Chi è Betti Giusti, la ricercatrice fibbianese tra le più influenti d'Italia

22-05-2026 12:48 -

Da Fibbiana ai laboratori internazionali della ricerca biomedica. Il nome di Betti Giusti, docente di Patologia Clinica all’Università degli Studi di Firenze, entra ufficialmente tra le eccellenze scientifiche italiane premiate dalla Fondazione Onda con il riconoscimento “Top Italian Women Scientists”, il club che riunisce le ricercatrici italiane con il maggiore impatto scientifico a livello mondiale nel settore biomedico.

Una notizia che ha riempito d’orgoglio Montelupo Fiorentino e in particolare la frazione di Fibbiana, dove la ricercatrice affonda le proprie radici familiari e umane. A sottolinearlo è stato anche il sindaco Alessio Londi, che in un messaggio pubblico ha parlato di “un’eccellenza scientifica a livello internazionale” nata sul territorio montelupino.

Il riconoscimento assegnato dalla Fondazione Onda non è simbolico né puramente accademico. Per entrare nel ristretto gruppo delle Top Italian Women Scientists è necessario possedere un H-index pari o superiore a 60: uno degli indicatori più autorevoli nella comunità scientifica internazionale per misurare l’impatto di una ricerca attraverso il numero di pubblicazioni e soprattutto di citazioni ricevute dagli studiosi di tutto il mondo.

In altre parole, il lavoro scientifico di Betti Giusti non solo viene pubblicato, ma studiato, utilizzato e considerato punto di riferimento nella ricerca internazionale.

Una carriera costruita tra laboratorio, clinica e ricerca Nata a Empoli il 4 marzo 1966, Betti Giusti si laurea in Scienze Biologiche all’Università di Firenze nel 1990 con il massimo dei voti, discutendo una tesi dedicata ai monociti e all’eparina sotto la guida del professor Gian Gastone Neri Serneri.

Da quel momento prende avvio un percorso scientifico rigoroso e costante che la porterà a diventare una delle figure più autorevoli nel campo della patologia cardiovascolare e della medicina molecolare.

Dopo il dottorato in Fisiopatologia Clinica, dedicato ai fattori immunologici del processo aterotrombotico, e la specializzazione in Biochimica e Chimica Clinica, Giusti concentra progressivamente il proprio lavoro sui meccanismi genetici e molecolari delle malattie cardiovascolari e trombotiche.

Nel 2004 vince il concorso da ricercatrice universitaria presso l’Università di Firenze e nel 2014 diventa professore associato di Patologia Clinica. Parallelamente svolge attività assistenziale presso Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi come dirigente biologo ad alta professionalità nell’ambito delle malattie aterotrombotiche.

Le sue ricerche: ictus, aneurismi, genetica cardiovascolare L’attività scientifica di Betti Giusti si concentra su uno dei grandi fronti della medicina contemporanea: comprendere perché alcune persone sviluppano malattie cardiovascolari gravi e come la genetica possa aiutare a prevenirle o curarle meglio.

I suoi studi hanno riguardato in particolare:

ictus cerebrale; aneurismi aortici; malattie coronariche; trombosi; sindrome di Marfan; patologie della matrice extracellulare; farmacogenetica e medicina personalizzata. Uno dei campi in cui la ricercatrice fiorentina ha dato contributi particolarmente rilevanti è quello della risposta individuale ai farmaci antiaggreganti e anticoagulanti. In pratica, lo studio dei meccanismi genetici che spiegano perché alcuni pazienti rispondano meglio di altri a determinate terapie cardiovascolari.

Un settore strategico della medicina moderna, orientato sempre più verso cure personalizzate costruite sul profilo biologico del singolo paziente.

Una ricerca che parte dal territorio e arriva nel mondo Nel corso della sua carriera Betti Giusti ha pubblicato decine di lavori scientifici sulle più importanti riviste internazionali. È stata revisore per testate mediche di prestigio mondiale come:

The Lancet Circulation European Heart Journal BMC Genomics ed è stata chiamata come valutatrice scientifica da organismi internazionali come il governo olandese e quello rumeno.

La sua attività di ricerca ha inoltre contribuito allo sviluppo di test diagnostici genetici utilizzati nella pratica clinica per identificare predisposizioni trombotiche e malattie ereditarie complesse.

Dietro il profilo accademico internazionale emerge però anche una figura profondamente legata alla didattica e alla formazione dei giovani ricercatori. Da anni insegna nei corsi di laurea in Biotecnologie e nelle professioni sanitarie dell’Università di Firenze, partecipando anche ai collegi dei dottorati di ricerca in Medicina Molecolare e Sistemi Complessi.

Il valore simbolico di un riconoscimento La premiazione delle “Top Italian Women Scientists”, tenutasi a Milano nella Sala Solesin di Palazzo Lombardia, ha rappresentato anche un momento di riflessione sul ruolo crescente delle donne nella ricerca biomedica italiana.

La Fondazione Onda, promotrice del riconoscimento, sottolinea infatti come la ricerca scientifica stia parlando sempre più al femminile, grazie a studiose capaci di coniugare innovazione, rigore e applicazioni concrete per la salute dei pazienti.