I manifesti raccontano la Toscana: la mostra dedicata alla collezione del professor Odoardo Piscini a Firenze
13-03-2026 15:11 -
Dal 12 marzo al 2 aprile, le sale del Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio regionale della Toscana a Firenze, ospitano una mostra che è insieme viaggio nella memoria, racconto di identità e omaggio a una passione coltivata per tutta la vita.
Il titolo dell’esposizione, curata da Francesca Roberti – “Curiosità e folklore in Toscana. Arte, Donna e Civiltà dalla collezione di manifesti del prof. Odoardo Piscini” – anticipa già la ricchezza di un percorso che attraversa il Novecento attraverso sessanta manifesti selezionati da una collezione straordinaria: quella del professor Odoardo Piscini, studioso e collezionista nato a Siena ma empolese d’adozione. Una raccolta che conta oltre 14 mila manifesti illustrati, costruita nell’arco di più di sessant’anni, e che oggi rappresenta una vera miniera per studiosi, storici dell’arte e appassionati di cultura popolare. Forse la più ricca in Italia dopo quella del Museo della collezione Salce.
Il manifesto come specchio della società . La mostra racconta un secolo di storia attraverso uno degli strumenti di comunicazione più diffusi prima dell’era digitale: il manifesto. Affisso sui muri delle città, nelle piazze e lungo le strade principali, il manifesto era il mezzo attraverso cui si annunciavano eventi, feste popolari, spettacoli, ma anche idee politiche, cambiamenti sociali e nuovi stili di vita. I sessanta pezzi esposti tracciano così una narrazione visiva della Toscana e dell’Italia del Novecento. Le immagini raccontano feste, tradizioni e rituali collettivi che ancora oggi definiscono l’identità del territorio: dal Carnevale di Viareggio al Palio di Siena, dalla Giostra del Saracino di Arezzo ai Fochi di San Giovanni di Firenze, fino al Calcio Storico Fiorentino. Non sono semplici annunci pubblicitari. Sono frammenti di epoche diverse, testimonianze di gusto grafico, ma anche indicatori di come la società abbia raccontato se stessa: il ruolo della donna, l’immaginario urbano, la vita civile, la politica e persino i mutamenti dell’estetica. Dalla grafica influenzata dalle avanguardie artistiche del primo Novecento, fino alla comunicazione essenziale degli anni Sessanta e alle sperimentazioni più contemporanee, il manifesto diventa così una vera forma di arte pubblica.
L’inaugurazione: memoria, identità e cultura visiva. L’apertura della mostra è stata accompagnata da interventi che hanno sottolineato il valore culturale della collezione Piscini e il suo significato per la memoria collettiva. Nel messaggio istituzionale, la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi ha evidenziato come i manifesti rappresentino una chiave preziosa per leggere l’evoluzione della società italiana. «Attraverso grafica, illustrazione e creatività, ha ricordato, queste opere raccontano eventi e celebrazioni ma anche il cambiamento del gusto, del ruolo della donna e della vita civile nel corso del Novecento».
Un intervento particolarmente ricco di suggestioni è stato quello dello scrittore, politico e studioso Riccardo Nencini, oggi presidente del Gabinetto Scientifico Letterario G. P. Vieusseux. Nencini ha ricordato come, prima dell’avvento della televisione e della diffusione di massa della radio, il manifesto fosse uno dei pochi strumenti di comunicazione pubblica. «Per gran parte del Novecento – ha spiegato – il manifesto è stato una forma di cultura popolare. Era il modo con cui la città parlava ai suoi cittadini». Nel suo intervento ha anche sottolineato come questi fogli illustrati restituiscano l’identità delle comunità: le feste, i simboli, i linguaggi grafici che definiscono l’immaginario di un territorio. Oggi, ha osservato, i muri delle città sono spesso vuoti, mentre un tempo erano vere e proprie pagine di storia urbana. «Prima dell'avvento della radio che risale al 1924 il manifesto era uno strumento di cultura e di comunicazione: non c'erano altri mezzi, prima dell'avvento dei nuovi mezzi, per comunicare, per raccontare, per informare c'erano solo i manifesti che, poi si sono evoluti e sono diventati strumenti pubblicitari»
Il legame con Empoli e il valore della memoria. Un ricordo personale del professor Piscini è arrivato anche dall’assessore alla cultura del Comune di Empoli, Matteo Bensi. Bensi ha ricordato il forte rapporto tra il professore e la città che lo aveva accolto fin da giovane. «Lo incontravo spesso in biblioteca comunale dove andava per le sue ricerche, per i suoi studi». E ha ricordato anche l'apporto, culturale, che Piscini aveva dato, nel periodo del lockdown quando attraverso brevi filmati, raccontava la Divina Commedia ai cittadini costretti a restare chiusi in casa dalla pandemia.Per l’assessore, i manifesti raccolti dal professore rappresentano anche una forma di insegnamento: raccontano la storia attraverso immagini e simboli, mostrando come la comunicazione visiva sia capace di spiegare la società tanto quanto i libri di storia. Bensi ha espresso alla famiglia di Piscini anche la volontà di poter portare a Empoli, la città in cui ha vissuto per decenni, insegnando al liceo Pontormo, quella collezione di manifesti. Il ricordo del figlio: una passione che era uno stile di vita. Tra i momenti più emozionanti dell’inaugurazione, l’intervento del figlio di Piscini, che ha restituito un ritratto intimo del collezionista. Ha raccontato come la raccolta non sia mai stata guidata dal valore economico degli oggetti, ma dalla curiosità culturale. «Uno dei motivi per il quale mio padre aveva iniziato a collezionare manifesti è che non si comprano. Ed è lo stesso motivo per il quale, nella sua collezione, non ci sono i manifesti dei film: quelli si trovano da comprare», ha spiegato. Il padre cercava manifesti ovunque, spesso viaggiando o recuperandoli quando stavano per essere distrutti. Il suo obiettivo, ha spiegato, era avere uno sguardo a 360 gradi sulla società italiana: non solo manifesti artistici o pubblicitari, ma anche quelli legati alla vita quotidiana, alla politica, alle feste popolari e alla dimensione civile. L’alto e il basso, insomma. Dietro la collezione non c’era dunque un semplice accumulo di immagini, ma la volontà di costruire una narrazione della società attraverso i segni lasciati sui muri delle città.
I due amori di vita. Delle due passioni che hanno pervaso la vita di Edoardo Piscini ha parlato Rossana Ragionieri, presidente dell'Associazione Pro Loco Empoli. «L'insegnaemnto e il collezionismo - ha sottolineato Ragionieri - Come insegnante, Odoardo era insolito. Competente ma aveva una qualità che non hanno tutti gli insegnanti: riuscire a toccare le emozioni di chi lo ascoltava.Anche come collezionista era particolare: molti si innamorano di un elemento e ne fanno ragione del loro collezionismo. Lui era uno curioso, amante della vita e i manifesti, probabilmente, risondevano a questa esigenza. parlavano a tutti».
Le ragioni della mostra. «L'abbiamo pensata due anni fa con Edoardo - spiega Francesca Roberti che l'ha curata - l'aveva tenuta sempre nascosta. Collezionava manifesti con più tematiche, dalla politica all'arte, alle attività delle associazioni. Sono la testimonianza di un'epoca, un sentimento., della storia e del sentire di un Paese». Odoardo Piscini, studioso e collezionista. La mostra è anche l’occasione per ricordare la figura di Odoardo Piscini, nato a Siena il 10 novembre 1943, negli anni difficili della guerra. Nel 1954 la famiglia si trasferì a Empoli, città con cui il professore avrebbe mantenuto un legame fortissimo per tutta la vita. Dopo il liceo classico “Virgilio”, si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze, dove si laureò in Lettere classiche con una tesi sui commentatori aristotelici dei primi secoli dopo Cristo. Per tutta la carriera insegnò letteratura italiana e latina nei licei scientifici, senza mai abbandonare lo studio della cultura greca. Accanto all’attività didattica sviluppò una vasta produzione editoriale: manuali scolastici, antologie, saggi e commenti a testi classici. Tra le opere curate o scritte figurano commenti a testi di autori come Marco Tullio Cicerone, Plauto, Lisia e Teofrasto, oltre a studi sulla tragedia greca e alla bibliografia dedicata al Palio di Siena. Ma Piscini non fu soltanto un accademico. Amava la divulgazione: conferenze, incontri culturali, presentazioni pubbliche. Chi lo ha conosciuto ricorda la sua capacità di trasformare ogni conversazione in un racconto appassionante. Era anche profondamente legato alla sua città natale e alla contrada dell’Contrada dell'Aquila, della quale conosceva storia e tradizioni al punto da averle raccontate in libri e conferenze.
La collezione come eredità culturale. La collezione di Piscini – oltre 14 mila manifesti provenienti da tutta Italia – è oggi considerata uno dei più interessanti archivi privati dedicati alla grafica e alla comunicazione visiva del Novecento. Dentro quelle immagini convivono pubblicità, propaganda politica, feste popolari, moda, arte e vita civile. Un mosaico di linguaggi che racconta non solo la storia della Toscana, ma anche quella del Paese. La mostra fiorentina, curata da Francesca Roberti, rappresenta dunque molto più di un’esposizione temporanea. È un omaggio a un uomo che ha saputo leggere la storia nei dettagli della carta stampata e che ha trasformato una passione personale in un patrimonio collettivo. Un patrimonio che, come ricordano familiari e studiosi, continuerà a parlare alle generazioni future. Perché, come dimostrano i manifesti esposti al Palazzo del Pegaso, la memoria di una società passa anche attraverso le immagini che ha lasciato sui muri delle sue città.