Diciotto anni fa ci lasciava l'uomo che ha contribuito a costruire la memoria dell'Empoli antifascista
29-01-2026 07:40 -
Il 29 gennaio di 18 anni fa ci lasciava Libertario Guerrini, una delle coscienze più limpide dell’antifascismo cittadino e toscano. Ricordarlo oggi significa tenere viva una storia che continua a interrogarci e a parlare al presente. Nato ed educato nel tessuto popolare dell’Empolese, negli anni Venti, Guerrini cresce in un ambiente segnato dal movimento operaio, dal mutualismo e dalle lotte contadine. In questo contesto matura presto la scelta di schierarsi dalla parte dei più deboli, riconoscendo nel fascismo non solo una dittatura politica, ma un attacco diretto alla dignità del lavoro e delle classi popolari. Giovane militante comunista, entra negli anni del regime nei circuiti della clandestinità, sperimentando sulla propria pelle il peso della repressione, della sorveglianza poliziesca e della necessità di un’organizzazione rigorosa. Empoli diventa uno dei laboratori più vivi di opposizione al fascismo, tanto che negli anni Trenta si parla di una federazione comunista empolese capace di ipotizzare seriamente persino un’insurrezione, segno di un radicamento popolare eccezionale. Durante l’occupazione nazifascista Guerrini milita nella Resistenza e svolge un ruolo importante nel Comitato di Liberazione Nazionale di Empoli. Il suo antifascismo non ha il volto dell’eroe solitario, ma quello, più difficile e quotidiano, del lavoro politico, del collegamento fra gruppi, del tessere rapporti tra operai, contadini, giovani, intellettuali. Nelle memorie e nei documenti del territorio toscano, l’Empolese emerge come un’area in cui partito comunista e mondo popolare costruiscono insieme un antifascismo “di massa”, fatto di reti, solidarietà, disciplina clandestina. Guerrini è parte attiva di questo processo, attento all’organizzazione ma anche al rapporto umano con i compagni, in un contesto in cui delazione, carcere e confino sono rischi quotidiani e concreti. Con la Liberazione, la sua militanza non si esaurisce ma si trasforma in impegno istituzionale: comunista, nel 1956 viene eletto consigliere comunale e chiamato poi a svolgere funzioni di assessore nel Comune di Empoli. Porta dentro le istituzioni la memoria della Resistenza e del movimento operaio, lavorando perché la ricostruzione non sia solo materiale ma anche democratica e sociale, attenta ai diritti, ai servizi, alla partecipazione. Parallelamente, Guerrini continua a coltivare il legame con il territorio empolese, contribuendo alla vita politica e associativa e mantenendo un dialogo costante con il mondo del lavoro e delle campagne. Il suo nome si intreccia con una stagione in cui Empoli viene riconosciuta come “capitale morale dell’antifascismo toscano e culla della Resistenza”, formula che sintetizza il portato della sua generazione di militanti. Accanto al militante e all’amministratore, emerge il Guerrini storico, che sente il bisogno di fissare sulla pagina volti, vicende, lotte che il fascismo aveva provato a cancellare. Nei suoi studi sul movimento operaio nell’Empolese dall’Unità al secondo dopoguerra, e nei lavori sulla Resistenza e sul mondo contadino, ricostruisce con pazienza archivi, memorie orali, documenti di partito e di polizia. Il suo sguardo è rivolto alle classi subalterne: contadini, operai, artigiani, militanti anonimi che hanno pagato di persona la scelta antifascista. Non si limita a raccontare i grandi eventi, ma indaga la struttura sociale, le culture politiche popolari, le tensioni, le contraddizioni e le forme di organizzazione di base che hanno fatto nascere e crescere l’antifascismo. Il fondo documentario da lui raccolto è oggi uno dei pilastri del Centro di documentazione sulla storia contemporanea dell’area empolese, integrato nell’Archivio storico comunale, e continua a nutrire ricerche, tesi, percorsi didattici. Così Guerrini trasforma la propria esperienza politica in patrimonio collettivo, mettendo a disposizione di tutti gli strumenti per capire che cosa è stato il fascismo e come lo si è In un’intervista filmata del 2003, pensata per le scuole e per i giovani, realizzata da Paolo Capezzone , insegnante, regista, appassionato di cinematografia, emerge un uomo che non si limita a ricordare, ma interroga il presente attraverso il passato. Il racconto della clandestinità, delle paure, dei legami di solidarietà diventa un invito a riconoscere i segni della violenza politica, del razzismo, dell’autoritarismo anche quando assumono forme nuove e meno evidenti. Il contributo di Guerrini alla costruzione della memoria pubblica antifascista – nelle aule consiliari, nei libri, nei documentari, nelle iniziative di studio – è parte di quel lungo processo che ha fatto dell’Empolese un laboratorio civile sulla storia del Novecento. Commemorare la sua morte il 29 gennaio significa non solo rendere omaggio a un partigiano, comunista e studioso esemplare, ma riconoscere che senza il lavoro di persone come lui oggi sapremmo molto meno dell’antifascismo popolare e della sua forza trasformatrice.