Chi è Gianluca Pizzo, l'empolese che insegna agli americani come usare le armi... in sicurezza

27-04-2026 08:21 -

A vederlo attraverso lo schermo dei nostrotelevisori, ha il “fisiquedurole”tipico dell'Americano dell'Ovest. Almeno quello che film e immaginazione ci hanno trasmesso negli anni: cappellone da cow boy
boy, camicia a quadri, stivaloni ai piedi. Ma Gianluca Pizzo è italiano. Italianissimo. Un empolese che vive negli Stati Uniti, precisamente nel cuore del Texas, dove ha saputo ritagliarsi uno spazio tutto suo. I suoi racconti, che da qualche settimana fanno il giro di trasmissioni televisive hanno catturato l'attenzione di chi segue i media italiani. Lui negli Stati Uniti lavora, coltiva le sue passioni, trasmette agli altri quel che più ama di quella terra, la West Texas experience. L'atmosfera, diremmo noi: i colori, i sapori, gli umori di quell'America che spesso è lontana da telecamere e microfoni.

Gianluca è un uomo dalle mille sfaccettature. Istruttore di poligono, si occupa della vendita di soluzioni informatiche per il Dipartimento della Guerra del governo degli Stati Uniti; è un imprenditore nel settore del turismo: promuove nei turisti italiani il Texas dell'Ovest. Attraverso i social, con #AmericanFreedom1787, (su Instagram), racconta – ma fa anche vivere- la terra in cui ha deciso di vivere, lasciando l'Italia.

È riuscito a coniugare la passione per le armi e la sicurezza, insieme a un'esperienza unica di vivere e lavorare negli Stati Uniti.Gianluca Pizzo ha scelto di costruire la sua vita negli Stati Uniti, diventando un punto di riferimento per tanti italiani in cerca di un'esperienza autentica nell'America profonda. «Vivo in un paese tipico del Texas, San Angelo, - racconta - un posto che sembra essere rimasto fermo nel tempo, proprio come l'America che si vede nei film. Qui porto gli italiani che vogliono fare l'esperienza dell'America, faccio vivere loro una giornata in Texas, come se fosse una vera esperienza americana, con poligoni di tiro, fuoco, e sicurezza,escursioni a cavallo nel deserto, serate nei saloon e balli country».
Nelle sue partecipazioni a talk politici italiani come Diritto e rovescio, Piazza Pulita, La zanzara di Parenzo e Cruciani, racconta le sfumature e le contraddizioni della società americana, vista dal suo punto di osservazione privilegiato. E con il suo lavoro, le sue scelte politiche e la sua lettura degli Stati Uniti, Pizzo ha saputo suscitare curiosità, ma anche dibattito, in Italia e oltre oceano.

Il suo volto è diventato noto in Italia grazie alle sue partecipazioni a talk politici come Diritto e rovescio e Piazza Pulita. Cosa la spinge a parlare dell'America in quei contesti?

«Mi capita di essere invitato perché, vivendo negli Stati Uniti, posso portare una testimonianza diretta su ciò che accade lì. La mia visione non è filtrata da pregiudizi, ma è radicata nella realtà quotidiana che vivo. E la politica americana, in particolare quella legata a Trump, è qualcosa che spinge tanti a chiedersi come un uomo come lui sia riuscito ad arrivare dove è arrivato. In Italia, l'opinione pubblica ha una percezione parziale, spesso influenzata da ciò che ci arriva tramite i media. Io cerco di dare un'altra lettura».

Parlando della sua vita negli Stati Uniti, come descriverebbe il suo legame con la cultura americana, e in particolare con quella texana?
« Il Texas è un mondo a parte, molto diverso da quello che ci si immagina dall'Italia. È un'America rude, ma autentica. Quando sono arrivato, sono stato accolto da una realtà che a molti italiani sembra un po' surreale, ma che per me è diventata normalità. Qui ti danno la possibilità di fare ciò che vuoi, di emergere, a condizione che tu lavori sodo. È il paese delle opportunità, ma anche delle sfide. Nel Texas, poi, la mentalità è completamente diversa da quella europea. C'è un forte spirito di indipendenza, ma anche un senso di comunità che mi ha sempre affascinato. Qui è normale che, dopo aver pagato le tasse, tu possa fare quello che ti pare».

La sua passione per le armi è un altro aspetto che ha attirato molta attenzione. Come è natae cosa le significa?
«La passione per le armi nasce dal mio servizio nella Folgore. Lì ho avuto la possibilità di entrare in contatto con un altro tipo di disciplina, che ha a che fare con la precisione, la responsabilità e il rispetto. Non è solo questione di sparare, ma di farlo con un obiettivo preciso, in totale sicurezza. Qui negli Stati Uniti, mi sono formato ulteriormente come istruttore di poligono, dove insegno anche agli americani come maneggiare le armi. È un aspetto che per molti può sembrare estraneo o pericoloso, ma per me è una questione di disciplina e rispetto delle regole».

In Italia, spesso il dibattito sulle armi è polarizzato. Qual è la sua opinione riguardo a questa tematica, soprattutto alla luce delle realtà che ha vissuto in America?
«La questione delle armi in America è complessa, ma bisogna guardarla con obiettività. Le armi non sono il problema. Il problema è la salute mentale, la mancanza di supporto familiare, l'educazione. Se una persona ha intenzioni malvagie, troverà un modo per fare del male, indipendentemente dal tipo di arma. Quindi, piuttosto che demonizzare le armi, bisognerebbe concentrarsi sulla prevenzione. E la situazione in Italia è molto diversa. Molti italiani, non avendo esperienza diretta con le armi, tendono a percepirle solo come uno strumento di violenza, senza considerare l'educazione che c'è dietro, qui in America, e che ho potuto toccare con mano».

Guardando indietro, cosa le manca di Empoli, la sua città d'origine?
«Mi manca Empoli com'era una volta, negli anni '80 e '90. La Empoli di quei tempi aveva un sapore diverso. I negozi di alimentari, la pasticceria, le vecchie tradizioni, il giro della città. Ora è tutto cambiato, e a volte quando torno, mi sembra di essere in un posto diverso, anche se per me rimane sempre casa. La Empoli che conosco io non c'è più, ma mi porto dentro quei ricordi. Sono legato alle tradizioni, ma allo stesso tempo capisco che tutto evolve».

Come vede l'America di oggi, soprattutto sotto la leadership di Donald Trump?
«Trump è un prodotto del suo tempo. La sua ascesa alla presidenza è una risposta a un sistema che molti americani percepiscono come lontano dai loro bisogni reali. Gli Stati Uniti sono un paese di opportunità, ma anche di profonde disuguaglianze. Trump ha dato voce a chi sentiva di non avere un posto nel discorso politico tradizionale. È vero che è un uomo impulsivo, maleducato a volte, ma ha difeso la Costituzione e i diritti degli americani, in un momento in cui molti si sentivano trascurati. Penso che il punto sia questo: Trump è stato percepito come un outsider che ha saputo toccare le corde di un'America che chiedeva cambiamento. Non si tratta tanto di come si comporta, ma del messaggio che ha portato avanti».

Cosa pensa del sistema politico italiano in confronto a quello americano?
«In Italia, il sistema politico è molto più frammentato, con tanti partiti che si rincorrono, e spesso è difficile trovare un equilibrio. In America, nonostante le polemiche, il sistema è chiaro. C'è una democrazia solida, e se hai qualcosa da dire, hai l'opportunità di farlo. Certo, ci sono anche qui dei problemi, ma la differenza è che in America la meritocrazia è ancora viva. Se lavori sodo, hai una chance. In Italia, purtroppo, è più difficile emergere, specialmente nel settore pubblico».

Per concludere, se dovesse spiegare in una frase cosa rappresenta per lei l'America, cosa direbbe?
«L'America rappresenta la possibilità di reinventarsi ogni giorno. Qui, puoi partire da zero, ma devi essere disposto a metterci impegno, sacrificio e determinazione. In America non ti danno niente, ma se dimostri di saper fare, nessuno ti fermerà».

Emilio Chiorazzo