Addio a David Riondino, le radici a Castelnuovo d’Elsa: lì vive ancora la sorella Chiara
29-03-2026 17:31 -
e ne va una delle figure più libere e imprevedibili della cultura italiana. È morto oggi, domenica 29 marzo, David Riondino, artista capace di muoversi con naturalezza tra musica, teatro, cinema e televisione, sempre guidato da uno sguardo ironico e fuori dagli schemi.
Nato a Firenze nel 1952, Riondino era profondamente legato anche al territorio dell’Empolese Valdelsa. La sua famiglia è originaria di Castelnuovo d'Elsa, dove si trova la casa di famiglia e dove vive ancora la sorella Chiara. Un legame discreto ma autentico, rimasto vivo nel tempo.
Prima di diventare un volto noto dello spettacolo, Riondino ha lavorato per dieci anni come bibliotecario alla Biblioteca Nazionale di Firenze: un’esperienza che ha contribuito a formare la sua vasta cultura e la sua capacità di intrecciare registri diversi, dalla poesia alla satira. Ma è nel clima creativo degli anni Settanta che prende forma la sua vera vocazione artistica.
Nel 1979 pubblica il suo primo album, David Riondino, dopo un’esperienza significativa: tra il 1978 e il 1979 apre i concerti della tournée di Fabrizio De André insieme alla Premiata Forneria Marconi, un passaggio fondamentale per la sua crescita artistica. L’anno successivo esce Boulevard, confermando una voce originale nel panorama musicale italiano.
Parallelamente alla musica, emerge presto il suo talento per l’improvvisazione e la comicità. Giovanissimo, si esibisce al Zelig, dando avvio a una carriera che lo porterà anche sul piccolo e grande schermo. Negli anni Ottanta prende parte a film come Maledetti vi amerò di Marco Tullio Giordana e Kamikazen – Ultima notte a Milano di Gabriele Salvatores.
Il grande pubblico lo associa anche a “Maracaibo”, canzone scritta nel 1975 insieme a Lu Colombo e diventata un successo nel 1981. Ma la sua carriera non si è mai fermata a un singolo episodio: dischi come Tango dei miracoli e Quando vengono le ballerine? testimoniano una ricerca continua, lontana dalle logiche commerciali.
In televisione ha attraversato programmi molto diversi tra loro, dal Maurizio Costanzo Show a Quelli che il calcio, mantenendo sempre uno stile personale e riconoscibile. Nel 1997 ha esordito anche come regista con il film Cuba libre – Velocipedi ai tropici.
Anche la sua vita privata ha incrociato il mondo dello spettacolo: per anni è stato legato a Sabina Guzzanti, con la quale ha condiviso un lungo rapporto umano e artistico.
Fino agli ultimi tempi Riondino ha continuato a osservare e raccontare la realtà con intelligenza e leggerezza, senza perdere quella capacità di mescolare linguaggi e registri che lo ha reso unico.
Con la sua scomparsa, l’Italia perde un intellettuale atipico, capace di portare la cultura fuori dai luoghi convenzionali. E mentre il suo nome resta legato ai palcoscenici e ai media, a Castelnuovo d'Elsa rimane il segno più intimo della sua storia: quello delle origini e degli affetti.
I funerali saranno celebrati martedì alle 11 a Roma, nella Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo.