Cibi ultra processati: veloci da fare, dannosi per la salute
07-03-2026 10:29 -
Il cibo è considerato non processato o minimamente processato quando si presenta integro, così come è presente in natura o con solo pochi cambiamenti rispetto al suo stato originario, con piccole modifiche magari effettuate per renderlo adatto al consumo umano. Carote, mele, legumi sono solo alcuni esempi.
I Cibi Ultra Processati (CUP) sono al centro dell'attenzione di molti ricercatori sin da quando, nel 2009, un gruppo di accademici dell'università di San Paolo, Brasile, ha proposto una loro classificazione “Nova”.
Cibi non processati o minimamente processati, senza aggiunta di altri ingredienti: carne, pesce, uova, latte, frutta, verdure, legumi, semi, acqua, etc.
Cibi ultra-processati (CUP): alimenti e bevande industriali con moltissimi ingredienti, spesso con eccesso di zuccheri, sali, grassi e additivi vari, e sottoposti a vari trattamenti fisici e/o chimici: bevande zuccherate, prodotti da forno preconfezionati, creme spalmabili, piatti preconfezionati, hamburger, hot dogs e patatine fritte, etc.
Possiamo certamente osservare che la gran parte dei cibi ultraprocessati sono saporiti e piacevoli al palato, veloci da preparare e si conservano a lungo e spesso aiutano la “fatica” del cucinare a casa perché sono alimenti confezionati e pronti per essere riscaldati o consumati direttamente, frutto di ripetute lavorazioni industriali. Riconoscere tali alimenti non è sempre facile, ma leggere l'etichetta riportata sulla confezione può essere di grande aiuto: se un cibo non è stato processato, l'unico ingrediente è in genere l'alimento stesso (per esempio: carota o mela). Se invece la lista degli ingredienti si allunga, aumenta anche la probabilità che tale alimento sia stato lavorato o ultralavorato. La disponibilità ed il consumo di alimenti ultra-processati sono aumentati in modo significativo in tutti i paesi, indipendentemente dal loro livello economico. Questi alimenti rappresentano, infatti, una parte importante e crescente dell'offerta alimentare mondiale.
Questi alimenti sono in genere ricchi di zuccheri aggiunti, grassi e amido raffinato che alterano la composizione del microbiota intestinale, ovvero i microrganismi che colonizzano il nostro intestino, contribuendo tra l'altro all'aumento di peso e all'obesità, secondo studi statunitensi. Un'enorme mole di ricerche è ormai stata pubblicata sull'associazione tra l'ingestione di CUP, o meglio, il progressivo aumento della proporzione di CUP nella dieta e vari tipi di danni alla salute. Una recente revisione sistematica della letteratura ha identificato questa associazione per ben 32 condizioni patologiche, da vari tipi di cancro ai problemi di salute mentale, dalle malattie dell'apparato respiratorio a quelle degli apparati cardiovascolare e gastrointestinale, fino all'obesità con tutte le sue conseguenze, oltre che alla mortalità per tutte queste cause.
Nonostante si siano accumulate negli ultimi 15 anni, e con andamento esponenziale, prove su un'associazione tra dieta a base di CUP e danni per la salute, la quota di questi cibi nella dieta del cittadino medio mostra un trend in continuo aumento. L'Italia non fa eccezione, anche se la sua percentuale è ancora tra le più basse in Europa, attorno al 17% negli adulti, ma purtroppo già al 26% nei bambini tra 5 e 19 anni di età. Inutile aggiungere che a livello globale, in tutti i continenti, le vendite di CUP vanno a gonfie vele e sono in continuo aumento, per la gioia di Big Food e di Big Drink. Ma come fanno Big Food e Big Drink a invadere il mercato, a vendere sempre di più e a sostituire gli altri alimenti? Usano le stesse strategie sviluppate decine e decine di anni fa da Big Tobacco, la madre di tutti i determinanti commerciali di salute. Fanno pressione su governi, ministeri, parti sociali, agenzie per la formulazione di raccomandazioni, associazioni professionali e operatori di ogni tipo mediante: inquinamento delle prove scientifiche, tattiche di distrazione di massa, creazione di enormi conflitti di interessi, ostacoli e freni a leggi e regolamenti. Se a questo si aggiunge la pressione del marketing e dell'onnipresente pubblicità, sempre meno convenzionale e sempre più digitale, non è difficile spiegare lo stato delle cose.
Nonostante le proteste e le denunce, l'invasione della terra da parte dei CUP sembra inarrestabile anche in paesi con grandi tradizioni alimentari, come l'Italia. Anche il contesto gioca la sua parte e sembra essere sempre più favorevole ai CUP. Non c'è più chi si occupa di cucinare, e chi lo fa non vi dedica più di 30 minuti. I CUP sono economicamente più convenienti dei non-CUP, ragione per cui sono consumati soprattutto dagli strati più poveri della popolazione, non a caso i più colpiti dall'epidemia di obesità. La rete di distribuzione dei CUP è capillare; ormai si trovano anche nei più sperduti villaggi dei paesi più impoveriti. Quando parliamo di prodotti di così largo consumo stiamo parlando delle errate abitudini alimentari, determinate da dinamiche inevitabili come la globalizzazione e l'urbanizzazione ma anche da fattori sui quali si può intervenire, ad esempio attraverso il recupero della cultura e delle tradizioni alimentari e l'educazione a scelte più consapevoli prediligendo cibi e piatti ad alto valore nutritivo a scapito dei prodotti industriali. Un messaggio il linea con la filosofia Slow Food che lavora per promuovere modelli di produzione, trasformazione e consumo il più possibile sostenibili e sani sia per la salute individuale sia per il pianeta, anche grazie un linguaggio diretto e a informazioni puntuali.
Gli organismi scientifici internazionali hanno individuato 7 fattori di rischio sui quali ognuno può intervenire ogni giorno per migliorare la propria salute cardiovascolare:
- controllare il colesterolo - ridurre la glicemia - mangiare correttamente - perdere peso - tenere sotto controllo la pressione sanguigna - svolgere regolarmente attività fisica - non fumare.
Non si tratta di rispettare rigorose regole che, come dimostrato, alla lunga non danno i risultati attesi. Si tratta di introdurre nella nostra vita quotidiana piccoli ma significativi correttivi che consentano di tenere a bada i fattori di rischio e migliorare le nostre condizioni di salute a partire dal riconoscere e non utilizzare i cibi ultra processati.