Dal Lotto agli strumenti musicali: quanti ricordi in quella Galleria...
27-01-2026 14:33 -
Nella Galleria del Momento, tra pochi giorni, si spegneranno le luci di una vetrina che per anni ha fatto compagnia al passeggio lento del centro. Chiude la libreria: oggi Libri&Persone, ieri Libreria San Paolo. Prima ancora era altrove, in piazza Farinata degli Uberti, poi in piazzetta della Propositura. Ma qui, sotto queste volte, sembrava aver trovato una casa definitiva. E invece no. Un’altra serranda che scende, un altro pezzo di memoria che rischia di scolorire. E allora vale la pena fermarsi un attimo. Respirare. Guardare quella galleria non con gli occhi di oggi, ma con quelli di ieri. Perché per chi è cresciuto tra gli anni Settanta e Ottanta, quel tratto di passaggio non era solo una scorciatoia: era un piccolo mondo. La Galleria del Momento era, prima di tutto, il corridoio naturale verso il cinema Elios. Cinema parrocchiale, sì, ma soprattutto cinema nostro. Un punto fermo. Le domeniche pomeriggio avevano una liturgia precisa: il film delle tre, le file ordinate (più o meno), il brusio prima che si spegnessero le luci, il ragazzo con la cassetta legata al collo che vendeva semi e “giapponi” o qualche caramella, tra un intervallo e l’altro. Poi, una volta usciti, il rito continuava. Si faceva il “Giro d’Empoli”, su e giù senza fretta, come se il tempo fosse infinito. Ci si fermava davanti alla vetrina del Bar Italia, dove il tabellone con i risultati di calcio attirava piccoli capannelli silenziosi e concentrati. La Serie A letta riga per riga, mentre l’addetto del bar, con gesti quasi teatrali, leggeva il risultato sgenato su un foglietto e apuntava quei numeri di plastica al fianco di ogni incontro: alle sue spalle si consumavano le speranze, le delusioni, i commenti a mezza voce, gli sfottò agli amici. E immancabile, quasi obbligatoria, la pizzetta a taglio della pizzeria Umbra, proprio lì in Galleria: calda, unta il giusto, ricca di mozzarella e altri ingredienti mangiata in piedi, con le dita. “Mi dia una doppia capricciosa”, chiedeva un ragazzo in prima fila. C’era chi azzardava: me ne accoppi una ai carciofini e una al pomodoro”. In quel breve tratto si concentravano attività che oggi sembrano appartenere a un’altra epoca. C’era la ricevitoria del Lotto: un luogo serio e misterioso, dove si affidavano al banco numeri e desideri. Se avevi fatto un sogno strano, bastava raccontarlo: qualcuno era sempre pronto a tradurlo in cifre, con la sicurezza di chi maneggia i destini per mestiere. E poi, di fronte a via Giuseppe del Papa, dove oggi c’è un negozio di bigiotteria, c’era il negozio di strumenti musicali W.S. La S stava per strumenti, la W per Walter. Walter il batterista, conosciuto, stimato, uno che la musica la suonava davvero. Entrare lì significava sentire l’odore del legno, delle corde nuove, immaginarsi su un palco anche se non sapevi suonare nulla. Era un posto che accendeva sogni, anche solo per cinque minuti. Poco più in là – e qui il rammarico si fa più forte – c’era un ritrovo per ragazzi. La mattina era rifugio per gli studenti che facevano “forca” a scuola, tutti stretti intorno al jukebox, scegliendo le canzoni con le monete contate. Il pomeriggio cambiava volto: diventava il posto delle coppiette, degli sguardi lunghi, dei primi approcci timidi. Un luogo vivo. Oggi è chiuso da anni. Nessuna insegna, nessun ingresso. Un grande pannello di legno ne cancella la vista e, con essa, prova a cancellare anche i ricordi. È lo stesso spazio che aveva visto nascere, in città, la latteria Sammontana, poi gelateria. Storie sopra storie, strati di vita uno sull’altro. La chiusura della libreria, oggi, non è solo una questione commerciale. È un segnale. È un’altra luce che si spegne in una galleria che per decenni ha accompagnato passi, voci, attese. La Galleria del Momento resta lì, certo. Ma senza quei luoghi, senza quelle presenze, rischia di diventare solo un passaggio, di tanto in tanto, quando il Momento -oggi non più cinema – si accende per qualche iniziativa. E invece, per molti di noi, è stata un tempo. Un’età. Un modo di stare insieme. E forse il modo migliore per salutarla, questa libreria che se ne va, è proprio questo: riaccendere per un attimo le luci dei ricordi. Perché finché qualcuno li racconta, certi posti non chiudono mai davvero.