Una giornata informativa sulla Sindrome del bambino scosso

10-04-2026 11:27 -

Un gesto brusco dettato dall'esasperazione può cambiare per sempre, o interrompere bruscamente, la vita di un neonato. Per affrontare con consapevolezza e precisione scientifica il tema della Shaken baby syndrome o Sindrome del bambino scosso (Sbs), l'ospedale San Giuseppe di Empoli ha deciso di scendere in campo con un'iniziativa di sensibilizzazione diretta alla cittadinanza.

L'appuntamento con la cittadinanza sarà all'info point che verrà allestito il 13 aprile, dalle ore 8 alle 20, nella Hall al piano terra del presidio ospedaliero, nell'area situata tra gli sportelli Cup e la "Sala dell'orologio". Ad accogliere i cittadini ci saranno le pediatre Laura Galli, Carmela Caputo, Cinzia Cioni, Serena Ballotti e le infermiere della Pediatria. L'iniziativa fa parte delle Giornate nazionali di prevenzione della sindrome del bambino scosso, che sono in programma l'11 e 12 aprile in oltre 150 città di Italia. Le giornate, dal 2024, sono promosse dalla Fondazione Terre des Hommes Italia in collaborazione con la Società italiana di Pediatria e la Società italiana emergenza urgenza pediatrica.

«La Shaken baby syndrome è un'emergenza clinica che riguarda i bambini nel loro periodo di vita di massima fragilità, cioè tra le prime due settimane e i sei mesi – afferma il professor Roberto Bernardini, direttore della Pediatria dell'ospedale di Empoli –. Spesso lo scuotimento è l'esito tragico di un momento di impotenza e forte stress di fronte a un pianto che sembra inconsolabile. Tuttavia, è bene ricordare che la struttura cerebrale e ossea di un lattante è delicatissima: uno scuotimento violento può causare lesioni neurologiche permanenti, coma o, in un caso su quattro, il decesso. La nostra missione è fornire ai genitori gli strumenti per gestire queste criticità in sicurezza». Nello spazio informativo i cittadini troveranno pediatri e infermieri pronti al dialogo, video esplicativi e materiale illustrativo dedicato.

La dottoressa Laura Galli, pediatra del San Giuseppe sottolinea l'importanza dell'ascolto: «Saremo presenti per spiegare che il pianto è l'unico linguaggio del neonato e che sentirsi sopraffatti non deve essere un tabù. Presso il nostro punto informativo non forniremo solo dati tecnici, ma consigli pratici: se il pianto diventa insostenibile, è meglio lasciare il bambino in un posto sicuro e allontanarsi per qualche minuto fino a riacquistare la calma, piuttosto che rischiare manovre brusche. Chiedere aiuto a familiari o professionisti è il primo passo per proteggere la vita dei più piccoli».

La sindrome è un quadro clinico che si manifesta quando un bambino, solitamente sotto i due anni, viene scosso con forza. Il cervello si muove liberamente nel cranio, subendo traumi che possono portare a epilessia, cecità o ritardi nello sviluppo. A testimoniare l'adesione della comunità, la sera del 12 aprile, il Comune di Empoli illuminerà di arancione — colore simbolo della campagna — il monumento di Piazza della Vittoria.

«Siamo lieti come amministrazione comunale di accogliere questo messaggio di sensibilizzazione - afferma il vice sindaco di Empoli con delega alla Sanità, Nedo Mennuti -, la vicinanza ai genitori è uno dei principali gesti di prevenzione per tutelare chi rischia di avere danni permanenti da questi gesti di esasperazione, ossia i neonati. Ringrazio l'ospedale di Empoli e il direttore Bernardini per questa occasione di confronto al San Giuseppe a cui invito le famiglie a partecipare». Per approfondire il tema e conoscere le strategie di prevenzione, è possibile consultare il portale ufficiale della campagna Non scuoterlo e il sito di Terre des Hommes Italia.

Cos'è la Sindrome del bambino scosso

È una grave forma di trauma cerebrale che deriva dallo scuotimento violento, anche solo per pochi secondi, di un bambino in tenera età in risposta a un pianto inconsolabile percepito come insostenibile. Tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, infatti, il pianto dei lattanti raggiunge il periodo di massima intensità e può assumere caratteristiche tali per durata e imprevedibilità da innescare grande esasperazione nel genitore o in chi si sta occupando del bambino. I neonati in questa fascia d'età sono particolarmente vulnerabili, ma la Sindrome del bambino scosso può colpire fino ai due anni di vita compromettendo per sempre il futuro e la crescita del bambino; i danni sono gravissimi, tra cui cecità, tetraplegia, disturbi dell'apprendimento e del coordinamento motorio e in 1 caso su 4 il coma o la morte.

La Sindrome del bambino scosso è difficile da diagnosticare, così che spesso i bambini arrivano in Pronto Soccorso dopo esserne stati esposti più volte, prima che venga riconosciuta come riporta la "Prima indagine sui casi di bambini e bambine vittime di Shaken baby syndrome in Italia" realizzata da Terre des Hommes e dalla Rete ospedaliera contro il Maltrattamento infantile.

Come prevenire la Shaken baby syndrome

Se il pianto del proprio bambino diventa insostenibile e si è fatto tutto quanto possibile per calmarlo, verificando il suo stato di salute e le sue esigenze primarie, bisogna lasciare il bambino in un posto sicuro e allontanarsi, fino a quando non si è riacquistato il controllo delle proprie emozioni. Ma non scuoterlo mai. Se possibile, chiamare qualcuno, un amico o un famigliare che possa dare un supporto anche solo momentaneo. Questo può fare la differenza nella vita di un bambino.


Fonte: Ufficio stampa