Vinci commemora il conte Masetti, il Leone delle Madonie
17-03-2026 22:01 -
Nel primo dopoguerra l'automobilismo europeo era ancora un'avventura più che uno sport organizzato. Le corse si disputavano su strade aperte, spesso sterrate, tra montagne e campagne, e i piloti guidavano per ore senza protezioni, affidandosi alla propria resistenza fisica, alla meccanica e a una buona dose di coraggio. In quel mondo fatto di polvere, benzina e improvvisazione emerse una figura singolare: il conte Giulio Masetti da Bagnano, aristocratico toscano, pilota elegante e audace, destinato a diventare una leggenda delle corse su strada. Per le sue imprese in Sicilia fu soprannominato dal pubblico “il Leone delle Madonie”, un nome che ancora oggi riecheggia nella storia dell'automobilismo.
A cento anni dalla sua scomparsa, la figura di Masetti continua a essere celebrata. Il 26 aprile 2026, a Vinci si terrà la “Coppa Masetti”, una giornata commemorativa che unirà memoria storica e passione per i motori d'epoca. L'evento prevede al mattino una rievocazione storica sul percorso Vinci–San Baronto, con parata e prova dinamica su strada chiusa al traffico riservata ad auto e moto storiche, mentre nel pomeriggio è in programma un concorso di eleganza dedicato a vetture selezionate, in particolare modelli anteguerra e spider e coupé degli anni Cinquanta.
Un aristocratico con la passione della velocità Giulio Masetti nacque a Firenze nel 1895 in una famiglia dell'antica nobiltà toscana. I Masetti possedevano vaste proprietà e il castello di famiglia a Vinci, la Rocca dei Conti Guidi, ma il giovane Giulio non era attratto soltanto dalla vita aristocratica. Come molti ragazzi della sua generazione fu segnato dall'esperienza della Prima guerra mondiale, che contribuì a formare il suo carattere deciso e avventuroso. Terminato il conflitto, scoprì la passione per le automobili e per le competizioni, uno sport allora agli inizi ma già capace di affascinare il pubblico. A differenza di molti piloti dell'epoca, Masetti non era un corridore aggressivo nel senso spettacolare del termine. Non cercava il rischio inutile né la guida spericolata. Il suo stile era elegante, fluido, quasi aristocratico: affrontava le curve con precisione, senza forzare inutilmente gomme e meccanica. Era un modo di guidare che privilegiava la continuità e l'intelligenza tattica più che la pura velocità. Ed era perfetto per le gare su strada di quegli anni, dove le condizioni del terreno, la lunghezza dei percorsi e la fragilità delle macchine mettevano a dura prova anche i piloti più esperti.
Le prime gare e i tracciati di montagna Il talento di Masetti emerse rapidamente nelle competizioni italiane dei primi anni Venti. Il suo stile di guida si adattava in modo ideale ai tracciati di montagna, dove curve e tornanti si susseguivano senza tregua. Non a caso si mise presto in evidenza in gare impegnative come la Parma–Poggio di Berceto e la Coppa della Consuma, dove già nel 1920 ottenne risultati importanti contro piloti molto più esperti. Queste gare erano durissime. Le strade erano strette, sconnesse, spesso polverose. Le vetture non avevano né cinture di sicurezza né protezioni per il pilota. Guidare significava dominare la macchina per ore, affrontando salite, discese e centinaia di curve. Masetti dimostrò subito di possedere qualità rare: resistenza fisica, sensibilità meccanica e una straordinaria capacità di mantenere un ritmo costante. Ma la gara destinata a consacrarlo sarebbe stata un'altra, la più famosa e temuta dell'automobilismo europeo. La sfida della Targa Florio Nel 1921 Masetti si presentò al via della Targa Florio, la corsa più prestigiosa e impevedibile del calendario internazionale. La gara si disputava sulle montagne delle Madonie, in Sicilia, su un tracciato lungo 432 chilometri fatto di salite, discese, centinaia di curve e tornanti. Le strade attraversavano paesi e vallate, e gli spettatori si assiepavano lungo il percorso a pochi metri dalle vetture. Guidare su quel circuito significava affrontare uno sforzo quasi pari a quello di una gara ciclistica. La fatica era enorme, la concentrazione doveva rimanere altissima per ore. Il campo dei partecipanti era formidabile. Le grandi squadre ufficiali schieravano vetture molto più potenti e moderne, tra cui Alfa Romeo e Mercedes-Benz, con piloti del calibro di Giuseppe Campari, Ugo Sivocci ed Enzo Ferrari. Masetti, invece, correva con una Fiat privata, ormai considerata superata.
La vittoria del 1921 La gara si trasformò presto in una sfida epica. Giro dopo giro, contro ogni previsione, Masetti riuscì a rimanere nel gruppo dei migliori. Mentre alcuni favoriti si ritiravano per guasti o incidenti, il conte toscano continuava a guidare con il suo stile regolare e preciso, senza commettere errori. Alla fine tagliò il traguardo per primo, vincendo la corsa in 7 ore, 25 minuti e 5 secondi e stabilendo anche il nuovo record della gara. Fu un'impresa clamorosa. Un aristocratico con una macchina privata aveva sconfitto le grandi scuderie europee. La sfida alla Mercedes Dopo quella vittoria sembrava naturale che Masetti venisse ingaggiato dalla Mercedes. Ma la casa tedesca non si fidò completamente della sua impresa, giudicandola quasi un colpo di fortuna. La risposta del conte fu degna del suo carattere. Comprò con i propri soldi una Mercedes Grand Prix del 1914, la fece ridipingere di rosso – il colore italiano delle corse – e tornò in Sicilia per la Targa Florio del 1922. Fu una scelta audace, quasi provocatoria. E Masetti trasformò quella sfida personale in una nuova impresa. Dominò la gara e vinse ancora, stabilendo nuovi record di tempo e di velocità media. Da quel momento il pubblico siciliano gli diede il soprannome che lo avrebbe accompagnato per sempre: “il Leone delle Madonie”.
Un pilota internazionale Le due vittorie alla Targa Florio cambiarono la sua carriera. I grandi costruttori capirono che Masetti non era stato affatto fortunato. Nel 1923 venne ingaggiato dalla Alfa Romeo, una delle case automobilistiche più importanti del tempo. Con la squadra milanese conquistò la Coppa della Consuma e ottenne numerosi piazzamenti nelle principali gare europee. Nel 1924 tornò ancora protagonista alla Targa Florio, dove arrivò secondo. Nel 1925 passò alla squadra Sunbeam–Talbot–Darracq. Con questa scuderia vinse la prestigiosa Klausenrennen, una durissima gara alpina in Svizzera. Nello stesso anno ottenne anche un importante terzo posto nel Gran Premio di Francia, segno che ormai il pilota toscano era diventato una figura di primo piano nel motorismo internazionale.
Un pioniere della sicurezza Un dettaglio curioso riguarda proprio il 1925. Masetti fu tra i primi piloti a utilizzare un casco rigido rivestito in pelle, in un'epoca in cui molti correvano ancora con semplici berretti. Era una scelta insolita ma indicava la sua attenzione per la sicurezza e per l'evoluzione tecnica dello sport.
Il fascino del conte pilota Masetti era anche un personaggio affascinante, tipico della generazione di aristocratici sportivi del primo dopoguerra. Elegante, audace e generoso, era molto amato dal pubblico. Durante le settimane della Targa Florio diventava una vera celebrità. Frequentava i salotti della nobiltà siciliana ma allo stesso tempo era capace di parlare con i contadini e con gli spettatori che affollavano le strade delle Madonie. Un aneddoto racconta che spesso veniva portato in trionfo dagli abitanti dei paesi attraversati dalla corsa, che lo consideravano quasi uno di loro. Aveva anche una ritualità precisa: correva quasi sempre con una tuta bianca, stretta da una cintura di cuoio marrone con fibbia d'argento, diventata una sorta di segno distintivo.
L'ultima corsa Nel 1926 Masetti tornò ancora una volta in Sicilia per la sua gara preferita. La Targa Florio era ormai una parte fondamentale della sua vita. Avrebbe voluto correre con una nuova vettura Darracq preparata appositamente, ma un ritardo nella consegna lo costrinse a utilizzare una Delage due litri a dodici cilindri. Il numero assegnato era il 13. La gara iniziò bene. Ma durante il percorso, nei pressi di Sclafani Bagni, la vettura uscì di strada su un ponticello. L'auto si ribaltò violentemente e il pilota rimase schiacciato sotto la macchina. Giulio Masetti morì il 25 aprile 1926, a soli trentun anni. Quando i soccorritori lo estrassero dalla vettura indossava ancora la sua immancabile tuta bianca e la cintura di cuoio.