Buongiorno Empoli: "Il pericolo è fare di tutta l'erba un fascio"
19-01-2026 12:06 -
Fare di tutta l’erba un fascio: questo è il vero pericolo. Proviamo, con estrema semplificazione, a riassumere:
Palestina: genocidio perpetrato da uno Stato (Israele) nei confronti di un popolo (quello palestinese).
Venezuela: atto terroristico (rapimento) compiuto da uno Stato (gli Stati Uniti d’America) nei confronti del presidente di un altro Stato (il Venezuela).
Iran: rivolte popolari contro il governo del Paese, represse con la forza dalle autorità e dalle forze armate.
Su Palestina e Venezuela ci siamo espressi più volte; ora lo facciamo sull’Iran.
Non abbiamo mai sostenuto, né mai sosterremo, la Repubblica Islamica che governa l’Iran e condanniamo senza esitazioni la dura repressione delle manifestazioni popolari da parte della teocrazia, una forma di governo mai sostenuta dalla nostra area politica. Le proteste, che includono al loro interno rivendicazioni diverse e condivisibili — dalla denuncia della crisi economica alla richiesta di migliori condizioni di vita, fino al riconoscimento di diritti civili e sociali — risultano tuttavia, come rivendicato dagli stessi Stati Uniti e da Israele, infiltrate dai servizi segreti statunitensi e israeliani. L’obiettivo è quello che da decenni perseguono: favorire il cambio di governi non allineati ai loro interessi geopolitici (Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Venezuela, ecc.). Già l' Iran di Mossadeq ha subito un cambio di regime ad opera di USA e Inghilterra nel 1953.
Tutto ciò non ci porta, come già chiarito, a sostenere il regime iraniano, ma a invitare a una maggiore attenzione rispetto alla leggerezza di alcune posizioni e alle azioni che vengono richieste o auspicate. Vista la complessità della situazione, non solo le posizioni individuali devono essere ponderate, ma vanno attentamente valutate anche le conseguenze delle azioni che si intendono intraprendere. Siamo da sempre favorevoli all’autodeterminazione dei popoli: gli iraniani e le iraniane sanno e sapranno affrontare le proprie difficoltà. A nostra memoria i cambi di regime imposti dall'esterno non hanno mai favorito la libertà e l'autodeterminazione dei popoli. Togliere le sanzioni che da 47 anni l'Iran subisce potrebbe, questo si, aiutare gli uomini e le donne, dell'Iran.
Le manifestazioni servono a esprimere una posizione nei confronti del nostro governo. Siamo scesi in piazza per la Palestina per chiedere al governo italiano di non sostenere uno Stato genocida e di interrompere ogni rapporto economico e militare con Israele. Siamo scesi in piazza per il Venezuela per chiedere al governo italiano di non assecondare né giustificare l’atto terroristico compiuto dagli Stati Uniti nei confronti di uno Stato sovrano.
Scendere in piazza per l’Iran, invece, per chiedere cosa al governo italiano? Di condannare la repressione del regime degli ayatollah? Non ce n’è bisogno: questa condanna è già stata più volte espressa ufficialmente.
Cogliamo l’occasione per aggiungere una riflessione, che purtroppo è probabile resti valida anche in futuro: viviamo in tempi di guerra. Le guerre sono alimentate e assecondate dalla propaganda bellica, attraverso la quale ciascuna parte — e noi viviamo all’interno di una di esse — costruisce le proprie narrazioni, impone silenzi, colpevolizza il dissenso e utilizza l’informazione per garantirsi il massimo consenso possibile e l’assenza di critica. In questo clima buio e oscurantista, la critica, il dubbio e la ricerca costante della verità devono diventare strumenti fondamentali per l’interpretazione delle informazioni.