Alluvione di marzo 2025: dati, responsabilità e prospettive nel “caso Ponzano” a un anno dall’emergenza

16-02-2026 23:01 -

Tra poche settimane sarà l’anniversario dell’alluvione che, a metà marzo 2025, colpì diversi quartieri di Empoli e che, a causa della rottura di un argine del torrente Orme, buona parte dell’abitato di Ponzano subì ingenti danni da allagamento. Da quei terribili giorni – che , però, misero in evidenza una efficiente macchina di soccorsi e di volontariato – numerosi momenti pubblici si sono succeduti: incontri con i cittadini, assemblee pubbliche, riunioni delle commissioni comunali e comunicati informativi per dare conto alla gente del percorso fatto sia nella direzione dei ristori, sia per quello che riguarda il ripristino della sicurezza idrogeologica del territorio. Insomma, da quegli eventi, trarre le somme per evitare che accada ancora. Di questo, di quanto emero nell’ultima riunione delle commissioni interessate che si sono riunite congiuntamente, delle questioni più tecniche e scientifiche, parliamo con il nostro esperto meteo di fiducia, Gordon Baldacci, meteorologo e fisico dell’atmosfera empolese


Partiamo dal contesto: la Commissione Consiliare congiunta del 12 febbraio ha affrontato molti temi legati al maltempo. Dal punto di vista meteorologico, qual è l’aspetto centrale da chiarire?

L’aspetto centrale è semplice ma spesso sottovalutato: la matrice unica di quanto accaduto è stata la pioggia, ma non una pioggia qualunque. Parliamo di accumuli molto rilevanti concentrati in un arco temporale ristretto, con intensità differenti da zona a zona. I disagi che si sono verificati a Empoli sono figli di situazioni pregresse diverse, ma l’innesco è stato un evento pluviometrico importante e ben documentato.

Lei nei giorni successivi aveva già analizzato le dinamiche bariche e gli accumuli. Quanto sono affidabili i dati delle stazioni meteo locali?
Sono assolutamente affidabili. Non stiamo parlando di strumenti amatoriali o “giocattoli”. Le stazioni sono installate secondo le norme dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale e molte fanno parte della rete del Centro Funzionale Regionale; altre trasmettono su reti nazionali, internazionali o tramite radioamatori.In un’epoca in cui le polizze assicurative legate a eventi estremi richiedono riscontri puntuali, questi dati rappresentano una certificazione oggettiva di ciò che è accaduto.

Entriamo nei numeri: quanto è piovuto realmente a Empoli durante quelle 24/30 ore critiche?
I numeri sono chiari. Alla stazione di Empoli Lungarno sono stati registrati 124,2 millimetri complessivi. Se analizziamo il dettaglio: 99 millimetri il giorno 14 (validati il 15) e 31 millimetri la sera del 13. In sostanza, tra la sera del 13 e il 14 sono caduti circa 130 millimetri in poco più di 24 ore.

Ma il territorio comunale non ha risposto in modo uniforme, giusto?
Esattamente. I dati mostrano differenze anche marcate. Pontorme ha raggiunto 160 mm in 24 ore. Ponzano 102 mm. Terrafino 131 mm. Avane 121 mm. Zona stazione/via 11 Febbraio 99 mm. Monteboro, sul versante opposto all’Orme, poco più di 110 mm in circa 30 ore. Sono valori pubblici, consultabili online. Questa variabilità territoriale è fondamentale per comprendere gli effetti al suolo.

Restando sul “Caso Ponzano”, cosa emerge dall’analisi temporale delle precipitazioni?

Che quasi 60 millimetri — 58 per l’esattezza — erano già caduti entro le 12, dopo quattro temporali succedutisi dalle 23 della sera precedente, a intervalli di circa due ore e mezza. Dal pomeriggio le precipitazioni sono proseguite con andamento più regolare, senza rovesci particolarmente intensi ma con accumulo costante. Questo significa che la fase più violenta si è concentrata nelle ore notturne e della prima mattinata.

E a monte del bacino dell’Orme cosa è successo?
Qui entra in gioco un elemento cruciale. L’Orme non ha idrometri lungo gran parte del suo corso, se non nella parte finale a Empoli. Tuttavia, a Martignana, nel comune di Montespertoli, sono caduti 111 millimetri in 24 ore, con 65 millimetri concentrati tra le 9 e le 12 del mattino: quasi la stessa quantità di Ponzano ma in meno di tre ore. È evidente che fenomeni così intensi a monte possano aver inciso sulle dinamiche successive a valle.

In Commissione si è parlato anche di nuove installazioni di strumenti di monitoraggio nelle scuole. È una buona notizia?
Assolutamente sì. Più strumenti significano più dati, e più dati significano modelli matematici più performanti. Se queste informazioni saranno fruibili anche dalla cittadinanza e dal mondo scolastico, si creerà cultura scientifica. È un investimento intelligente, sia per la sicurezza sia per la formazione delle nuove generazioni.

È emerso anche che la Protezione Civile potrebbe avvalersi di ulteriori consulenze meteorologiche. Come valuta questa prospettiva?
Se si tratta di professionisti qualificati, con competenze certificate e curriculum pubblico, è un valore aggiunto. Oggi assistiamo a un fenomeno di “meteomania” diffusa, dove chiunque pubblica previsioni sui social spacciandosi per esperto. La meteorologia è una scienza complessa e va trattata con rigore. Un supporto professionale serio, che affianchi le previsioni regionali ufficiali, può solo migliorare la qualità delle valutazioni.

Dopo l’alluvione del 14 marzo si è cercato un colpevole, spesso puntando il dito contro l’incuria del territorio. È una lettura corretta?
Le eventuali criticità strutturali vanno sempre valutate, ma i dati tecnici non sembrano indicarle come causa dirimente. Una maggiore condivisione delle informazioni avrebbe probabilmente evitato conclusioni affrettate. Quando si analizzano dati puntuali, con rilevazioni ogni 10–15 minuti, si può ricostruire con precisione quanta pioggia è caduta, con quale intensità e per quanto tempo. Con terreni già saturi, è plausibile che una parte significativa della pioggia sia confluita rapidamente nel reticolo idraulico minore, Orme compreso.

Qual è allora il prossimo passo per comprendere davvero il “Caso Ponzano”?
Serve uno step ulteriore: stabilire con precisione quando l’acqua ha iniziato ad affluire nella frazione — mattina o pomeriggio — e confrontare quei momenti con i dati delle stazioni lungo l’Orme. Solo così potremo distinguere il peso degli eventi a monte rispetto a quelli localizzati nei dintorni della frazione. È un lavoro tecnico, che richiede analisi approfondite, ma i dati ci sono. Basta leggerli con metodo e competenza.