Tpe: "Su Empoli smart city una contraddizione enorme"
23-05-2026 09:12 -
“Prevedere possibili criticità, anticipare i fenomeni del cambiamento climatico e contenerne gli effetti straordinari.” Sono le parole con cui il vicesindaco di Empoli Nedo Mennuti e l’assessora alla Transizione Ecologica Laura Mannucci hanno presentato il nuovo sistema di monitoraggio ambientale del progetto E-DOT, basato su sensori e droni per il controllo del territorio e degli eventi estremi. Un progetto da circa 58mila euro finanziato con fondi europei, che punta a trasformare Empoli in una “smart city” capace di raccogliere dati ambientali in tempo reale.
Ma proprio partendo dalle loro stesse parole emerge una contraddizione enorme. Perché se davvero il problema è “anticipare i fenomeni del cambiamento climatico” e “contenerne gli effetti”, allora il primo passo dovrebbe essere uno soltanto: smettere di aggravare il rischio nelle aree dove il rischio idraulico è già noto, certificato e già manifestatosi più volte nella realtà. E invece il Comune continua a portare avanti con convinzione tutte le nuove edificazioni previste dal POC proprio in territori fragili e già colpiti ripetutamente dalle alluvioni.
Ed è qui che il confronto con quanto si sta facendo a pochi chilometri da Empoli diventa inevitabile e durissimo. Perché mentre Empoli investe 58mila euro in sensori e droni per monitorare il rischio, Prato approva un vero piano anti-alluvione da 10 milioni di euro, costruito coinvolgendo enti, gestori dei servizi, Protezione Civile, Consorzio di Bonifica, Autorità di Bacino, volontariato e anche i comitati cittadini. Ma soprattutto cambia completamente la filosofia dell’intervento. A Prato si parte dall’idea che il territorio si protegge prima di tutto con manutenzioni continue, prevenzione reale e opere concrete. Consiag controllerà griglie e tombamenti due volte al mese per tutto l’anno, oltre alle verifiche pre e post allerta. Publiacqua dovrà pulire sistematicamente circa 40mila caditoie entro ottobre. Alia Plures interverrà con spazzamenti straordinari per evitare che foglie e detriti occludano i pozzetti stradali. Le ispezioni fisiche sui punti critici scatteranno già con l’allerta gialla e parallelamente, cosa più importante, verranno finalmente realizzati interventi infrastrutturali e strutturali per milioni di euro.
A Empoli invece da anni esistono relazioni tecniche dettagliate sulle opere necessarie per la messa in sicurezza idraulica del territorio, ma molte di quelle opere continuano a non vedere realizzazione mentre si accelera sulle nuove previsioni edificatorie nelle aree a maggiore rischio idraulico.
Nel frattempo la cittadinanza continua a chiedere esattamente ciò che oggi Prato sta finalmente iniziando a fare: manutenzione continua, controlli sistematici, casse di laminazione diffuse, opere strutturali sui fossi minori e coordinamento reale tra urbanistica, gestione delle acque e protezione civile. Richieste che a Empoli sono rimaste troppo spesso ignorate o liquidate come allarmismo, eppure la stessa Regione Toscana ha scritto che il dimensionamento urbanistico previsto contribuisce ad aumentare artificializzazione del territorio, impermeabilizzazione e rischi connessi ai cambiamenti climatici.
E allora la domanda diventa inevitabile. Che senso ha installare sensori per monitorare il rischio, se contemporaneamente si continua ad aumentarlo?
Perché monitorare non significa prevenire, nella migliore delle ipotesi questi sistemi riusciranno a documentare meglio ciò che succederà durante i prossimi eventi estremi. Ma se nel frattempo si continua a impermeabilizzare territorio e a costruire in aree fragili, il rischio non diminuirà ma continuerà ad aumentare. Dopo tre alluvioni in cinque anni non possiamo più permetterci una politica che investe soprattutto nel controllo e nella registrazione degli effetti, mentre continua a portare avanti le stesse scelte urbanistiche che contribuiscono ad aggravare il problema.