Non è un venerdì santo qualunque, proprio il 3 aprile del '33 morì Gesù
03-04-2026 10:56 -
di Gordon Baldacci
Oggi non è un Venerdì Santo qualunque
La pagina dell'almanacco di oggi non è più solo carta e inchiostro, ma uno specchio teso verso un crepuscolo lontano. Soffia un vento che sa di polvere e nardo, mentre il venerdì si veste dello stesso abito che indossò quel giorno, al centro del tempo. È una suggestione potente, quasi un brivido che attraversa i secoli. Le cifre si allineano come pellegrini stanchi. Sembra quasi di sentirlo, il silenzio di Gerusalemme, mentre l'ombra della nona ora si allunga di nuovo su questi nostri sguardi moderni e distratti. C'è una malinconia sottile nel sapere che il sole, proprio oggi, compie lo stesso identico arco che vide l'Uomo chinare il capo e farsi ricordo. Non è solo una data; è un appuntamento col mistero, un rintocco che vibra da duemila anni e che oggi, finalmente, ritrova la sua stessa voce. Il tempo smette di correre e si siede a guardare: siamo figli di quel medesimo istante, sospesi tra la terra che trema e un cielo che tace. Seguendo i calcoli astronomici e storici più accreditati, che incrociano il calendario ebraico con il governatorato di Ponzio Pilato, il 3 aprile dell'anno 33 emerge spesso come la data più accreditata per quel venerdì che cambiò per sempre la storia del mondo.
Pasqua “bassa” e “alta”
Plasmiamo una bellezza sottile nel sapere che la nostra festa più grande non è prigioniera di un numero fisso sul calendario, ma respira insieme al cosmo. È una festa "itinerante", che insegue il primo plenilunio dopo che il giorno e la notte si sono guardati negli occhi con la stessa durata: l'Equinozio. C'è una Pasqua che può cadere il 22 marzo ed è una Pasqua che sa ancora di inverno, di fango e di rami nudi. È rara come un raggio di sole in una tempesta di neve, l'ultima nel 1818, la prossima nel 2285. Poi all'estremo un'altra Pasqua che può manifestarsi il 25 aprile, come quella che ci aspetta nel 2038; e sarà una Pasqua di rose e di grano già alto. Una soglia psicologica e climatica che sposta l'intero asse della primavera verso l'estate. Del resto, misuriamo il tempo con gli orologi, ma lo sentiamo con le stagioni. La Pasqua è il battito cardiaco di questo ritmo, un pendolo che oscilla tra il freddo del risveglio e il tepore della pienezza.
3 aprile, chi può dirlo?
Iniziamo il nostro viaggio con la prima domanda ed il primo elemento: ovvero, la data della morte di Cristo, come possiamo essere abbastanza sicuri che sia realmente avvenuta il 3 di aprile? I Vangeli concordano su un fatto; la crocifissione avvenne in occasione della festa della Pasqua ebraica. Secondo il Vangelo di San Giovanni, la cena pasquale doveva ancora essere consumata la mattina del Venerdì Santo, il che indica che la Pasqua cadeva quella sera. Tra il 29 e il 36 d.C., solo due venerdì corrispondono a questa descrizione: il 7 aprile del 30 d.C. e il 3 aprile del 33 d.C. Nel Vangelo di Giovanni si menzionano tre distinte celebrazioni della Pasqua durante il ministero di Gesù, indicando una durata minima del suo ministero di oltre due anni. Questo esclude la data del 30 d.C., in quanto non vi sarebbe tempo sufficiente tra l'inizio del ministero e la crocifissione. Rimane quindi solo una data possibile: il 3 aprile del 33 d.C.
Il calendario siderale e le conferme scientifiche Con l'avvento di calcolatori molto potenti, oggi basta un semplice smartphone con una delle tante app astronomiche per risalire al momento esatto del verificarsi di eclissi di Sole e di Luna in qualunque luogo della Terra e per qualunque data nel passato. Inserendo le date di eclissi passate si possono avere tempi ed orari molto precisi. Basta quindi che un'eclisse venga menzionata all'interno di qualche evento storico, per costituire un metodo di datazione assai rilevante. Uno di questi avvenimenti è la corretta datazione della Prima Pasqua cristiana, ovvero del giorno, mese ed anno della Crocefissione di Gesù.
Due indizi ed una prova
Nel Vangelo di Luca si legge infatti che nel giorno della Crocifissione,”… per tre ore , da mezzogiorno alle tre del pomeriggio, il buio cadde su tutta la Terra”. Se ammettiamo che ‘qualcosa' sia effettivamente avvenuto nel cielo quel giorno, la cosa più ovvia è pensare ad un'eclisse totale di Sole visibile da Gerusalemme. L'anno di questa eclisse sarebbe anche l'anno che stiamo cercando. Purtroppo, però, in questo caso i calcoli astronomici sono inequivocabili: dal 26 al 36 d.C. non ci fu nessuna eclisse totale di Sole visibile da Gerusalemme. Né ci poteva essere, dal momento che mai un'eclisse di Sole può avvenire in Luna piena, ovviamente serve la Luna nuova E allora? Ancora una volta gli studi sono andati a focalizzarsi ad un'altra citazione delle Scritture, questa volta tratta dagli Atti degli Apostoli, quando Pietro, parlando della Resurrezione, ricorda una profezia del profeta Gioele: “…il Sole si muterà in tenebre e la Luna si muterà in sangue…”
Secondo un modo di esprimersi ben noto alla gente del tempo, l'espressione ‘la Luna si muterà in sangue' era comunemente usata per indicare un'eclisse totale di Luna, quando la Luna, immergendosi nel cono d'ombra della Terra, assume, per 2-3 ore una tipica colorazione rosso-rame. Allora ecco il nuovo problema: andare alla ricerca di eventuali eclissi totali di Luna visibili da Gerusalemme tra il 26 e il 36 d.C. I calcoli dei modelli hanno, a questo punto, fornito un risultato a dir poco stupefacente: effettivamente il 3 Aprile del 33 d.C. avvenne un'eclissi di Luna visibile da Gerusalemme. Tutto risolto, allora? Non proprio. L'eclisse, infatti, avvenne effettivamente, ma non fu totale, bensì parziale al 60%. In queste condizioni la Luna normalmente non assume il classico colore rosso-rame. A meno che…, per una circostanza rarissima, non sia visibile solo la porzione di Luna oscurata dall'ombra terrestre. Questo può avvenire solo nel momento in cui la Luna sta sorgendo ed il disco sia contemporaneamente eclissato nella parte superiore (in modo che la parte non eclissata rimanga sotto l'orizzonte). Sembra incredibile, ma proprio questa era la situazione calcolata per il 3 Aprile 33 a Gerusalemme. L'eclisse iniziò alle 3,40 ma la Luna sorse sull'orizzonte di Gerusalemme solo alle 6,20. Questo significa che a Gerusalemme la Luna sorse quel giorno con la parte superiore ancora parzialmente eclissate per un 20%: in queste condizioni il primo lembo di Luna che si affacciò all'orizzonte Est doveva apparire totalmente in eclisse, quindi di colore rosso-rame per gli abitanti di Gerusalemme. Ma c'è ancora un ultimo interrogativo: se Gesù fu crocefisso in concomitanza di un'eclisse di Luna, come mai nel Vangelo di Luca sembra si parli di un'eclisse totale di Sole? Forse qui, la spiegazione è più semplice del previsto: in fondo Luca scrisse il suo Vangelo molti anni dopo che gli avvenimenti raccontati erano avvenuti ed è comprensibile che un eventuale tradizione orale di un'eclisse (di Luna) avvenuta nel giorno della Crocefissione, si possa essere trasformata nel racconto di un'eclisse di Sole, molto più coinvolgente, emotivamente, di quanto non sia un'eclisse di Luna. Ma qui entra in gioco un altro elemento, altrettanto affascinante, il tempo meteorologico.
Habood e Shamal venti di tempeste che oscurano il cielo
I Vangeli descrivono fenomeni atmosferici e geologici straordinari al momento della morte di Gesù (crocifissione), tra cui un'oscurità diffusa, che alcuni studiosi e interpreti hanno ipotizzato potesse essere causata da una tempesta di sabbia o altri eventi naturali. Il Medio Oriente del resto in questo periodo è spesso coinvolto da violentissime tempeste di sabbia, l'ultima pochi giorni fa, che ha reso ancora più complicate, le condizioni dei profughi di Gaza dove un'enorme nuvola di polvere ha avvolto anche alcune zone del Governatorato del Mar Rosso settentrionale. Le previsioni confermano che ne giungeranno altre sicuramente entro la prima settimana del mese di aprile. In un contesto climatico che a differenza del nostro, dati alla mano, ha sempre subito l'influenza di questi fenomeni, che portano il nome di Haboob, dall'arabo habb ("soffiare"), termine usato comunemente nella Penisola
Arabica per indicare venti forti che sollevano sabbia.
L'Haboob si forma solitamente a causa di forti correnti discendenti (downburst) provocate da temporali tardo primaverili nelle zone aride. Il fronte del vento può viaggiare a 30-100 km/h, sollevando polvere fino a migliaia di metri di altezza. Sappiamo - ma è bastato vedere le foto sul web di questi ultimi giorni - che riduce la visibilità quasi a zero, causa problemi respiratori e avvolge le città in una densa nube rossastra o gialla. A seconda della regione e della stagione, questi venti intensi vengono talvolta chiamati Shamal, ma di fondo gli effetti non sono difformi. Quindi un'altra delle ipotesi collegate alle ore in cui Gesù fu crocifisso, la possibilità che si sia abbattuta una di queste violente tempeste, talmente severe da impedire e rendere la volta celeste invisibile, come coperta da un poderoso manto notturno che emana una luce crepuscolare.Aggiungiamo il fatto che i due fenomeni (eclissi di Luna sicura dai calcoli dei software planetari) e tempesta di haboob (ipotizzabile per il periodo climatico preso in considerazione) potrebbero anche essersi verificati entrambi, dando semmai ulteriore suggestione e significato, al fatto reale della crocifissione di Gesù uomo.
La nostra “settimana santa” fra meteo instabile e qualche piccola correlazione antropomorfa
In Toscana ma anche nell'empolese, durante il periodo della Settimana Santa, spesso il tempo si fa variabile ed in più occasioni, specie quando la Pasqua si verifica in condizioni primaverili mature, capita sovente nelle ore centrali del giorno (12-15) le ore in cui la tradizione colloca la morte di Gesù che il cielo si faccia più nuvoloso, a tratti cupo, in virtù del fatto che anche alle nostre latitudini si va incontro alla stagione dei temporali pomeridiani, i cosiddetti fenomeni ad evoluzione diurna. Il cielo si incupisce, qualche tuono in lontananza, il temporale che scivola dalle colline blandendo a volte bagnando la pianura. Non è un caso che i nostri nonni, a più riprese, ci abbiano raccontato che in quelle ore “Gesù muore”. Certo non è una regola fissa, abbiamo avuto splendidi venerdì santi soleggiati e magari una Pasqua più incerta, ma la percentuale di avere una spiccata variabilità fra la terza decade di marzo e la terza di aprile è tra le più alte rispetto agli altri periodi dell'anno. Non si può escludere quindi a priori che per diversi venerdì santi, il meteo si sia presentato instabile a tratti temporalesco.
L'ora della Terza Stella
A chiudere questa carrellata di ore, eventi, simboli riallacciati a un contesto avvicinabile alla realtà, vi è l'Ora della Sindone, quando il cadavere di Gesù viene calato dalla croce e avvolto nei teli. Questo momento è detto anche l'Ora della Terza stella. Per gli ebrei il riposo festivo è regolato dall'apparizione della terza stella di media grandezza nel cielo serotino. Le luci del Sabato sono dunque le stelle che ne testimoniano l'inizio, oppure i fuochi accesi prima del riposo di precetto? Anche qui andiamo con ordine. Un giorno per gli ebrei consiste sempre in 12 ore, le ore uguali dei latini. Il punto intermedio delle 12 ore notturne è chiamato mezzanotte, e cade esattamente a metà tra il tramonto e l'alba e separa la sesta dalla settima ora della notte. Analogamente il mezzodì è esattamente a metà tra alba e tramonto, come nel nostro concetto di mezzogiorno locale. Un modo per misurare le ore del giorno è usando un orologio solare con dodici divisioni equiangolari. L'intervallo di tempo tra il tramonto del Sole e l'inizio della notte è chiamato anche «le due sere», a questo si riferiscono i samaritani quando parlano del sacrificio dell'agnello pasquale. Alla domanda su come si debba identificare la terza stella ogni rabbino ha il suo metodo. È evidente che i vari rabbini sono coscienti che in presenza di astri molto luminosi come Giove e Venere, magari in Inverno con Sirio già sopra l'orizzonte, la terza stella comparirebbe molto prima che in una sera primaverile senza questi due pianeti sopra l'orizzonte. Allora parlano di stelle di media grandezza, senza però dare indicazioni precise a riguardo, anche perché le stelle visibili cambiano con il cambiare della stagione. Questa clausola, che siano di media grandezza, fa sì che si debbano escludere le stelle di prima grandezza e i pianeti, che di solito sono anche più luminosi. La notte a quelle latitudini dura quasi 13 ore, essendo ancora vicini all'equinozio. Sempre seguendo alcuni calcoli matematici dal tramonto all'alba sono passate 6 ore e 53 minuti, prima che io possa vedere una stella di terza grandezza. Possiamo assumere con un'incertezza attorno ai due minuti, tra le 23:04 e le 23:06 del nostro orologio questa ultima fase raccontata nei Vangeli, prima che Gesù venga deposto nel sepolcro.
La Parasceve è passata, lo Shabbat anche…
La mattina successiva al sabato, le donne camminano nel fresco, con il peso degli aromi tra le mani e quello del lutto nel cuore. Non sanno che stanno camminando nell'esatto punto di rottura tra il "prima" e il "dopo". Trenta ore di buio, trenta ore di attesa della terra, condensate in un raggio che ora colpisce la pietra rotolata. In quel preciso istante, mentre il disco solare taglia l'orizzonte di Giudea con una lama di luce dorata, la cronaca si fa eternità. Sono circa le 6:30, l'ora che le effemeridi di questi giorni a Gerusalemme confermano posizione ed altezza del sole che sorge. L'aria è quella frizzante e tersa che solo le mattine di aprile sanno regalare dopo il pianto del venerdì. Non c'era foschia a oriente; non c'erano nubi a schermare lo stupore. La visibilità era massima, quasi a voler sottolineare ciò che stavano per vedere o meglio, non vedere. Da un azimut di 78-82 gradi Est/Nord/Est, è ormai sorto il sole della prima Pasqua di Cristo.
Non un inganno dei sensi, non un'ombra dell'aurora
In quel sepolcro vuoto, la nostalgia per l'uomo si scontra con l'evidenza del fatto. Il calore dei raggi solari inizia a scaldare le rocce calcaree ma il corpo non c'è; resta solo la geometria della luce. Nel suo tragitto apparente verso il mezzogiorno, illumina le bende abbandonate, trasformando un calcolo orario nel primo fotogramma della speranza. Del resto tutte le fonti a noi tramandate concordano di un cielo terso. Il meteo di quella mattina non era solo "bel tempo"; era lo scenario necessario perché la testimonianza non avesse ombre.
…e mentre le donne si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto.