Amici dell'Hospice, riflessioni sulla morte di Maraini e Aramburu
31-03-2026 09:02 -
Amici dell’Hospice Empoli è un’associazione che ha come logo il fiore del tarassaco (soffione) come simbolo di trasformazione, metamorfosi, passaggio. Il nostro impegno si basa sulla centralità del paziente terminale per la risoluzione dei suoi bisogni fisici per garantire il trattamento adeguato del dolore e di tutti gli altri sintomi, dei suoi bisogni sociali e del rispetto della sua autodeterminazione. La dignità del soggetto affetto da patologie terminali deve essere sempre rispettata per liberare il più possibile il malato dalla sofferenza e dal dolore, con la consapevolezza che il dolore non ha solo una dimensione fisica, ma anche emotiva, sociale e spirituale. L’Associazione opera in tutto il territorio dell’Empolese Valdelsa facendo in primo luogo riferimento all’hospice San Martino in Empoli.
Ecco le due recensioni che l'associazione propone ai lettori di clebs
LA GRANDE FESTA
scritto da Dacia Maraini
Casa editrice Rizzoli
Anno di pubblicazione 2012
Genere autobiografico
Il libro, più che un vero e proprio romanzo, è una raccolta di pensieri dell'autrice sulla morte. Dacia Maraini attraverso il filtro della memoria e del sogno, in questo libro intenso e intimo ci ricorda le persone che ha amato, che l’hanno amata e che vivono ora solo attraverso i ricordi: “nel giardino dei pensieri lontani”. Rievoca e incontra la sorella Yuki, musicista e cantante, a cui dedica uno spazio maggiore, il padre Fosco, Alberto Moravia, Giuseppe Moretti (l’ultimo compagno scomparso prematuramente per una malattia incurabile), l’amico carissimo Pasolini e un’inedita e fragile Maria Callas. Il racconto è come una grande festa, ha il potere di accogliere e abbracciare le persone amate, restituendo al momento della fine, che oggi sempre più si tende a negare, a nascondere, quel sentimento estremo di bellezza e consolazione che gli è proprio.
Dacia Maraini in questo libro mette a nudo la sua storia sincera e struggente, un ritratto memorabile di sé che mescola affetti privati e pubblici, felicità e dolore. Un libro capace di emozioni rare, forte di una vita vissuta fino in fondo e del coraggio nel renderla narrazione. Uno dei libri più belli sulla memoria, sul dolore struggente per le sofferenze di chi ci appartiene, sulla ineluttabilità della morte. Non è facile "mettere in piazza" questi ricordi così personali ma la Maraini lo fa con dolcezza e con la serenità di chi ha elaborato il lutto con equilibrio e accettazione e riesce a riscoprire sensazioni positive nel rivivere i momenti felici che ha trascorso. Le sue riflessioni sono profonde, mai banali e i ricordi delle persone a lei care commoventi e pieni d'amore. Un libro da accogliere dentro di sé come l'abbraccio di una persona amata.
Scrittura limpida, precisa, appassionata, colloquiale ed empatica. Straordinaria la capacità dell'autrice di ricordare i fatti con ricchezza di particolari. Il libro è permeato da una grande umanità e da un grande amore per la vita anche nei momenti più bui e dolorosi. Interessanti e sfiziosi i brevi passi ispirati alla mitologia classica. La narrazione in prima persona è alternata con il dialogo a distanza con l'amica Josepha, che sembra quasi una voce riflessa dell'autrice stessa.
IL BAMBINO
scritto da Fernando Aramburu
Casa editrice Guanda
Anno di pubblicazione 2025
Genere narrativa generale
Ogni giovedì Nicasio si reca al cimitero di Ortuella per parlare con il nipotino. Nuco è morto, insieme a tanti altri bambini in una esplosione di gas che ha letteralmente distrutto la scuola dove si trovava. Nicasio non riesce a rassegnarsi all’idea che il bambino non ci sia più. E quindi, nella sua mente è sempre presente, continua ad accompagnarlo a scuola al mattino, a raccontargli storie, a rimproverarlo e a divertirsi con lui. La storia fa riferimento a un tragico incidente accaduto nel 1980 che sconvolse i Paesi Baschi per raccontare la storia di una famiglia che si trova ad affrontare la più dolorosa delle perdite. Ciascun protagonista ha un modo di reagire tutto suo per riuscire a trovare in sé la forza di andare avanti.
L’ autore non delude nell’affrontare un tema così scabroso come la morte di un bambino. Esplora l’elaborazione del lutto come processo intimo e frammentato. Indimenticabile la figura del nonno che con la sua lucida follia continua a far vivere il piccolo Nico che sparisce letteralmente dalle vite dei genitori; ammirevole quella della madre Mariaje, che cerca con ostinazione di ricominciare a vivere; tenera e dolorosa quella del padre José Miguel, uomo semplice e goffo, che si aggrappa alla moglie nell’illusione di riuscire a salvare qualcosa.
Aramburu in questo suo libro, raccontato con profondità e anche con uno stile nuovo e accattivante, accompagna il lettore in un’esplorazione psicologica e letteraria. Il romanzo è carico di emozioni profonde e contrastanti, delicato e mai eccessivo, descrive il dolore, ma soprattutto il modo in cui le persone reagiscono alla sofferenza e ad eventi dolorosi. Strani gli intermezzi, ma non disturbanti, quasi come se la scrittura volesse far sentire anche la sua voce in questa storia di dolore.