Marzo pazzo? No, caldo: +2 gradi rispetto alla media

08-04-2026 14:18 -

di Gordon Baldacci

Il mese di marzo, ormai consegnato agli annali climatici, riporta la corsa delle temperature verso l’alto, allineando i dati locali con quelli continentali e purtroppo anche globali.

A livello locale, dopo un’ultima settimana del mese, la compagnia del vento gelido e della neve a quote di alta collina in Appennino, aveva scatenato sui social i meme più improbabili. C’era anche chi sollecitava di “riaccendere il Cambiamento Climatico” per far alzare le temperature. Ridendo e scherzando - insomma mica tanto - marzo chiude con una anomalia mensile di + 2.0 C° rispetto alle medie degli ultimi quarantacinque anni, togliendo ogni alibi alle “rane bollite” che si erano convinte che la stagione nella sua prima parte, mite a tratti anche calda, fosse assolutamente normale per il primo mese della primavera meteorologica.

Del resto il mese di marzo, anche in anni recenti, ha convinto tutti che fosse davvero così. Basta scorrere a ritroso il grafico pluridecennale; per trovare una serie sottomedia per più anni, si deve tornare al 2004-2006…venti ventidue anni fa, quasi a tentare un pareggio con il 2001, che resta a tutt’oggi, il mese di marzo con maggiore scarto positivo, con punte di 3.0 C° al di sopra delle medie di allora. Successivamente specie a partire dal 2007 si contano sempre tre/quattro anni in anomalia positiva per uno in controtendenza spesso comunque molto timida.

Teoricamente quindi il 2027 “potrebbe” essere l’anno con il mese di marzo quasi in linea con le medie climatiche, ma ne riparleremo ovviamente fra un anno. Appare comunque dirimente, che il cambiamento climatico predilige alcuni mesi per imprimere una maggiore spinta e non necessariamente sono quelli estivi. Questo è un dato che andrà nel tempo analizzato con una attenzione specifica, arrivando a comprendere meglio “cosa” permette a marzo di comportarsi come aprile, mentre magari maggio si mantiene più o meno tale pur nella fase di incremento generale.

Alla fase molto calda su Empoli, stavolta fra le più calde a livello nazionale, (stiamo sempre parlando di anomalia quindi di temperature che sono tot gradi in più rispetto a quelle che dovrebbero registrarsi); non aiuta le zone settentrionali e le regioni tirreniche in generale. I sottomedia coinvolgono le regioni del medio versante adriatico e le zone sud-orientali, Sicilia compresa. Ma più si allarga il campo di osservazione e maggiori sono le zone con anomalie positive, talmente estreme in Russia e nelle zone scandinave da toccare i +4/+6 C° rispetto alle “loro” temperature marzoline. I sottomedia della penisola turca e dell’Africa Settentrionale, sia per estensione che per valori toccati, non riescono a compensare il dato continentale.

Senza contare che la poderosa ondata di calore che ha colpito in toto gli Stati Uniti e le zone centro-meridionali della penisola asiatica, hanno influito a tal punto, da far segnare a marzo l’ennesimo nuovo record mondiale +0.94 C°. L’anno scorso quando si stabilì l’ennesimo nuovo record, eravamo a + 0.79 C° Sembrano minuzie, decimali di poco conto, ma quando arriveremo ad 1.5 C° avremo del tutto o quasi distrutto le barriere coralline, ed il mare avrà un innalzamento di circa 30 cm, senza contare tutta l’energia che ci sarà in giro per l’atmosfera a foraggiare uragani, tornado, alluvioni lampo etc etc.

Tutto questo non lo dice il “Baldacci catastrofista” cito solo gli effetti altamente prevedibili, che si avranno sulla base di quelli già in atto dopo che abbiamo varcato quindici anni fa la solita minuzia… il + 0.5 C°… era il 2011. Le misure puntuali di allora hanno dimostrato che spostando l’anomalia da +0.1 a +0.5 il mare era cresciuto di 25 cm e le ricerche subacquee ci segnalavano che oltre il 60% delle barriere coralline ormai erano perse del tutto. Senza contare il numero esponenziale dei fenomeni intensi che si sono poi susseguiti nei lustri successivi anche purtroppo, su Empoli e dintorni.

Tralascio ma per questioni di lunghezza dell’articolo, il nuovo record ovviamente negativo dei ghiacci artici che NON sono aumentati a fine stagione, anzi hanno perso ancor più velocemente quel lieve aumento di superficie registrato a novembre e dicembre, a dimostrazione che laddove anche il ghiaccio torni ad estendersi in superficie, non lo fa in profondità. Un altro dato che per il momento non desta preoccupazione urgente ma se aprile non provvederà a invertire la rotta, potrebbe andare a segnalare un possibile problema in vista dell’estate è quello delle precipitazioni.

Marzo 2026 su Empoli e dintorni ha registrato quasi il 46% delle piogge in meno rispetto ai precedenti. Un dato che pone il Valdarno inferiore e l’Emilia, come le zone d’Italia dove è piovuto di meno sempre rispetto alle consuete medie cinquantennali. Attendiamo aprile, soprattutto la terza decade, visto che al momento seppur nella seconda sembra si vada ad aprire una fase votata ad una maggiore variabilità, non ci sono elementi per avere configurazioni adatte a precipitazioni primaverili. Un tempo si diceva: aprile ogni goccia un barile, e malignamente le nostre nonne verso le nuore: di esporsi all’acqua di aprile che farebbe…rimbellire senza dimenticare l’attenzione verso il terzo aprilante quaranta similante…

Se davvero per i prossimi quaranta giorni si replicasse il tempo del terzo giorno di aprile… quest’ anno addio gocce di bellezza gentili signore…. In tutto questo contesto va anche inserito un sempre più urgente concreto impegno politico non tanto sul clima in sé, non si fa piovere o nevicare con una mozione internazionale all’ONU. C’è da iniziare a capire come e quali energie utilizzare, quali sono le meno impattanti, quelle da evitare, quelle che a conti fatti portano più benefici che danni, senza pensare ingenuamente che basti mettere in atto la “decrescita felice” per salvare il mondo o peggio, che esista un proiettile d’argento che risolve tutti i problemi.

Delle soluzioni attuabili, e degli scenari possibili, grazie anche alle nuove tecnologie presenti ed in arrivo, ne riparleremo a breve, in un mio prossimo contributo.