Chirurgia robotica al San Giuseppe: il Da Vinci entra in funzione all’ospedale di Empoli

09-02-2026 15:53 -

Alle 8 di lunedì 2 febbraio, nella sala operatoria numero 6 dell’ospedale San Giuseppe di Empoli, si è aperta ufficialmente una nuova fase per l’attività chirurgica del presidio di via Boccaccio. Con l’attivazione del robot chirurgico Da Vinci, entrato per la prima volta nella routine quotidiana del blocco operatorio, l’ospedale empolese compie un passo decisivo verso la chirurgia robotica assistita, rafforzando il proprio ruolo all’interno della rete dell’Ausl Toscana centro.

Il debutto non è stato simbolico, ma immediatamente operativo: il primo intervento, una prostatectomia radicale, è stato eseguito dall’urologo Agostino Tuccio. Un intervento complesso, affrontato grazie alla sinergia tra competenze professionali, lavoro di squadra e tecnologia avanzata. Un momento che ha segnato l’avvio concreto della robotica a Empoli e che è stato reso possibile anche dal contributo determinante della Fondazione CR Firenze, che ha sostenuto l’arrivo del sistema robotico in ospedale.

Dall’arrivo del robot all’avvio degli interventi Il robot Da Vinci è arrivato al San Giuseppe giovedì 29 gennaio. Subito dopo l’installazione tecnica, è iniziata una fase fondamentale di preparazione che ha coinvolto in prima linea infermieri e operatori socio-sanitari di sala. Un percorso di formazione mirato e approfondito, che ha riguardato ogni aspetto dell’utilizzo del robot: dall’accensione alla movimentazione in sala operatoria, dal posizionamento dei bracci alla gestione delle fasi pre e post intervento. Un lavoro silenzioso ma indispensabile per garantire sicurezza, continuità assistenziale e qualità delle cure.

La prima settimana di attività ha già visto risultati concreti: sono stati effettuati tre interventi di chirurgia urologica (prostatectomie radicali) e due di chirurgia generale (emicolectomie destra e sinistra). Da questa settimana prenderanno il via anche gli interventi di Ginecologia, mentre dall’ultima settimana di febbraio sono già programmati quelli di Otorinolaringoiatria.

Cos’è e come funziona il robot. Da Vinci Il Da Vinci è un robot chirurgico multidisciplinare progettato per affrontare interventi complessi. Trova applicazione in diverse specialistiche – Urologia, Ginecologia, Chirurgia generale e Otorinolaringoiatria – ed è considerato un’evoluzione della chirurgia mininvasiva tradizionale.

Il chirurgo opera seduto a una console, dalla quale dispone di una visione tridimensionale ad alta definizione, guidando quattro bracci robotici che replicano i movimenti della mano con estrema precisione. Al tavolo operatorio restano sempre presenti l’aiuto chirurgo, il personale infermieristico e l’anestesista. Proprio il primo intervento effettuato a Empoli ha messo in evidenza la forte integrazione tra tutte le figure professionali coinvolte: chirurghi, anestesisti, strumentisti, infermieri e Oss.

Un sistema a rete che rende subito operativa l’innovazione.
«La chirurgia robotica rappresenta un passaggio rilevante per la nostra Azienda», sottolinea Valerio Mari, direttore generale dell’Ausl Toscana centro. «È una scelta che guarda alla qualità delle cure, alla sicurezza dei pazienti e alla crescita delle competenze professionali». Mari ricorda come il Dipartimento chirurgico, l’Area Anestesia e Rianimazione e il DAIO abbiano già maturato una solida esperienza nell’uso del robot all’ospedale Santo Stefano di Prato.

L’attivazione del Da Vinci a Empoli si inserisce infatti in un percorso più ampio di investimenti in tecnologia, innovazione e modelli organizzativi, reso possibile dal modello aziendale a rete. Un ruolo chiave lo ha avuto anche la collaborazione con l’Azienda ospedaliero-universitaria di Careggi, dove negli anni diverse équipe dell’Ausl Toscana centro hanno svolto attività operatoria e formativa, acquisendo competenze oggi immediatamente spendibili sul territorio.

«L’arrivo del robot a Empoli ci consente di partire subito con gli interventi chirurgici», spiega Stefano Michelagnoli, direttore del Dipartimento delle Specialistiche Chirurgiche. «Qui operano équipe già formate, che hanno maturato esperienza in un altro presidio aziendale. In questo modo la tecnologia diventa operativa in tempi brevi e si garantisce ai pazienti un’assistenza continua e ben integrata nella rete chirurgica aziendale».

Soddisfazione è stata espressa anche da Maria Teresa Mechi, direttrice della rete ospedaliera, da Graziano Vignolini, coordinatore aziendale della chirurgia robotica in Urologia, da Leonardo Ercolini, direttore di Area delle altre Specialistiche chirurgiche, e da Pasquale Mario Florio, direttore di Area ostetrica e ginecologica.

Il punto di vista delle istituzioni.
Per il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, «i robot chirurgici permettono di affrontare interventi complessi con estrema precisione, tagli più piccoli e convalescenze più brevi. Un vantaggio sia per i pazienti sia per il sistema sanitario nel suo complesso». Una sanità pubblica moderna, sottolinea Giani, è anche una sanità che investe in innovazione e formazione.

Sulla stessa linea l’assessora regionale al diritto alla salute, Monia Monni: «I robot non sostituiscono il chirurgo, ma ne supportano il lavoro, valorizzandone competenze ed esperienza clinica. L’obiettivo è migliorare la qualità delle cure, rendendole più precise ed efficaci, senza rinunciare alla centralità della persona».

Il contributo della Fondazione CR Firenze è stato determinante. «La chirurgia robotica non è solo innovazione tecnologica», afferma il direttore generale Gabriele Gori, «ma un moltiplicatore di competenze, sicurezza per i pazienti e capacità attrattiva per le strutture ospedaliere. Con questo intervento rendiamo Empoli parte attiva di una rete sanitaria avanzata».

Anche il sindaco di Empoli, Alessio Mantellassi, sottolinea il valore strategico dell’investimento: «La qualità di un ospedale si misura anche dal grado di innovazione tecnologica. L’arrivo del Da Vinci rappresenta un passo avanti importante per un bacino di circa 15 comuni».

Un ospedale che rafforza il proprio ruolo Con l’avvio della chirurgia robotica assistita, l’ospedale San Giuseppe consolida la propria posizione nella rete dell’Ausl Toscana centro. «Non è un punto di partenza, ma il risultato di un percorso costruito passo dopo passo», spiega Francesca Bellini, direttrice sanitaria dell’ospedale. «Abbiamo potuto contare su professionisti già formati e su modelli organizzativi collaudati, grazie alla collaborazione con Prato. È un passaggio che migliora i percorsi dei pazienti e amplia l’offerta di chirurgia avanzata sul territorio».

I protagonisti: le specialistiche Urologia

Per l’Urologia, guidata da Agostino Tuccio, il robot rappresenta un supporto fondamentale soprattutto nella chirurgia oncologica: prostatectomie radicali, nefrectomie parziali, interventi sulle vie urinarie e procedure ricostruttive complesse. I benefici per i pazienti sono evidenti: minori perdite di sangue, meno dolore, cicatrici ridotte e tempi di recupero più rapidi. Il robot non sostituisce le tecniche tradizionali, ma viene riservato ai casi più complessi, dopo un’attenta valutazione.

Chirurgia generale

Per Massimo Calistri, direttore della Chirurgia generale, il Da Vinci segna un cambiamento concreto soprattutto nella chirurgia oncologica colo-rettale e gastrica. La visione tridimensionale e la precisione degli strumenti permettono interventi mininvasivi anche in casi complessi, con benefici diretti per i pazienti e un miglioramento dell’intero percorso chirurgico.

Ginecologia
In Ginecologia, come spiega Massimo Gabbanini, il robot sarà utilizzato in chirurgia oncologica, isterectomie complesse, endometriosi profonda e interventi sul pavimento pelvico. I vantaggi sono un minor trauma chirurgico e tempi di recupero più brevi, soprattutto per pazienti con quadri clinici complessi.

Otorinolaringoiatria
Per l’Otorinolaringoiatria, diretta da Gianluca Leopardi, il Da Vinci trova applicazione nei tumori iniziali dell’orofaringe e nella chirurgia delle apnee ostruttive del sonno. L’accesso transorale consente di evitare incisioni esterne e, in molti casi, procedure più invasive, migliorando il recupero e la qualità di vita dei pazienti.