolta le “previsioni” cosa dicevano? e da cosa può essere nato il non coinvolgimento del codice giallo nell’areale della Valdelsa poi colpita e attraversata dalle nevicate anche a bassissima quota?
Iniziamo col dire che il sistema di allertamento regionale ha una emissione unica entro le ore quattordici, tutti i giorni. Quindi la fotografia che si scatta è quella che tutti i modelli e le informazioni a disposizione permettono in quel preciso istante. Se il peggioramento è nelle ore successive spesso non ci sono grosse sorprese, ma nel caso di una fase perturbata oltre le sei-otto ore l’atmosfera non resta ad aspettare, alcune volte evolve come “previsto” ma poi può accadere anche altro.
Nella serata di ieri ad esempio, le informazioni davano già un contesto barico cambiato, con un minimo depressionario in formazione più a nord e di conseguenza il flusso perturbato che andava a coinvolgere altre zone. Ovviamente le previsioni in quel caso vengono aggiornate sui vari portali pubblici e privati ma… l’allerta non viene modificata e resta in vigore.
Stanotte con le successive uscite modellistiche a tre ore, l’impianto veniva confermato, sicuramente la traiettoria dei fenomeni avrebbe preso una direzione leggermente diversa e così poi è stato.
Intendiamoci non sempre le evoluzioni successive si discostano di molto, ma stavolta è successo e al risveglio la Befana si è divertita a imbiancare zone che il giorno prima sembravano essere escluse da ogni fenomeno. Inoltre una curvatura ciclonica diversa implica una distribuzione dei fenomeni altrettanto varia.
Alcune zone che magari erano nelle previsioni del giorno prima ai bordi del peggioramento, si sono ritrovati dentro a pieno titolo, come ha dimostrato ad esempio, la coltre di neve caduta attorno a Montelupo con accumuli localmente maggiori, rispetto a quote superiori sul Montalbano.
Aldilà dell’evento che in un giorno di festa sicuramente ha rallegrato e sorpreso grandi e piccini, fin dalle prime ore della mattina ha creato non pochi grattacapi a quei primi cittadini che sono andati a letto convinti oggi di presiedere le manifestazioni dell’Epifania ed invece si sono dovuti ritrovare a gestire l’emergenza neve.
Senza contare l’impegno costante di mezzi e volontari che sempre in alcune zone essendo fuori dall’allerta meteo, non erano poi sulle prime sicuramente pronti a questa evenienza.
Alla fine della fiera questa giornata ci lascia alcuni insegnamenti nuovi ed alcuni consigli da portare ai legislatori. Appare sempre più chiaro che un’allerta emessa oggi per domani, meriterebbe la possibilità di una conferma o modifica nel caso lo necessiti. Questo vale oggi per la neve ma anche e soprattutto in estate, per i temporali estivi, in un contesto di continuo cambiamento climatico. Infine ad ogni livello, un serio investimento in quelle figure che devono prevedere gli eventi.
Un previsore di sala meteo, ovviamente non può lavorare h24, e spesso sento di colleghi con turni straordinari, figure professionali con contratti atipici, e carenza nel vero senso della parola di personale.
Sappiamo inoltre per certo, che le previsioni soprattutto a piccoli blocchi locali hanno una affidabilità altissima; ne sanno qualcosa gli ambienti sportivi che vanno dalla formula uno al motomondiale. Se siamo arrivati a capire a che giro cambiare una gomma in pista in base al fatto che possa o meno piovere, perchè non sfruttiamo quel metodo di lavoro anche e soprattutto nelle previsioni a corto raggio; almeno nei momenti in cui le condizioni meteo lo possono richiedere?
Certo, stavolta diciamolo è stata una bella sorpresa, rivedere la neve in alcune zone dove dal 2018 non si vedeva un fiocco bagnato è stata una grande emozione. Poi però, non dobbiamo dimenticarci che in queste situazioni, sono i più deboli a subirne le conseguenze peggiori, come nel caso degli anziani. Senza contare che il giorno festivo ha giocato un ruolo essenziale nel non dover gestire la questione scuole con annessa gestione del trasporto verso e dalle scuole.
La Befana del 2026, la ricorderemo come quella che nella calza ci ha lasciato la neve fresca dopo anni di assenza e un pezzetto di carbone, a memoria di tutto quello che ancora dobbiamo imparare, per farsi trovare meno impreparati alla prossima occasione.