Aprile a secco: -93% di pioggia rispetto alla media
14-05-2026 11:21 -
di Gordon Baldacci
Bentornati alla consueta analisi mensile sul clima empolese. Per quanto possa sorprendere, provenendo da una serie di perturbazioni importanti e soprattutto, in previsione di ulteriore altra instabilità, la primavera 2026 a conti fatti si sta rivelando molto siccitosa. Nell'analisi del mese di marzo eravamo già al 46% delle piogge in meno rispetto alle medie climatiche. Il mese di aprile ha quasi doppiato questo dato, spostandolo al 93%
Pioviggine, pioggia debole, moderata, intensa
Maggio si è aperto con una perturbazione organizzata, che localmente a causa anche dei forti contrasti termici maturati sul territorio, ha scaricato la pioggia di quasi un mese in quarantotto ore. Verrebbe da pensare che vista la tendenza per la seconda parte della settimana, di vedere altre fasi instabili, si possa recuperare in parte quel trend negativo maturato nei due mesi precedenti. Poi dal 20 in poi, anche questo maggio 2026, tornerà a vestirsi di sole e colori.
Teoricamente quindi è possibile, in aritmetica si sommano i dati, si sottraggono, e si tira una linea. Questo può avvenire ad esempio seppur in maniera anche qui empirica sulle temperature; dieci più 3 meno 4 divido per tre e raggiungo un dato teorico ma comunque medio. Per le precipitazioni e soprattutto per l'effetto “benefico” sia per la natura ma anche per la nostra sopravvivenza, l'acqua che cade in poco tempo seppur copiosa, magari come nel nostro caso su terreni già ampiamente inariditi da un mese di piena radiazione solare; non comporta un'equivalenza fra il dato puntuale registrato e quello poi nella realtà concretamente utile.
C'è terra e c'è terreno
Senza contare che dipende anche dal tipo di terreno in cui l'acqua va a cadere. Ce lo spiegano già alle scuole primarie, in un terreno sabbioso, dove abbiamo maggiore macroporosità, prevale il movimento gravitazionale dell'acqua verso il basso, mentre in un terreno argilloso o limoso, dove invece abbiamo maggiore microporosità prevalgono le forze di interazione tra il liquido e matrice solida (potenziale matriciale) e quindi l'acqua viene trattenuta.
Per quanto riguarda la struttura, più è alto il numero di aggregati stabili che la compongono, maggiore sarà la velocità di infiltrazione dell'acqua nel terreno. Nei terreni limosi le precipitazioni, soprattutto se intense, portano alla liquefazione delle particelle con conseguente disgregazione degli aggregati. Queste particelle vanno poi ad occludere i pori sottostanti creando un punto di arresto del passaggio dell'acqua (nelle risaie questo accade normalmente). La crosta superficiale della pioggia battente limita fortemente la velocità l'infiltrazione, mentre questa aumenta molto quando si formano delle crepacciature in terreni contrattili durante l'essiccazione. Mentre in un terreno lavorato l'acqua riesce a infiltrarsi bene nello strato superficiale, ma spesso quando questa raggiunge la suola di lavorazione (dovuta all'azione degli organi lavoranti utilizzati sempre alla stessa profondità) rallenta la sua velocità fino a fermarsi quasi del tutto. Inutile aggiungere che asfalto e cemento, non sono certo “amici” della penetrazione delle precipitazioni, di conseguenza anche nelle nostre zone, dove i terreni sabbiosi sono una minoranza, conseguentemente l'assorbimento segue strade più lente e di conseguenza meno utili al ristoro dalle fasi siccitose più prolungate. Questo per rendere chiaro a tutti, che la pioggia caduta in due giorni, seppur in quantità esagerata, senza opere specifiche di raccolta e trattenimento, nell'arco di altrettante 72-96 ore, raggiunge il mare e penetra in percentuali minori dopo un mese di siccità.
Un trend climatico che è la nuova “normalità”
Tornando alle temperature del mese di aprile, ancora moderati scambi termici verticali, qualche giorno di “freddo” che ovviamente non fanno media con tre settimane di valori ampiamente sopra le medie ed un + 2.4 C° su Empoli di anomalia termica. Un discorso che conosciamo ormai a menadito, soprattutto nelle stagioni di transizione. Sempre nel mese di aprile, scopriamo che la siccità non è stato solo un problema empolese o toscano, ma continentale; con ampie zone a secco seppur con minori anomalie termiche. A livello mondiale aprile si è chiuso tornando al di sotto dei valori del 2025, ma le previsioni stagionali per l'estate ma soprattutto per l'autunno-inverno aprono ad uno scenario mai osservato.
El Niño, cosa sappiamo, cosa attendiamo, quali le ripercussioni a medio-lungo termine
Avrete letto da più parti che El Niño sta tornando come di consueto nelle sue fasi periodiche. El Niño 2026/2027 sarà molto forte, un “super El Niño”, con uno scarto termico sul Pacifico Equatoriale superiore ai +2 gradi. Eventi di questo tipo, che si verificano mediamente ogni 15-20 anni, lasciano sempre il segno a livello globale intensificando siccità, ondate di calore, incendi, piogge estreme, fusione della banchisa artica e sbiancamento dei coralli. Il problema, però, è che rispetto al passato l'aumento dei fenomeni estremi sopra riportati è ormai diventata “quotidianità” anche senza un El Niño estremo.
Partiamo da un dato egoistico, sull'Europa e sull'Italia i suoi effetti si faranno sentire in autunno ed inverno. Quindi se ovunque leggerete che El Niño renderà l'estate tremenda e soffocante non corrisponde a verità scientifica. Certo le previsioni stagionali non promettono una stagione estiva fresca, ma per condizioni che NON vedono l'affermazione El Niño. Semmai e qui si entra in un terreno scivoloso - e non solo per le piogge di questi giorni - la situazione che si potrebbe venire a creare è nuova anche per la statistica climatica e nel contesto termodinamico, non si è mai visto una fase di “super Niño” in un mondo così caldo. Un evento del genere sarà una sorpresa per tutti, poichè non è mai stato documentato, non esiste letteratura scientifica a riguardo. Se da un lato può anche sembrare affascinante, essere i primi a scrivere questa pagina del “nuovo clima”, dall'altra sappiamo che il prezzo da pagare a livello di fenomeni intensi non depone ad una maggiore sicurezza idrogeologica. Mentre noi documentiamo quello che accade e le previsioni - purtroppo in questo caso sempre molto performanti - dei prossimi mesi; il climate change a livello globale è passato da dato scientifico a opinione politica. Le prospettive governative - tutte- sono desolanti e insignificanti. Tutti sono convinti che prima o dopo torneranno gli anni 80, c'è chi fra i maggiori esponenti del pianeta immagina a breve una grande glaciazione.