Gli Angeli del Bello sono tornati a Empoli. La pioggia, puntualissima, ha provato a rallentarli, ma nulla ha fermato la loro missione: liberare il centro storico dalle scritte vandaliche, dagli scarabocchi e dalle “impronte” lasciate da chi crede che un muro sia solo un foglio da riempire. Tra giunta comunale, volontari, studenti e associazioni, via del Gelsomino e vicolo della Gendarmeria sono tornati a respirare un’aria più pulita, più ordinata, più… bella.
E qui arriva il piccolo, delicato appunto: per favore, non coprite tutto. Perché non tutte le scritte sono uguali. Alcune sono messaggi d’amore, poesie improvvisate, istantanee di vita sospese tra un muro e l’altro. Cancellarle sarebbe come distruggere i graffiti di una caverna o coprire gli affreschi di una chiesa antica: un’eco di umanità che merita di restare visibile.
Non stiamo parlando di poster pubblicitari strappati o scarabocchi senza senso, ma di quelle parole che fanno sorridere, che raccontano un frammento di cuore. La storia ce lo insegna: anche a Roma, nel quartiere della Garbatella, i volontari del decoro urbano coprirono una scritta del 1948 che invitava a votare Garibaldi. Un gesto “pulito”, certo, ma che cancellava un frammento di memoria collettiva, un piccolo monumento alla partecipazione e al tempo passato. E, sempre a Roma, davanti al Palazzo delle Esposizioni e nella Metro A, nell’idea del pulito e della decenza furono coperte da vernice due capolavori di arte contemporanea. Furono rimossi due graffiti realizzati da Keith Haring. Sì, proprio l’artista americano. A Pisa Keith Haring ci ha lasciato un capolavoro: l’unico muro disponibile fu quello dato da un convento religioso.
Gli Angeli del Bello, con il loro entusiasmo, meritano applausi. Ma ogni città custodisce angoli che parlano, muri che raccontano, superfici che emozionano. Forse vale la pena fermarsi un attimo prima di passare la vernice: scegliere, distinguere, proteggere. Perché la bellezza non è solo ordine e pulizia, è anche memoria, sorpresa, un sorriso trovato tra due case.
E allora, mentre Empoli si rifà il trucco, possiamo applaudire senza fretta, ricordando che la città migliore è quella dove il decoro convive con le storie di chi l’ha amata, scritta dopo scritta.