Integratori medici, sì ma con le dovute precauzioni
23-04-2026 11:14 -
Ospitiamo questa nota della condotta slow food Empolese-Valdelsa che ha come argomento gli integratori medici
Gli integratori medici, più propriamente definiti integratori alimentari, sono prodotti destinati a integrare la comune dieta in quanto costituiscono una fonte concentrata di nutrienti (vitamine, minerali, ecc.) o di altre sostanze con un effetto nutritivo o fisiologico. Non sono farmaci e non hanno finalità di cura o prevenzione delle malattie. La loro funzione è quella di supportare l'organismo in specifiche funzioni o colmare eventuali carenze nutrizionali, quali le carenze di ferro o vitamina D o sostenere particolari condizioni fisiologiche come gravidanza o attività sportive. L’uso degli integratori richiede comunque alcune precauzioni da osservare, in particolare evitando i sovradosaggi e prestando attenzione alle interazioni con altri farmaci, oltre all’esigenza di utilizzare prodotti provenienti da canali distributivi sicuri. In Italia disponiamo di una normativa specifica che definisce i criteri da rispettare per la commercializzazione, per le etichettature e per le indicazioni nutrizionali.
Bisogna comunque ricordare che il principio guida rispetto all’obiettivo di garantire buone condizioni di salute è sempre il rispetto di una alimentazione equilibrata e il mantenimento di stili di vita sani. Esiste una differenza legale e funzionale tra farmaci e integratori. I farmaci sono sostanze il cui scopo è la prevenzione o trattamento di una malattia. Gli integratori sono “prodotti alimentari” destinati ad integrare l’alimentazione, privi di finalità terapeutiche. Negli ultimi anni, molte aziende farmaceutiche hanno ampliato il loro business includendo anche gli integratori sia per sfruttare efficacemente il brand sia per sfruttare le reti di distribuzione. Esistono poi alcune sostanze che in rapporto al dosaggio possono essere classificate sia come farmaci che come integratori (vedi la melatonina o alcuni fitoterapici). I farmaci richiedono studi clinici randomizzati, controllati e in doppio cieco (RCT) che dimostrino chiaramente l'efficacia contro una patologia specifica, la posologia ottimale e un profilo di sicurezza accettabile e sono immessi in commercio dopo un lungo e costoso di autorizzazione mentre gli integratori non sono soggetti agli stessi requisiti di prova di efficacia; infatti l’immissione in commercio avviene tramite una notifica al Ministero della Salute (in Italia) che verifica la conformità alle normative vigenti in termini di ingredienti ammessi, dosaggi e avvertenze. Non è richiesta una dimostrazione di efficacia clinica per l'approvazione, ma solo che le indicazioni riportate siano supportate da dati scientifici e rientrino nelle categorie di "effetto nutritivo o fisiologico".
In merito all’efficacia degli integratori alcuni studi hanno evidenziato che “Nella popolazione generale sana, gli integratori vitaminici e minerali non mostrano chiari benefici in termini di riduzione della mortalità o delle malattie cardiovascolari” fatte salve le eccezioni per Acido folico in gravidanza (riduce rischio di difetti del tubo neurale), Vitamina D + calcio (utile per anziani a rischio fratture), Vitamina B12 per vegani/vegetariani, Ferro in gravidanza o in carenza documentata. Dobbiamo sottolineare che quando parliamo di “evidenza scientifica” per gli integratori non facciamo riferimento a una dimostrazione di "efficacia terapeutica" o di "prevenzione/cura di malattie", in quanto gli integratori non possono vantare tali proprietà, bensì intendiamo che da una parte essi devono rispettare requisiti di sicurezza, alle dosi raccomandate, dall’altra devono dimostrare di avere un effetto nutritivo cioè di contribuire al normale funzionamento dell'organismo o di colmare carenze nutrizionali.
In rapporto a questo aspetto, cioè all’esigenza di avere conoscenza sulla reale efficacia degli integratori, è necessario sempre consultare il proprio medico o farmacista, verificando le fonti delle informazioni, facendo anche riferimento agli eventuali enti regolatori, quali l’EFSA per l’Europa o il Ministero della Salute per l’Italia oppure a società scientifiche su fonti affidabili. Il ruolo del professionista sanitario diventa cruciale in questo contesto. Il farmacista, in particolare, si trova in una posizione delicata, dovendo bilanciare il ruolo di professionista della salute che fornisce consulenze basate su evidenze, con quello di gestore di un'attività commerciale in cui gli integratori rappresentano una parte significativa del fatturato.
Bisogna diffidare di etichette o pubblicità che usano termini come "cura", "guarisce", "previene malattie" o che promettono risultati miracolosi, dato che le etichette degli integratori non possono fare queste affermazioni. Dobbiamo prestare attenzione alle dosi ed alle forme chimiche utilizzate perché le titolazioni non sempre sono efficaci e possiamo anche fare riferimento alla presenza di alcune certificazioni che attestino la qualità dei processi produttivi tenendo presente che non possono attestare l’efficacia clinica. L’utilità degli integratori, anche per gli integratori con una solida base scientifica, è sempre individuale. Non tutti hanno bisogno di integratori, e l'assunzione dovrebbe avvenire solo in caso di reale carenza documentata (ad esempio, tramite esami del sangue) o in condizioni fisiologiche particolari che ne aumentino il fabbisogno e sempre sotto la supervisione di un professionista sanitario. L'effetto placebo gioca un ruolo non trascurabile nella percezione dei benefici degli integratori.
Prendendo a riferimento la rivista "The Lancet", nota per i suoi standard scientifici rigorosi e per la sua posizione spesso critica su temi di salute pubblica e pratica clinica, per quanto riguarda gli integratori alimentari, essa è generalmente in linea con la comunità scientifica internazionale nel sottolineare la necessaria enfasi sull'evidenza scientifica rigorosa e lo scetticismo sull'uso diffuso e indiscriminato degli integratori per la popolazione generale sana. Secondo “The Lancet” e altri organi scientifici di alto livello, per la maggior parte delle persone sane che seguono una dieta equilibrata, l'assunzione di integratori vitaminici e minerali non porta a benefici significativi in termini di prevenzione di malattie croniche (come malattie cardiovascolari, cancro) o di mortalità complessiva. “The Lancet” prende inoltre posizione critica rispetto all’eccesivo consumo di questi prodotti, trainati da un marketing molto aggressivo che porta alla percezione che questi integratori possano compensare una dieta non sana o svolgano protezione dalle malattie, cosa assolutamente non vera.
Integratori e conflitti di interesse Nel settore degli integratori alimentari, il tema dei conflitti di interesse può avere effetti concreti nei confronti dei consumatori e condizionare l’appropriatezza delle indicazioni dei professionisti coinvolti. Consideriamo alcune possibilità:
1 - Rapporti tra medici/professionisti della salute e aziende produttrici. Le aziende produttrici investono per la promozione dei prodotti, come percorso naturale delle loro attività. Ma la sponsorizzazione di eventi o consulenze pagate o finanziamenti può determinare conflitti se condizionano le prescrizioni dei professionisti
2 - Formazione ed educazione medica continua (ECM). I programmi EMC, spesso sponsorizzate e/o fornite direttamente dalle aziende, possono dare indicazioni sbilanciate nell’interesse delle aziende stesse.
3 - Vendita diretta o percentuali. Se i professionisti vendono direttamente integratori si determina un chiaro conflitto di interesse dato che possono ricevere percentuali sulle vendite. Il Codice deontologico Medico vieta espressamente questa pratica.
4 - Ricerca scientifica e pubblicazioni. I finanziamenti degli studi scientifici possono avere finanziamenti diretti delle aziende inficiando la neutralità della ricerca. È inoltre possibile che si preferiscano pubblicazioni che parlino preferibilmente dei positivi escludendo risultati negativi.
5 - Informazione e comunicazione al pubblico. L’intervento delle aziende utilizza la pubblicità e gli influencer con la possibilità di non dichiarare i legami finanziari con le aziende o di promuovere prodotti che acquistano grande valore senza sostegno scientifico. E questo vale anche per i siti direttamente finanziati dalle aziende.
Per contenere e tendenzialmente eliminare il ruolo pericoloso dei conflitti di interesse è necessaria massima trasparenza tra ricercatori, professionisti ed altri che operano nel settore, promuovendo la ricerca indipendente ed adottando idonei codici etici. È utile, inoltre, che sia rafforzata la vigilanza delle autorità e che crescano le informazioni per il pubblico, educando i consumatori sui potenziali conflitti. Infine, deve essere regolamentato con chiarezza il comparaggio che in Italia è un reato: si realizza quando un medico, dietro compenso o promessa di vantaggio, indirizza i pazienti verso specifici farmaci o prodotti.
Dobbiamo sottolineare come esistano dei rischi di eccesso e tossicità. Studi citati da “The Lancet” mostrano che dosi elevate di vitamina E o beta-carotene possono aumentare il rischio di mortalità o sviluppare patologie (es. tumore ai polmoni nei fumatori) mentre Vitamina D in eccesso non migliora l’osso nei soggetti sani, ma può causare danni renali o cardiovascolari. Una metanalisi pubblicata su “The Lancet” ha evidenziato che: “La maggior parte degli integratori multivitaminici e minerali non ha effetti clinicamente rilevanti nella prevenzione di malattie croniche come cancro, diabete o infarto.”.
Per quanto riguarda la dimensione del mercato degli integratori, nell’anno 2023 il fatturato ha superato i 4,5 miliardi di euro. L’Italia detiene circa il 26% del mercato europeo, davanti a Germania (19%) e Francia (15%). Negli ultimi 10 anni, il volume delle vendite in farmacia è cresciuto del +60%, passando da 125 milioni di confezioni (2013) a 200 milioni (2023). Nel 2023, quasi 30 milioni di italiani adulti (il 73% del totale) hanno assunto integratori almeno una volta nell’ultimo anno; l’83% li ha provati almeno una volta nella vita. Tra i consumatori, il 48,4% consultano prima un medico e il 36,3% un farmacista prima di acquistare. I canali di distribuzione sono rappresentati dalle Farmacie (fisiche ed online) come canale principale, con un valore di circa 3,538 miliardi di euro (78% del totale) a cui fanno seguito la GDO (7,7%), le parafarmacie (7,6%) e la vendita online/marketplace (6,9%).
Le principali categorie sono:
• Probiotici: 537,3 milioni € (15,2%) – il segmento più venduto in farmacia.
• Sali minerali: 335,2 milioni € (9,2%; crescita del +2,7% rispetto al 2022).
• Vitamine e tonici: ognuno oltre il 6% del mercato.
Conclusioni “Gli integratori possono essere utili solo in presenza di carenze documentate o condizioni specifiche. Nella popolazione generale, una dieta sana e variata resta la forma migliore di prevenzione”. Esiste evidenza per alcuni integratori in contesti ben definiti e l’uso indiscriminato nella popolazione sana è spesso inutile, costoso e talvolta rischioso.