Stratwarming Major, Stratwarming Minor, Displacement e poi?

13-02-2026 09:52 -

di Gordon Baldacci

Per abitudine ormai consolidata, in tanti articoli dati in pasto all'utenza non addetta ai lavori, vengono utilizzati termini inglesi, parole non sempre del tutto comprensibili ad una prima lettura, per rimarcare il fatto che se accade un determinato evento, l'inverno anzi il gelo, torna assoluto protagonista. Spesso, anzi diciamolo pure quasi sempre, queste analisi pubblicate a settimane di distanza dagli eventi che si vuole raccontare, finiscono poi per non centrare mai l'argomento, lasciando chi legge nell'incognita di comprendere cosa sia andato storto.

Quando parliamo di stratosfera, cosa diversa dalla troposfera è come se dal piano terra di un ipotetico palazzo, si volesse intercettare e prevedere le mosse del condomino del decimo piano. Possiamo per esempio immaginare che sia in casa se vediamo la luce accesa, ipotizzare conoscendo le sue abitudini che possa uscire ad una determinata ora per andare al lavoro, ma in pratica quello che pensiamo è frutto di una serie di abitudini, che pensiamo di conoscere, non di eventi corroborati da fatti concreti. I movimenti del Vortice Polare sono ascrivibili a questa parafrasi che vi ho descritto. Questa vasta area di bassa pressione e aria gelida, staziona sopra il Polo Nord nella stratosfera (tra i 10 e i 50 km di quota). Quando è compatta e stabile, trattiene il freddo confinato alle alte latitudini; quando si indebolisce, il gelo "scivola" verso sud. Questo fenomeno è quello che viene descritto come Stratwarming.

Cos'è lo Stratwarming?

Lo stratwarming (Sudden Stratospheric Warming - SSW) è un repentino e intenso riscaldamento della stratosfera polare (sopra i 10-30 km di quota), capace di aumentare le temperature anche di 50°C in pochi giorni. Il fenomeno è innescato da onde atmosferiche (onde di Rossby) che salgono dalla troposfera e "rompono" la circolazione del Vortice Polare. Quando il vortice si indebolisce, l'aria compressa riscalda drasticamente la stratosfera. A quel punto se il riscaldamento è sufficientemente forte, (il famoso Major Stratwarming) il Vortice Polare può spostarsi dalla sede naturale, oppure arrivare a dividersi (gli split) in due o più lobi. Se questo scenario si verifica, l'aria gelida artica inizia a scivolare verso sud, colpendo le medie latitudini e di conseguenza coinvolgendo l'Europa, il Nord America, l'Asia, con ondate di freddo intenso e neve.

Affinchè però questi fenomeni, vengano avvertiti al suolo di solito passano fra i sette ed i quindici giorni da quando l'evento in quota è maturato. Fin qui potrebbe sembrare semplice individuare una volta che il Vortice Polare si è scisso le zone maggiormente colpite dal lobo freddo in discesa verso i paralleli; ma per una forza verticale in discesa da nord ce ne sono altrettante lungo i paralleli che si muovono orizzontali a complicare il quadro, modificandolo.

La Maddena-Julian Oscillation (MJO) e le sue implicazioni sul clima europeo

Una di queste è la Madden-Julilan Oscillation (MJO) è definito in ambienti climatici, il principale regista del meteo dei tropici e inevitabilmente influenza anche il meteo in Italia e nell'Europa Meridionale. A differenza di fenomeni come El Niño, che durano mesi o anni, la MJO è un impulso di nubi e piogge che si sposta verso est lungo l'equatore, completando il giro del mondo ogni 30-60 giorni. Si divide in 8 fasi basate sulla sua posizione geografica e la MJO può agire come un interruttore per il Vortice Polare. Nelle fasi 6-7-8 favorisce la risalita di aria calda verso l'Artico, indebolendo il Vortice Polare e aumentando le probabilità di ondate di gelo verso le medie latitudini (come l'Europa). Nelle fasi 3-4-5 tende a rafforzarlo, portando correnti più miti e atlantiche sul Mediterraneo. Semplificando, trattandosi di una corrente ondulatoria discontinua, ha picchi verso nord in cui spinge la massa fredda verso il polo e meno invadenza nelle fasi negative, favorendo appunto la discesa delle masse fredde.

Stratwarming Minor, Major e conseguenze sull'Italia

In questi casi si va incontro a due tipi di stratwarming, uno di tipo “major” e l'altro di conseguenza “minor”. Il primo è più raro e più intenso. Il riscaldamento è tale da invertire i venti stratosferici, segnando un vero collasso del vortice polare. In questi casi il vortice può spostarsi lontano dal Polo, quello che in gergo noi definiamo (displacement) oppure spezzarsi in due lobi (i già citati split). La forma esteriore che possiamo vedere nelle mappe non ha valore, non definisce se l'evento è major o minor: conta quanto l'inversione dei venti si fa violenta all'interno del vortice.

Il secondo caso, il “minor” è di regola il più frequente. La stratosfera si scalda e il vortice si indebolisce o si deforma, ma i venti principali continuano a soffiare da ovest verso est. Il vortice può anche spostarsi dal Polo, ma non collassa. Va da sè che la differenza fra queste due conseguenze, finisce per decidere se far partorire all'atmosfera, il topolino o la montagna.

Senza contare che nello specifico sono fenomeni di lunga durata, possono influenzare la circolazione atmosferica, anche per settimane. Tuttavia lo stratwarming non è un evento singolo, non crea il freddo e non decide dove nevicherà come al contrario, per le ondate di calore, la risalita di masse calde con l'anticiclone africano, permette subito di comprendere quali città saranno maggiormente coinvolte. Il suo ruolo quindi è allentare i vincoli del sistema. Il getto può diventare più ondulato, i blocchi atmosferici più probabili e gli scambi di aria fredda verso sud possono aumentare, ma tutto dipende dalla risposta della troposfera, altrimenti non accade nulla di importante.

Cosa aspettarci in termini pratici sulla nostra regione e nelle zone dell'empolese valdelsa?

Fatta questa lunga e a mio parere doverosa spiegazione su cosa si intende per Stratwarming, andiamo a fare una piccola analisi su quello che potrebbe accadere nella seconda parte del mese di febbraio. Un primo tentativo con un fronte freddo che raggiungerà la nostra penisola, viene più o meno collocato con il fine settimana. Al momento però la sua direzione sembra privilegiare regioni adriatiche, di conseguenza, saranno probabili fenomeni nelle zone orientali e centro-meridionali della Toscana, quindi una fase più fredda ma con una direttrice del fronte distante dalle zone che ci interessano.

Successivamente altre due minori ondulazioni pare ci dovrebbero interessare nell'ultima settimana del mese, poi le cose prenderebbero una piega diversa, con il Vortice Polare che andrà ricompattandosi e di conseguenza per il momento, una nuova pausa delle incursioni artiche. Se così fosse ci troveremmo di fronte allo scenario che va per la maggiore. Uno “stratwarming minor” che alla fine non cambia certamente le sorti dell'inverno, ma che semmai, ci riporta a condizioni che in una stagione “fredda” non dovrebbero apparire come sorprendenti. Questa storia che si ripete ogni inverno, per cui ogni volta che il Vortice Polare, compie o subisce una manovra frutto delle già ampiamente descritte dinamiche atmosferiche, debba poi accadere chissà quale evento nelle nostre “contrade” ha davvero del paradossale, anzi ammettiamolo è una costante antiscientifica.

Una rondine (come sempre) non farà primavera…

Su una cosa però dobbiamo a lungo termine porre attenzione; un tempo a fine febbraio il Vortice Polare iniziava nel vero senso della parola a disintegrarsi, con le sue schegge impazzite che andavano a determinare il mese di marzo come un potpourri assurdo di fenomeni contrapposti. Gli indici stratosferici, tendono a confermare il fatto che una volta ricompattato, il suddetto vortice non abbia intenzione di tornare a scomporsi a breve termine. Avere quindi ancora sulla testa questa spada di Damocle, non esclude che la prima fase della primavera possa subirne ancora gli effetti. Anche perchè il Vortice Polare non collassa mai del tutto su stesso.

Morte e rinascita del Vortice Polare, la ciclicità dell'atmosfera e le sue leggi fisiche.

La sua fine è sempre figlia di un “ displacement” di una sua mossa. Quella che decreterà anche per quest'anno la sua “morte”, in tanti piccoli lobi, dando vita al “Final Warming” il definitivo scioglimento della massa atmosferica (maggio-giugno). Solo allora, dal momento della sua scomparsa, sarà sostituto da una circolazione di venti orientali, fino alla sua nuova nascita, nei primi giorni dell'autunno meteorologico ad inizio settembre.