Due donne, due isole. Due percorsi artistici che si incontrano a Empoli
16-03-2026 18:14 -
Due storie diverse, due provenienze lontane ma unite da un destino comune: l’arte. La mostra appena conclusa “Due donne, due isole” organizzato dall'Auser di Empoli al Palazzo Ghibellino, ha messo in dialogo due pittrici che oggi vivono e lavorano nel territorio empolese ma che portano con sé la memoria profonda delle loro origini: la Sardegna e la Sicilia.
Le protagoniste sono Sara Marine, nata in Sardegna, e Antonella Guarano, artista siciliana. Due percorsi personali e artistici differenti, accomunati però da un’idea forte della pittura: l’arte come racconto della vita, come ricerca interiore e come linguaggio capace di parlare al presente.
Sara Marine: l’immaginazione che nasce dal silenzio
Per Sara Marine la pittura nasce molto presto, quasi naturalmente. Originaria di Orgosolo, in provincia di Nuoro, cresce in un luogo dove l’arte è parte del paesaggio quotidiano. Il paese è infatti famoso per i suoi murales, vere e proprie narrazioni collettive dipinte sui muri, che raccontano la storia, la politica e la vita della comunità.
«Orgosolo è un museo a cielo aperto», racconta. «Ogni murales rappresenta la città e gli uomini che sono passati nella storia».
Quell’ambiente segna profondamente la sua sensibilità artistica. Dopo gli studi all’Istituto d’arte di Nuoro, si specializza nel restauro, iniziando a lavorare nel recupero di affreschi e marmi all’interno di chiese e edifici storici. È un lavoro che la porta presto lontano dalla Sardegna: a diciotto anni si trasferisce in Toscana, lavorando a lungo tra Lucca e Pisa nel restauro di edifici religiosi.
Il restauro diventa una scuola di tecnica e di attenzione alla materia. Ma la pittura resta la sua vera vocazione. Anche quando la vita la porta ad allontanarsi professionalmente da quel mondo, Marine continua a dipingere, sviluppando negli anni una tecnica personale.
La sua pittura nasce infatti da un procedimento molto particolare. Lavora su tavola utilizzando cemento, colle e materiali che ricordano le superfici murali. Il supporto viene preparato con una miscela che crea una base materica, quasi scultorea, sulla quale l’artista interviene successivamente con il disegno e il colore.
È una tecnica che richiama, in parte, l’esperienza del restauro e dei murales, ma che si trasforma in un linguaggio del tutto personale.
Un altro elemento fondamentale nel suo processo creativo è il tempo della notte.
Marine dipinge soprattutto quando il mondo si ferma.
«La notte c’è silenzio. Ascolto molta musica, soprattutto pianoforte, e arrivano le immagini».
Da questo spazio di silenzio nasce un’immaginazione che spesso si allontana dalla realtà immediata, ma che alla realtà ritorna sempre. Nei suoi quadri emergono temi sociali, tensioni del presente, inquietudini del nostro tempo. Il caos del mondo contemporaneo, la perdita di valori, le contraddizioni della società diventano materia narrativa.
Uno dei suoi lavori, ad esempio, riflette sul tema della “maschera”, simbolo delle costrizioni sociali e delle identità imposte: un’immagine che denuncia il rischio di perdere dignità e autenticità nella società contemporanea.
Un altro dipinto affronta la neofobia, la paura del nuovo. L’opera rappresenta una figura femminile immersa in un mondo confuso e tecnologico, quasi travolta dalla dimensione virtuale della vita moderna.
La figura della donna ricorre spesso nella sua pittura. Non è solo un soggetto iconografico, ma un simbolo esistenziale. Marine rappresenta spesso tre figure femminili, che diventano metafora di tre momenti della vita: la nascita, l’amore e la delusione.
La sua pittura, pur affrontando temi forti, è attraversata da un uso intenso del colore. I colori diventano uno strumento per alleggerire la tensione emotiva delle scene, restituendo allo spettatore un equilibrio tra dramma e poesia.
I suoi quadri non sono semplicemente immagini: sono racconti visivi.
«Sono come storie», spiega l’artista. «Raccontano un percorso».
Antonella Guarano: tra arte, scienza e materia
Originaria della Sicilia, Guarano si è formata all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Dopo gli studi decide di trasferirsi in Toscana, attratta dalla straordinaria concentrazione artistica della regione e dalla vicinanza con Firenze, città che definisce «un museo a cielo aperto».
Da circa dodici anni vive e lavora nel territorio empolese, dove ha sviluppato la propria attività artistica e professionale.
Il suo lavoro ruota attorno a un elemento centrale: la figura femminile. Nei suoi dipinti le donne appaiono spesso immerse in atmosfere sospese, attraversate da un senso di poesia ma anche da una profonda solitudine.
La ricerca tecnica è una componente essenziale del suo percorso. Guarano utilizza materiali diversi e tecniche miste: resine, colori stratificati, supporti non convenzionali.
Uno degli elementi distintivi della sua pittura è l’uso di foglia oro, foglia argento e foglia rame, inserite nel tessuto dell’opera per creare luminosità e profondità materica. Questi materiali non hanno solo una funzione decorativa: servono a costruire una dimensione luminosa che amplifica il valore simbolico dell’immagine.
Ma la caratteristica più originale del suo lavoro è la firma nascosta.
Guarano infatti non firma i dipinti con il proprio nome. All’interno di ogni opera inserisce una piccola spirale, quasi impercettibile, che funge da marchio personale. È il simbolo della sua identità artistica.
Questa scelta deriva direttamente dalla sua tesi di laurea, dedicata allo studio del tatuaggio. Da quella ricerca nasce il concetto di “quasi circolare”, il nome con cui l’artista identifica la propria collezione.
La spirale diventa quindi una sorta di tatuaggio pittorico, un segno nascosto che lo spettatore deve scoprire dentro l’immagine.
Accanto alla pittura tradizionale, Guarano sperimenta anche supporti insoliti. Tra le sue opere più particolari ci sono dipinti realizzati su lastre radiografiche.
Utilizzando solventi e procedimenti di rimozione dell’immagine originaria, l’artista cancella parzialmente la radiografia per far emergere nuove forme pittoriche. Il risultato è un dialogo sorprendente tra arte e scienza: la struttura ossea del corpo umano diventa lo sfondo su cui nasce la composizione artistica.
Questo lavoro crea una tensione tra ciò che è visibile e ciò che è nascosto, tra la materia del corpo e l’immaginazione artistica.
Un’altra dimensione importante della sua attività riguarda il rapporto tra arte e spazio. Guarano lavora spesso su commissione come interior decorator, progettando opere pensate per dialogare con ambienti specifici: abitazioni, uffici, locali pubblici.
Ogni intervento nasce da uno studio dei colori, delle proporzioni e delle esigenze del committente, trasformando la pittura in uno strumento di armonizzazione degli spazi.
Due isole, un linguaggio comune
La mostra “Due donne, due isole” ha messo in evidenza proprio questo dialogo tra differenze. Da una parte la pittura narrativa e visionaria di Sara Marine, legata alla materia e al racconto sociale. Dall’altra la ricerca simbolica e sperimentale di Antonella Guarano, attenta alla materia, alla luce e alla relazione tra arte e spazio. Eppure, nonostante le diversità, esiste un filo che unisce le due artiste. Entrambe portano nella loro pittura una forte presenza della figura femminile, utilizzata come strumento per esplorare emozioni, fragilità e trasformazioni della vita contemporanea. Entrambe lavorano sulla materia – cemento, resine, foglie metalliche, supporti non convenzionali – come elemento espressivo fondamentale. E soprattutto entrambe dimostrano come l’arte possa nascere dall’incontro tra identità diverse. Due isole, la Sardegna e la Sicilia, che attraverso la pittura trovano un nuovo approdo nel territorio empolese. Un dialogo artistico che racconta non solo due percorsi individuali, ma anche la capacità dell’arte di superare confini geografici e culturali, trasformando le radici in linguaggio universale.