Empoli senza memoria: 14 anni fa ci lasciava Giovanni Lombardi, chi lo ricorda?
27-02-2026 10:30 -
Sono passati 14 anni: Giovanni Lombardi ci lasciò nella notte tra il 26 e il 27 febbraio del 2012. Così Empoli ha perso uno dei suoi protagonisti più autorevoli e colti. Oggi, nell'anniversario della sua scomparsa Clebs.it vuole ricordarlo, sottolineando il silenzio- anche culturale - che c'è intorno alla sua figura. E vuole raccontarlo a chi non ha avuto il piacere di conoscerlo.
Con lui se ne è andato un pezzo di storia empolese. Un grande uomo di cultura, che ha dedicato l'intera esistenza allo studio e all'approfondimento, senza mai lasciare nulla al caso, analizzando con rigore e passione i mutamenti sociali del nostro tempo. Empoli era il suo orizzonte affettivo e civile, il luogo dell'anima a cui tornava sempre, anche quando il confronto lo portava accanto a grandi personalità del panorama nazionale. Laureato in filosofia e pedagogia all'Università di Firenze con una tesi sul ruolo educativo nel disegno culturale di Antonio Gramsci, Lombardi ha svolto una lunga attività giornalistica professionale dal 1959, coltivando in particolare il settore culturale e la critica teatrale per l'Unità e Paese Sera. La sua scrittura era appassionata ma mai urlata, rigorosa ma sempre attraversata da un profondo rispetto per il lettore. «Spesso mi emoziono quando mi sento chiamare e ringraziare dai tanti che sono passati dal mio studio; continuo a ricevere note, lettere, auguri e sincere strette di mano che mi sono di gradito conforto mentre medito sul balcone dei miei ottant'anni». Così amava descriversi. Ed era davvero così: un uomo abituato a frequentare ambienti prestigiosi che, se avesse voluto, avrebbe potuto mettere in soggezione chiunque. Ma non lo faceva. Perché la sua cifra distintiva era l'umiltà, un tratto che lo rendeva un vero signore, ovunque e con chiunque. Decine di giovani empolesi sono passati dal suo studio per preparare concorsi, esami, tesi di laurea. Per lui era un modo per restare giovane, per nutrirsi del dialogo con le nuove generazioni. Amava il teatro – una passione nata a sedici anni, dopo una folgorante rappresentazione dell'“Enrico IV” di Luigi Pirandello vista a Firenze – e per oltre vent'anni ha curato la direzione artistica del Teatro Shalom, diventando un punto di riferimento per la vita culturale cittadina. Il suo impegno civile attraversa decenni cruciali della storia italiana. Consigliere comunale a Empoli nelle liste del Partito Comunista Italiano dal 1951 al 1960 e poi dal 1964 al 1970, fu anche assessore supplente con deleghe agli studi sociali, all'istruzione, alla biblioteca comunale e alle attività culturali. Si definiva lusingato per l'impegno e deluso per i risultati, ma non rinnegò mai nulla: «Sono passato – affermava sorridendo – dall'indottrinamento della scuola fascista alla speranza avveniristica del nuovo mondo socialista, dalla fiducia nella conquistata prassi democratica allo sfilacciamento di ideali e di partiti…». Parole che raccontano un'intera stagione, vissuta sempre con spirito critico e libertà di pensiero, soprattutto dopo i fatti d'Ungheria e Cecoslovacchia che lo spinsero a tornare all'insegnamento per “assicurarsi la libertà di scelta e di pensiero”. Fu tra i protagonisti del Premio letterario Pozzale Luigi Russo fin dalla fondazione, membro del comitato organizzatore e poi segretario di giuria per oltre un decennio. Direttore del “Bullettino Storico Empolese”, de “Il Segno di Empoli” e de “L'Informatore” dell'Auser-Filo d'Argento, ha intrecciato il suo nome a molte delle principali esperienze culturali cittadine. Vogliamo ricordarlo con una delle sue riflessioni più intense: «Ho raccolto, con certosina pazienza, le briciole rimaste in piccole nicchie memoriali, confortato dal filosofo del Cielo, Agostino, secondo il quale il tempo, paragonato ad una guizzante anguilla, pur fuggendo, produce un'esistenza oggettiva rappresentata dalla memoria…». Ecco, professore: Empoli oggi è quella memoria. Una memoria viva, grata, che non fugge. Ci mancherà. E, ogni anno che passa, ci accorgiamo che la sua lezione – di cultura, di passione civile e di umanità – continua a parlarci, con la stessa eleganza con cui se ne andò, in punta di piedi.