Slow food: "Consumo del suolo, un'emergenza da affrontare"
30-03-2026 09:22 -
Sul tema del consumo del suolo, riceviamo e pubblichiamo questo contributo della condotta Slow Food Empolese-Valdelsa
Ci troviamo spesso in situazioni nelle quali si identifica Slow Food come una compagnia di amici che si dedicano al consumo del cibo. Nulla di più sbagliato. Slow Food considera il cibo come una metafora della realtà in cui viviamo, sempre più concentrata sulle logiche del consumo e soprattutto del consumo irresponsabile di tutto ciò che riguarda la natura. Questa aggressione perpetrata verso tutti quei fattori sostanziali per la vita dei cittadini che si sintetizzano nel termine “beni comuni”, si esprime nella mercificazione del cibo, nella perdita dei significati e nel valore del lavoro umano, soprattutto quello legato alla difesa dell'ambiente, nella negazione della crescita dei danni apportati dall'attuale modello di sviluppo all'ambiente naturale ed i conseguenti effetti di cambiamento climatico.
Slow Food è impegnata da anni soprattutto nel promuovere riflessioni ed iniziative a tutela del mondo dei produttori agricoli, cioè di coloro che producono il cibo indispensabile per tutti noi uomini di questa terra. L'agricoltura e gli allevamenti sono oggetto di interventi che alterano sempre più gli equilibri naturali con strumenti chimici e fisici che apportano evidenti danni all'ambiente. Ma sono anche le scelte di piccola scala a livello nazionale e locale che determinano alterazioni significative con danno ambientale e conseguenze sia per la produzione agricola che per la salute dei cittadini.
In questo ambito è fondamentale la tutela del suolo dato che esso è certamente un bene comune in quanto risorsa non rinnovabile, cioè ambito su cui agire con la massima cautela. L'attività agricola assolve alla funzione di difesa del territorio sotto il profilo idrogeologico, paesaggistico, ambientale e produttivo. Ogni scelta relativa deve essere quindi oggetto di attenta valutazione che ne consideri la complessità e gli stretti di legami di interdipendenza. Ma anche le scelte urbanistiche generali devono richiedere una valutazione per evitare che determinati interventi vadano a causare danni complessivi non solo sul territorio destinato ad agricoltura.
Esiste, a nostro parere, una situazione di “emergenza” derivante, per l'intero nostro Paese, dal depauperamento e dal consumo del suolo, risorsa non rinnovabile e non sostituibile, elemento di vita, bene comune. Molti atti normativi e molte prese di posizione, sia a livello centrale che periferico, sembrano non tenere affatto conto di questa “emergenza” come se la situazione attuale e le prospettive non rappresentassero più un rischio per i cittadini italiani. Scorrendo i dati dell'annuale Rapporto sul consumo di suolo dell'Istituto Superiore di Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA), l'emergenza c'è ancora. Anzi, col passare degli anni si è trasformata in una “emergenza sistemica”: continua a crescere e continuerà senza limiti, almeno valutando le previsioni espansive individuate dai Piani Regolatori o Piani di Gestione del Territorio dei Comuni italiani.
Il suolo non può più essere usato solo per la produzione di derrate agricole o per l'insediamento di beni industriali, ma deve essere considerato anche per le sue funzioni ambientali. Il suolo è infatti una risorsa naturale irriproducibile e fondamentale, da cui dipende l'intera vita del pianeta. Esso è alla base di numerosi servizi ecosistemici che permettono e regolano la vita sulla Terra: produce circa il 99% del cibo destinato al consumo umano; filtra l'acqua piovana e la rimette in circolo pulita e potabile; regola il clima ed è la riserva fondamentale di carbonio organico e di biodiversità. Minacciando la natura e la fertilità dei suoli, si minacciano i sistemi viventi, compromettendo la nostra sopravvivenza e quella del pianeta che abitiamo.
Oggi il suolo è soggetto a molti processi di rapido degrado: erosione, contaminazione, salinizzazione, impermeabilizzazione, ecc., quasi tutti, direttamente o indirettamente, causati dalle attività umane. Il suolo è stato troppo a lungo considerato un inerte, un semplice supporto sul quale si avviano colture o si costruisce senza valutarne la naturale attitudine e si praticano lavorazioni aggressive senza considerarne la complessità e senza tenere conto dei rischi per la biodiversità nonché per gli equilibri ambientali. Tra le conseguenze più gravi dell'applicazione di questo modello c'è il contributo fondamentale, in genere ignorato, al cambiamento climatico che a sua volta genera ulteriore degrado e accelera la desertificazione. Abbiamo posto un'ipoteca a carico delle generazioni future, mettendo a rischio la loro sopravvivenza alimentare.
Secondo Slow Food, per rimediare al degrado dei suoli sono fondamentali un cambiamento del paradigma agronomico, un superamento della logica del consumo vorace dei territori e una studiata e metodica cura dei suoli. La cura si basa soprattutto sulla considerazione che là dove noi occupiamo i terreni con superfici edificate o impermeabilizzate creiamo danni crescenti alla biodiversità dei territori ed avviamo processi di alterazione degli equilibri naturali che non vengono minimamente presi in considerazione da chi si pone esclusivamente obiettivi di carattere economico. Il consumismo, figlio di un'ideologia della crescita infinita che non riesce a considerare i danni complessivi apportati alla realtà esistente, comporta effetti concreti ed in gran parte irreversibili. Quei territori che molti imprenditori e molti investitori, spesso con il supporto delle scelte delle Amministrazioni locali, vogliono occupare per soddisfare interessi economici parziali, diventano aree dove i danni si manifestano con sempre maggiore frequenza con eventi atmosferici estremi che trovano un ambiente non in grado di sopportare il carico di agenti, con inquinamento delle falde idriche, con inquinamento atmosferico per l'installazione di produzioni industriali senza aree di tutela attorno.
Clima e suolo sono infatti strettamente collegati: il clima condiziona la formazione del suolo e il suolo, a sua volta, incide sulla composizione dell'atmosfera, in particolare sulla quantità di anidride carbonica e altri gas a effetto serra. Le persone si identificano con la terra, che incarna valori culturali e spirituali. Per alcuni invece, la terra è un investimento interessante, un bene sempre più scarso che genera buoni rendimenti. Per questo è fondamentale decidere quali devono essere le previsioni urbanistiche di un territorio perché tali scelte non determinino nuova occupazione e mirino alla conservazione dell'habitat. Slow Food ritiene che sia necessario pensare ad una gestione sostenibile del territorio garantendo che l'insieme dei soggetti civili (professionisti, imprenditori e amministratori) agenti nei territori stessi improntino le loro scelte a criteri di rispetto ambientale e valutino attentamente le interconnessioni tra interventi e salute, evitando danni al patrimonio ambientale, idrico ed atmosferico in primo luogo. Ci vuole a nostro parere una attenzione molto più puntuale sui conflitti che nascono dall'uso dei terreni ed il loro impatto sull'insieme dei componenti degli ecosistemi territoriali.