Lotta al gioco d'azzardo: lo stallo del governo offre un'occasione unica alla Regione Toscana

06-06-2026 17:01 -

di Filippo Torrigiani

Tra Cinismo Contabile e Ingegneria Politica Fallimentare

L'attuale Governo si arena, inevitabilmente, sulla riforma del comparto dei giochi fisici. Un fallimento che era più di un'ipotesi, figlio dell'incapacità di conciliare appetiti finanziari ed equilibri di consenso. Da un lato, persiste l'impassibile necessità di rimpinguare le casse dello Stato drenando risorse dalle tasche dei cittadini, alimentando l'illusione di un riscatto sociale affidato al caso o, per meglio dire, ai software; dall'altro, l'Esecutivo si ritrova per certi versi incastrato dalla forza dei colossi della grande finanza transnazionale, dominatori del mercato online e pronti a cannibalizzare anche la rete territoriale. Nel mezzo, restano le medie e piccole realtà del settore, tradite nelle loro aspettative, che per larga parte avevano riposto in questa maggioranza le loro speranze, ma che tuttavia sono state destinate al sacrificio sull'altare di scelte verticistiche.

Governare una simile complessità avrebbe richiesto una raffinata ingegneria politica; l'attuale Esecutivo, paralizzato dalle proprie contraddizioni e da altri mille problemi, risponde invece con la consueta, asfittica pratica della proroga dilatoria. Uno stratagemma già adoperato anche da altri governi utile per galleggiare e sottrarsi alla responsabilità del decidere. Nel frattempo, dietro il paravento di questo teatrino della cautela, si consuma il dramma: miliardi di euro sottratti all'economia reale, lo Stato che abdica alla sua funzione etica ricavandone profitti marginali, l'usura e il riciclaggio che prosperano, e una vera e propria epidemia sociale che devasta i territori.

Il Caso della Toscana:

L'analisi dei dati ci restituisce la drammaticità della situazione. In Toscana, nell'arco temporale 2022–2025, la massa monetaria convogliata nei canali dell'azzardo ha raggiunto la cifra iperbolica di 33.066.397.852,84 euro. Per comprenderne l'impatto, parliamo di un valore equivalente al PIL dell'intera Isola di Cipro o alla capitalizzazione di mercato di un primario istituto bancario europeo come Unicredit. L'incidenza percentuale del volume di gioco sul Prodotto Interno Lordo regionale delinea una curva di dipendenza economica e sociale che dovrebbe allarmare l'intera catena politica e istituzionale, a partire dai vertici della Regione Toscana:

AnnoTotale Raccolta GiocoIncidenza su PIL Regionale

2023Totale Raccolta Gioco € 8.108.123.950,97Incidenza su PIL Regionale 7,17%

2024Totale Raccolta Gioco € 8.574.470.810,25Incidenza su PIL Regionale 7,26%

2025Totale Raccolta Gioco € 8.986.946.854,49Incidenza su PIL Regionale 7,82%

Il confronto con l'economia reale mostra uno squilibrio spaventoso:

•Nel 2023, a fronte di una spesa complessiva di 5,619 miliardi di euro destinata ai beni durevoli (mobili, elettrodomestici, tecnologie), i cittadini toscani hanno dissipato oltre 8,1 miliardi di euro nell'azzardo.

•Nel 2025, mentre l'acquisto di beni durevoli superava i 6 miliardi (dovuto anche a un incremento dell'11% del ricorso al credito al consumo), la cifra fagocitata dal gioco saliva alla soglia abnorme di quasi 9 miliardi di euro.

Questa sistematica emorragia di liquidità accelera la desertificazione commerciale dei nostri centri urbani. Nell'ultimo decennio si è registrata la chiusura di oltre 7.000 negozi di vicinato: un tessuto sociale vivo sostituito, tanto nelle grandi città quanto nelle province, dal proliferare di punti offerta di gioco, "Compro Oro" e Studi medici privati, rappresentazioni della regressione del welfare e della prossimità.

Questo scenario si inserisce su un territorio che già sconta vulnerabilità critiche. La Toscana detiene oggi due primati speculari e inquietanti:

•La Provincia di Livorno, il cui scalo portuale è storicamente esposto alle rotte del grande traffico di stupefacenti, risulta essere la provincia italiana con il più alto indice di posizioni debitorie attive.

•La Provincia di Prato, vertice nazionale per volume di segnalazioni di operazioni sospette legate al riciclaggio di capitali.

Di fronte a questa emergenza, la memoria storica impone un severo richiamo al rigore. Nella scorsa legislatura regionale, grazie alla ferma determinazione dell'Assessore alla Sanità Bezzini e del suo ufficio di indirizzo politico, la Toscana aveva ribadito un principio inderogabile: il rifiuto categorico di qualsiasi forma di compartecipazione ai gettiti dell'azzardo. Perché quei soldi odorano di povertà, di disgregazione familiare, di disperazione. In questa fase, l'incapacità del Governo centrale ha temporaneamente congelato la riforma dei giochi fisici, sventando un pericolo imminente. Resta tuttavia il fondato e doloroso timore che anche la Toscana fosse pronta ad allinearsi alla politica del pragmatismo contabile, accettando quella quota del 5% del gettito. Un silenzio assordante e indistinto, privo di voci dissidenti, che ferisce una Regione che sul contrasto al gioco d'azzardo era stata pioniera, tracciando la strada del diritto nazionale con la Legge Regionale 57 del 2013.

Oggi assistiamo a un'inversione totale della missione istituzionale. Le Regioni — le cui legislazioni nacquero per fare da scudo ai Comuni nelle battaglie legali contro i colossi del gioco — dismettono i panni di custodi della salute pubblica. Invece di esigere riforme strutturali e il contrasto alle infiltrazioni criminali, scelgono di battere cassa, pretendendo una percentuale sui miliardi estratti dalle tasche dei soggetti più vulnerabili. Le giustificazioni addotte oscillano tra il cinismo e il ridicolo: finanziare il contrasto alla ludopatia e garantire l'equilibrio di bilancio. Si pretende di curare il malato con i proventi delle tossine che lo contaminano, trasformando l'istituzione pubblica nell'azionista di minoranza del disagio sociale.

Occorre un Atto di Dignità Politica

Lo stallo attuale del Governo offre agli amministratori della Regione Toscana un'ultima imperdibile occasione di riscatto e di leadership politica su questo tema che non può essere in alcun modo derubricato a normale questione amministrativa.

È il momento di rigettare fermamente quell'accordo indecoroso che ha preso forma in Sede di Conferenza Stato Regioni; perché svilisce la funzione della politica e insulta la storia di questo territorio. La Toscana si faccia promotrice di un manifesto programmatico rivolto a tutte le Regioni italiane, per sancire il rifiuto totale e definitivo di ogni forma di compartecipazione ai proventi dell'azzardo e della disperazione sociale. Si ritrovi il coraggio della coerenza: la salute dei cittadini e la dignità delle istituzioni non possono essere oggetto di mercanteggio contabile.