Il nuovo numero de “Il Segno di Empoli”: storia, scoperte e un’ipotesi che riaccende il mistero del Volo del Ciuco

04-06-2026 17:57 -

È in distribuzione in questi giorni nelle edicole e tra gli associati il numero 130 de Il Segno di Empoli, la storica rivista quadrimestrale della Pro Loco Empoli APS che da quasi quarant’anni rappresenta uno dei punti di riferimento più solidi per la divulgazione della storia, delle tradizioni e della memoria del territorio empolese.

Il nuovo fascicolo dell’anno 2026 si presenta particolarmente ricco e attraversa, come in un mosaico, secoli di vicende locali: dalla riscoperta di archivi dimenticati a figure religiose quasi scomparse dalla memoria collettiva, fino a nuove interpretazioni di tradizioni popolari che ancora oggi definiscono l’identità cittadina. Un numero che non si limita a raccontare il passato, ma lo rimette in discussione.

Tra i contributi di maggiore rilievo spicca il reportage dedicato a Monterappoli firmato da Paolo Grilli. Il lavoro restituisce la complessità di uno dei borghi più significativi dell’area empolese, intrecciando paesaggio, storia e identità politica. Un viaggio che mette in luce le tracce ancora visibili del passato medievale e la continuità culturale che lega il borgo alla storia più ampia del territorio.

Di grande interesse anche il contributo di Emilio Chiorazzo, che porta alla luce il ritrovamento di un archivio legato alla regina Cristina di Svezia. Una scoperta che apre scenari inattesi e che collega Empoli a una dimensione europea, dimostrando ancora una volta come le fonti locali possano custodire tasselli capaci di riscrivere pagine di storia ben più ampie.

Il lavoro di Enrico Tofanelli riporta invece l’attenzione su una figura religiosa quasi scomparsa dalla memoria cittadina: il Beato Bartolomeo Magi (o Bartolomeo d’Anghiari). Un percorso di ricerca che ricostruisce la vicenda di un uomo di fede e ascesi, il cui legame tra Empoli e la terra d’Anghiari riemerge grazie a un’attenta rilettura delle fonti.
Ma è senza dubbio l’articolo firmato dalla presidente della Pro Loco, Rossana Ragionieri, a rappresentare il cuore più suggestivo e destinato a far discutere questo numero della rivista.

Il suo contributo, intitolato “E se il volo fosse più antico?”, riapre una delle questioni più affascinanti della tradizione empolese: l’origine del Volo del Ciuco.

Simbolo identitario della città, rievocato ancora oggi nelle manifestazioni storiche, il Volo del Ciuco è stato generalmente ricondotto al XIV secolo e alle vicende legate alla Compagnia di Sant’Andrea e alle rivalità tra Empoli e San Miniato. In questo contesto, l’asino — animale antitetico al cavallo, simbolo di nobiltà e guerra — diventava protagonista di rituali pubblici di scherno e celebrazione della vittoria, tipici della cultura medievale.

Una tradizione che affonderebbe le sue radici nel 1340, anno in cui un documento ricorda la decisione di “far volare un asino dal campanile” come gesto simbolico di dominio sui vinti.

Ma la tesi di Ragionieri va oltre questa datazione consolidata.
Nel suo articolo, la studiosa riprende una suggestione contenuta nel Lunario Empolese del 1842 di Emilio Bardini, sacerdote e autore di almanacchi popolari. Bardini, pur senza prove definitive, metteva già in dubbio l’origine esclusivamente trecentesca della tradizione, proponendo una possibile radice più antica.

Secondo questa ipotesi, il Volo del Ciuco potrebbe risalire addirittura al 1260, anno del celebre Parlamento di Empoli, uno degli eventi politici più rilevanti della Toscana medievale. In quel contesto di tensione e affermazione ghibellina, la manifestazione potrebbe essere nata come forma di propaganda simbolica: una rappresentazione pubblica della vittoria e, insieme, una beffa rituale nei confronti degli sconfitti.

Non una semplice festa, dunque, ma un linguaggio politico e culturale, capace di trasformare la storia in spettacolo collettivo.

Una pista, non una veritàLa stessa Rossana Ragionieri precisa che non si tratta di una conclusione definitiva, ma di una pista di ricerca aperta. Ed è proprio questa dimensione interrogativa a rendere il contributo particolarmente prezioso: non una verità imposta, ma un invito a rileggere le fonti, a interrogare le tradizioni, a scavare ancora più a fondo nella memoria della città.

Un numero che apre nuove domandeIl numero 130 de Il Segno di Empoli conferma così la sua vocazione originaria: non solo conservare la memoria, ma renderla viva, discutibile, esplorabile.

Tra documenti ritrovati, storie dimenticate e ipotesi che sfidano la cronologia ufficiale, la rivista si conferma uno spazio in cui la storia locale non è mai conclusa, ma continuamente riscritta.

E il Volo del Ciuco, forse, non ha ancora finito di sorprendere.