L’ultimo saluto ad Alessandro Naldi, l’uomo che raccontava la Toscana
29-03-2026 18:10 -
“Libri che raccontano la Toscana”. Non era solo uno slogan, ma una dichiarazione d’amore. Così Alessandro Naldi raccontava il suo lavoro, e così ha vissuto: trasformando luoghi, pietre, immagini e memorie in storie da consegnare agli altri.
Si è spento a 66 anni in una Rsa di Orentano, lasciando un vuoto profondo nella comunità empolese e in tutto il mondo culturale toscano. La sua salma è esposta nelle cappelle della Rsa Vincenzo Chiarugi di Empoli, dove lunedì 30 marzo alle 15.30 saranno celebrati i funerali.
Nato a Borgo San Lorenzo, Naldi era cresciuto a Empoli, città che sarebbe diventata il centro della sua vita e del suo lavoro. Prima ancora dell’editoria, c’era stata la passione per il racconto: quello spontaneo e acceso di un ragazzo tifoso, che attraverso le onde di Radio Fata Morgana cercava di dare voce alle emozioni del calcio. Poi le collaborazioni giornalistiche, le riviste sportive, il desiderio sempre più chiaro di trasformare quella vocazione in mestiere.
Nel 1992 nasce così la sua creatura, la casa editrice Editori dell'Acero. Un progetto ambizioso e controcorrente: raccontare la Toscana nei suoi aspetti meno evidenti, dare dignità editoriale a ciò che spesso resta ai margini. Chiese, pievi, borghi, piazze, dettagli architettonici, opere dimenticate: tutto diventava materia narrativa, sempre con uno stile elegante, curato, quasi artigianale.
Tra le collane più importanti, “Toscana romanica”, nata negli anni Novanta da studi di ambito universitario tra Firenze e Siena, e “Antiche mura di Toscana”, vera spina dorsale della casa editrice, capace di attraversare l’intero territorio regionale alla ricerca di storie, forme e identità. Con opere come Sacri simboli di luce o Firenze romanica, Naldi aveva contribuito a costruire strumenti di conoscenza destinati a durare nel tempo.
Ma il suo sguardo non si era mai allontanato da Empoli. Lo dimostrano i volumi Empoli com’era, realizzati insieme a studiosi come Paolo Pianigiani, Leonardo Terreni, Elena Testaferrata, David Parri e Sandra Ristori: libri che non sono solo raccolte di immagini, ma veri atti d’amore verso una città in trasformazione, capaci di restituire memoria e identità a una comunità.
Negli ultimi anni aveva continuato a esplorare e raccontare, come nel progetto Toscana dimenticata, dedicato ai luoghi abbandonati e spesso sconosciuti della regione, o nelle ricerche sui percorsi leonardiani, intrecci di strade e paesaggi che parlano ancora oggi.
Naldi non era soltanto un editore. Era un costruttore di memoria, un uomo capace di vedere valore dove altri passavano oltre. Nei suoi libri c’era sempre qualcosa di più di una descrizione: c’era il desiderio di salvare, di tramandare, di far sentire le persone parte di una storia più grande.
Lunedì, a Empoli, non sarà solo un funerale. Sarà il saluto a una voce che ha insegnato a guardare il territorio con occhi diversi. E forse, sfogliando uno dei suoi libri, qualcuno continuerà a sentire quel filo sottile che lega i luoghi alle emozioni. Proprio come lui aveva sempre fatto.