Forse scoperte tracce di Dna su un disegno di Leonardo da Vinci

08-01-2026 15:02 -

Potrebbero esserci tracce del Dna di Leonardo da Vinci su un suo disegno. È quanto emerge da uno studio raccontato in esclusiva dalla rivista scienze e rilanciato dalla rivista Wired, che ha già acceso il dibattito nella comunità scientifica internazionale. Una notizia che, inevitabilmente, risuona in modo particolare a Vinci, paese natale del genio rinascimentale, nato qui nel 1452.

Al centro della ricerca c’è un disegno a matita sanguigna noto come Santo Bambino, insieme ad altri manufatti rinascimentali, tra cui lettere scritte da un parente di Leonardo. Gli studiosi del Leonardo da Vinci DNA Project (Ldvp) affermano di aver recuperato alcune sequenze del cromosoma Y che potrebbero appartenere a un gruppo genetico con antenati comuni in Toscana, proprio l’area d’origine di Leonardo.
Estrarre materiale genetico da opere d’arte di inestimabile valore è una sfida enorme. I reperti storici possono accumulare Dna dall’ambiente e dalle persone che li hanno maneggiati nel corso dei secoli, rendendo l’analisi complessa e delicata. Per questo motivo, oggi l’attribuzione delle opere si basa soprattutto sul giudizio degli esperti, dallo stile alla tecnica pittorica.

I ricercatori del Ldvp hanno invece messo a punto un metodo di tamponamento estremamente delicato, capace di raccogliere minuscole quantità di materiale biologico senza danneggiare i manufatti. Le analisi, pubblicate sulla piattaforma pre-print bioRxiv, hanno permesso di individuare “miscele eterogenee di Dna non umano” e, in alcuni campioni, “segnali sparsi di Dna umano maschile”.
L’elemento più interessante riguarda l’appartenenza delle sequenze individuate al lignaggio E1b1b del cromosoma Y, oggi diffuso soprattutto in Europa meridionale, Italia compresa, in Nord Africa e in alcune aree del Vicino Oriente. Secondo quanto riportato da Science, una parte di questo Dna potrebbe provenire dallo stesso Leonardo da Vinci.

“I dati ottenuti sui marcatori del cromosoma Y suggeriscono un’assegnazione all’interno del clade E1b1/E1b1b
”, spiegano gli autori dello studio. Tuttavia, i risultati mostrano anche contributi misti, compatibili con manipolazioni moderne e contaminazioni successive. Per questo, gli stessi ricercatori sottolineano che il lavoro dimostra soprattutto la fattibilità e i limiti dell’uso della genetica nello studio e nella conservazione del patrimonio culturale.

È bene chiarirlo: non si tratta di una prova conclusiva. Come ha spiegato a Science David Caramelli, antropologo dell’Università di Firenze e membro del Ldvp, “stabilire un’identità inequivocabile è estremamente complesso”. Non esiste infatti un campione di Dna certamente attribuibile a Leonardo con cui confrontare i dati, e il maestro non ebbe discendenti diretti noti. Inoltre, la sua tomba fu violata all’inizio dell’Ottocento.

Nonostante questi limiti, il primo indizio ha incoraggiato i ricercatori, che sperano ora di ottenere l’autorizzazione per ulteriori campionamenti su opere e quaderni leonardiani. Un percorso lungo e prudente, che potrebbe però aprire nuove strade per la conoscenza del genio di Vinci, unendo scienza, storia e memoria di un territorio che continua a sentirsi profondamente legato al suo cittadino più illustre.

Ma cos'è una matita sanguigna? La matita sanguigna è uno strumento da disegno antico, composto da ematite (un minerale ferroso) che lascia un tipico tratto rosso-brunastro, simile al sangue, da cui il nome. Usata fin dal Rinascimento, è perfetta per ritratti e studi anatomici, offrendo gradazioni di colore e sfumature che danno vita e personalità al disegno, spesso usata insieme a carboncino e gesso su carte colorate.

Fonte: Articolo di Marta Musso su Wired – su dati riportati da Science.