Quel maledetto 6 maggio 1976: le edizioni straordinarie, le convulsioni della canina

07-05-2026 10:41 -

Ricorrono quest'anno i 50 anni dallo spaventoso terremoto del Friuli. Sandro Scardigli ci ha inviato questa testimonianza di come visse quel giorno tragico per tutta l'Italia

di Sandro Scardigli

Giovedì 6 maggio 1976

Ricordo che quel pomeriggio stavo passeggiando da solo nel Giro d'Empoli (centro storico adibito allora al commercio al dettaglio e al passeggio serale, attualmente in decadenza). Mi soffermai a guardare la locandina di un "cine" dove davano un film a cartoni animati con Paperino. Mi ripromisi di andarlo a vedere la domenica successiva, allo spettacolo delle tre del pomeriggio. Stavo per compiere 11 anni e da pochi mesi avevo ottenuto il permesso materno di andare da solo o con gli amici al cinema. Da qualche giorno i miei genitori mi avevano regalato un televisore portatile Indesit rosso, dono che sancì la mia indipendenza televisiva. Andammo a comprarlo alla stalla di Ponte a Elsa. Le "stalle" erano molto diffuse nella seconda metà degli anni '70. Alcune di quelle costruzioni un po' malandate, dove si poteva comprare un po' di tutto a prezzi convenienti, avevano davvero ospitato animali da macello o da latte fino a poco tempo prima.



Quel giovedì sera in televisione davano "Il mistero delle dodici sedie". Ne ricordo alcune immagini sullo schermo del televisore familiare che campeggiava in cucina. Poi mi ritirai nella "stanzina" (che probabilmente un tempo era stata la cameretta di zia Lorena, morta a 30 anni nel 1951), dove tenevo il mio portatile. Il mio bellissimo Indesit rosso aveva sei pulsanti per la selezione dei canali. Da circa un anno quasi tutte le famiglie avevano aggiunto sul tetto di casa le antenne con cui si potevano guardare le "TV estere", che già trasmettevano a colori (Tele Montecarlo, TV Capodistria, TV Svizzera italiana, Antenne 2 francese). Sui tetti, alle due vecchie e arrugginite antenne (una VHF del canale RAI Nazionale e l'altra UHF del Secondo Programma RAI), ne vennero aggiunte altre quattro nuove lucenti (tutte e sei fissate alla stessa asta), una per ogni canale "estero". Di lì a pochissimi mesi sarebbero apparse e proliferate anche le TV "libere" locali.



I miei installarono le dette antenne diversi anni dopo, con mio grande dispiacere. Io, forse anche quel 6 maggio del 1976, giravo in continuazione i "pispoli" per la sintonizzazione e selezione dei canali nella speranza di vedere qualcosa, ma mi appariva soltanto Antenne 2 francese, piena di "bruscoli" e la cui immagine andava e veniva. Ero seduto nella stanzina a guardare il "secondo canale" (in casa dicevamo Primo e Secondo, indipendentemente dal cambio delle denominazioni ufficiali avvenute negli anni) quando apparve la sigla del TG2 (l'allora nuova denominazione del telegiornale) in edizione straordinaria. Ricordo Mario Pastore di fronte a una cartina dell'Italia dove erano annotati i nomi dei comuni più colpiti dal terremoto, scatenatosi alle 21 o pochissimo dopo. A un certo punto disse più o meno: non si hanno per ora notizie di morti.



Anche dopo la strage di Bologna dell'agosto 1980 e dopo il terremoto in Irpinia del settembre del medesimo anno vennero ripetute le stesse parole. Poi, con il passare delle ore: "fonti non ancora confermate comunicano che sono stati rinvenuti corpi senza vita..." E alla fine i morti in Friuli furono più di mille, quelli a Bologna ottantacinque e quelli in Irpinia circa tremila. Da quella sera e per settimane la parola Gemona (il comune più colpito) continuò a risuonare nelle orecchie dei telespettatori come sinonimo di "Inferno".



I miei genitori e i miei nonni (non ricordo se mio fratello era in casa) sentirono la scossa. Io no. In provincia di Firenze raggiunse il quinto grado, mentre nell'epicentro del sisma il nono, mi sembra. A quei tempi veniva utilizzata la scala Mercalli. Secondo la Richter il magnitudo fu di 6,5 gradi. Cominciarono allora le conversazioni e i commenti in famiglia, mentre le edizioni straordinarie si susseguivano. Un fatto successo poco prima di cena venne ricollegato al sisma. Una nostra vicina, la ancora giovane vedova del dottor Cammilli, aveva portato la sua grassottella e simpatica canina nell'ambulatorio di babbo.



Premetto che mio padre era medico veterinario, specialista in malattie di piccoli animali. L'ambulatorio dove faceva le visite era al piano terra. Tutte le sere, almeno dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 20 ma anche più tardi, file di gatti e cani al guinzaglio o in braccio ai loro padroni e padrone venivano a farsi curare. Ricordo che gli ignari cani che passavano di fronte casa mia sentivano l'odore lasciato dai loro simili, alzavano la zampa e pisciavano sull'uscio. Invece i cani che erano già stati nell'ambulatorio per farsi visitare e riconoscevano il luogo...scappavano a zampe levate.



Quella sera la canina della nostra vicina ebbe le "convulsioni" una ora o due prima del sisma. Babbo ci spiegò che i terremoti producono degli ultrasuoni che gli esseri umani non possono percepire ma gli animali si, manifestando talvolta malesseri di quel tipo. Io seguii con attenzione i TG e le trasmissioni sull'argomento dei giorni successivi. A scuola (frequentavo la V° Elementare, scritta in numero romano come usava ancora) la maestra ci dette da fare un tema in classe sul terremoto del Friuli. Io mi dilungai nella descrizione dei soccorsi e soprattutto sul lavoro delle macchine operatrici, affascinato dal loro nome: "Caterpillar". Mi sembravano un simbolo di potenza e modernità.



Eravamo in piena campagna elettorale politica. Il 20 e 21 giugno si tennero le elezioni parlamentari che portarono il PCI al suo massimo storico (34,4%). L'unico ricordo che ho di quelle elezioni sono i giovani che passavano in macchina sotto casa mia, suonando il clacson mentre sfrecciavano lungo la via con sventolanti bandiere rosse. La stessa cosa avevano fatto dopo i risultati delle elezioni regionali e amministrative del giugno 1975 e del referendum sul divorzio del maggio 1974.



Il movimento operaio e popolare italiano aveva raggiunto il suo apice fra lacrime, sangue, bombe di Stato, rinnovamento dei costumi, discesa in campo delle giovani generazioni ed entusiasmanti lotte vittoriose. Nel tardo pomeriggio del 21 giugno 1976 quelle macchine e quelle bandiere chiusero, rivedendole con i miei occhi di oggi, un'epoca di civilizzazione, ascesa politica, sociale e culturale delle classi subalterne che, iniziata il 25 aprile 1945, era durata trent'anni. Il successivo riflusso, intervallato da pochi e brevi fuochi fatui, è diventato uno tsunami sempre più violento le cui onde hanno trascinato via quasi tutto.



In quelle settimane di cinquanta anni fa stava per iniziare la mia adolescenza.