Ponzano, un anno dopo l’alluvione: “Il rischio è ancora reale”
27-03-2026 22:22 -
A distanza di un anno dall’alluvione del 14 marzo, a Ponzano non è il tempo delle celebrazioni. È il tempo delle domande. E soprattutto delle accuse. Il gruppo “Alluvionati 14 marzo”, insieme ad altri comitati del territorio, rompe il silenzio con una lettera aperta indirizzata all’amministrazione comunale di Empoli, denunciando quella che definisce una situazione ancora irrisolta, sospesa tra promesse e criticità strutturali mai affrontate fino in fondo.
Il punto di partenza è netto: dodici mesi rappresentano, secondo i cittadini, un tempo più che sufficiente per passare dalla gestione dell’emergenza a una pianificazione concreta. Ma, sostengono, questo passaggio non c’è stato. “Il territorio resta fragile”, scrivono, rivendicando la sicurezza come un diritto e non come una concessione.
La memoria dell’alluvione è ancora viva. Non solo per i danni materiali, ma per la paura che possa accadere di nuovo. Una paura che, secondo il comitato, non è stata ridotta da interventi strutturali adeguati. Anzi, il rischio idrogeologico continuerebbe a gravare su Ponzano e su altre frazioni del territorio empolese, segno – si legge – di una fragilità diffusa e sistemica.
Uno dei passaggi più duri della lettera riguarda la ricostruzione tecnica dell’evento. I cittadini contestano la narrazione dell’evento eccezionale, sostenendo che il disastro sia stato il risultato di una combinazione di fattori prevedibili: criticità nella gestione idraulica e collasso della rete fognaria. Un dato, in particolare, viene indicato come emblematico: a Ponzano sarebbe caduta meno pioggia rispetto ad altre zone, eppure i danni sono stati maggiori.
Secondo il comitato, il rigurgito della rete fognaria avrebbe avuto un ruolo determinante, avvenendo prima ancora delle criticità legate al torrente Orme. A peggiorare la situazione, la chiusura delle cateratte sull’Arno, che avrebbe trasformato il sistema fognario in un bacino chiuso, senza adeguati sistemi di pompaggio. Il risultato: acqua risalita dalle caditoie, garage e abitazioni allagate.
Ma è soprattutto sull’ultimo anno che si concentra la denuncia. I cittadini parlano di un “anno sospeso”, segnato da rimpalli di responsabilità tra Comune e gestore idrico, e da interventi giudicati insufficienti o tardivi. Viene criticata quella che definiscono una contraddizione dell’amministrazione: negare il ruolo della rete fognaria nell’alluvione, ma allo stesso tempo intervenire su di essa con lavori strutturali che, secondo il comitato, ne dimostrerebbero le criticità.
Tra gli esempi citati, il cantiere di via del Giardino, aperto solo recentemente nonostante segnalazioni ripetute, e ancora fermo. Ma non è un caso isolato. Il piano di manutenzione delle caditoie viene definito sottodimensionato, incapace di garantire sicurezza in un’area già fragile. Ancora più grave, secondo la lettera, la scoperta di tombini asfaltati e dimenticati, che avrebbero reso impossibile per anni qualsiasi manutenzione ordinaria.
Il quadro che emerge è quello di infrastrutture vecchie, in alcuni casi risalenti agli anni ’90, oggi inadeguate rispetto ai cambiamenti urbanistici e climatici. L’aumento delle superfici impermeabili e dei carichi urbanistici avrebbe reso obsoleti i sistemi esistenti, senza che siano stati realizzati adeguati aggiornamenti.
A pesare, però, sono anche le opere mai partite. Il comitato parla apertamente di “promesse mancate”: casse di espansione rimaste sulla carta, un’idrovora annunciata ma mai installata, progetti senza tempi certi. Interventi considerati fondamentali per la sicurezza del territorio, ma ancora lontani dalla realizzazione.
Non manca poi una critica alle scelte urbanistiche. Nonostante la saturazione del sistema, sostengono i cittadini, non sarebbe stata adottata una vera moratoria sulle nuove edificazioni nelle aree più critiche, se non in casi limitati.
La lettera non è solo una denuncia, ma anche un avvertimento. La ferita dell’alluvione è ancora aperta, e il rischio – secondo i firmatari – non è affatto superato. Ponzano, un anno dopo, resta un territorio in attesa. Non di parole, ma di risposte concrete.