Caso lettere, chiesto il processo per Poggianti

28-04-2026 19:33 -

Il caso che scuote la politica locale toscana compie un nuovo passo giudiziario e riporta al centro dell'attenzione la figura di Andrea Poggianti, vicepresidente del consiglio comunale di Empoli ed ex esponente di Fratelli d'Italia.
Secondo quanto emerso, la procura guidata da Luca Tescaroli ha richiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Poggianti, ritenuto il presunto ideatore di una serie di lettere anonime dal contenuto sessuale e minatorio inviate tra il settembre 2024 e il settembre 2025. Le missive avevano come obiettivo quello di screditare Tommaso Cocci, ex capogruppo di Fratelli d'Italia nel consiglio comunale di Prato.
L'udienza preliminare è stata fissata per il primo giugno e le accuse contestate sono revenge porn, diffamazione aggravata e tentata violenza privata, con gli inquirenti convinti che Poggianti abbia agito in concorso con altre persone, anche se alcune posizioni restano ancora in fase di approfondimento; secondo quanto ricostruito, sarebbero state 34 le lettere recapitate tra il 2024 e il 2025 a esponenti politici, amministratori locali, parlamentari e testate giornalistiche, con l'obiettivo di screditare Cocci attraverso immagini intime e accuse pesanti, in una campagna che avrebbe avuto anche lo scopo di costringerlo a dimettersi dalla carica e a ritirarsi dalla competizione elettorale, risultato che effettivamente si è verificato; al centro dell'inchiesta ci sono elementi ritenuti particolarmente significativi, come il ritrovamento nei dispositivi informatici riconducibili a Poggianti – telefono e supporti digitali sequestrati – di tre immagini poi effettivamente utilizzate nelle lettere anonime e di un'ulteriore immagine ancora in fase di elaborazione, priva di sfondo e con volti parzialmente pixellati, passaggio intermedio tra lo scatto originale e il materiale diffuso, elemento che secondo gli investigatori dimostrerebbe un'attività diretta di manipolazione dei contenuti; un ulteriore tassello decisivo sarebbe rappresentato dagli accertamenti tecnici sulla stampante in uso a Poggianti, dalla quale emergerebbero - come hanno sottolineato alcuni organi di stampa fiorentini - corrispondenze definite “schiaccianti” tra i caratteri delle lettere e i cosiddetti “yellow dot”, micro-puntini invisibili a occhio nudo che funzionano come una sorta di firma digitale e permettono di risalire al dispositivo utilizzato per la stampa, rafforzando così il quadro probatorio raccolto dalla procura; sul fronte dei moventi, gli inquirenti delineano una doppia matrice, personale e politica: da un lato un coinvolgimento definito “morboso” nei confronti della vittima e legato a dinamiche private, dall'altro una possibile strategia di rivalsa interna al partito, riconducibile alla mancata candidatura di Poggianti a sindaco di Empoli, decisione che – secondo la testimonianza del parlamentare di Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli – sarebbe stata presa anche alla luce di comportamenti ritenuti inopportuni e che avrebbe provocato una reazione fortemente negativa da parte dello stesso Poggianti, il quale avrebbe dichiarato di poter mettere in difficoltà diverse persone del partito; nelle lettere, oltre agli attacchi diretti a Cocci, venivano chiamati in causa anche esponenti di primo piano come Chiara La Porta, oggi consigliera regionale e parte offesa nel procedimento, che ha presentato denuncia ritenendo l'intera operazione un tentativo di intimidazione anche nei suoi confronti, mentre lo stesso Donzelli, pur citato nelle missive, non ha sporto denuncia; il contenuto delle lettere era particolarmente aggressivo e includeva accuse su presunti comportamenti privati e relazioni personali, oltre a frasi esplicitamente minatorie come “sarai distrutto a fuoco lento”, ritenute funzionali a esercitare pressione psicologica sulla vittima; resta ancora da chiarire il ruolo di eventuali complici: la posizione di Claudio Belgiorno, inizialmente indicato tra gli indagati, è stata stralciata e non è ancora definito se ciò preluda a un'archiviazione o a ulteriori sviluppi investigativi; nel frattempo, Poggianti respinge ogni accusa e sostiene la propria estraneità ai fatti, parlando di una vicenda costruita ad arte e dichiarandosi pronto a dimostrarlo nei prossimi passaggi giudiziari, mentre la procura ritiene di aver raccolto un quadro indiziario solido basato su riscontri informatici, analisi tecniche e testimonianze, in una vicenda che continua a sollevare interrogativi pesanti sul clima politico locale e sull'uso di strumenti anonimi e diffamatori come arma di lotta interna.
e accuse contestate sono pesanti: revenge porn, diffamazione e violenza privata in concorso. Gli inquirenti ritengono che Poggianti non abbia agito da solo. Parallelamente, infatti, è stato aperto un secondo fascicolo investigativo per individuare eventuali complici.
L'udienza preliminare di giugno rappresenterà un passaggio decisivo per una vicenda che ha già avuto pesanti ripercussioni sul piano politico e personale, e che continua a sollevare interrogativi sul clima e sui metodi utilizzati nello scontro politico locale.