Csa accanto alla protesta ambientalista albanese: non è un paese in vendita
08-06-2026 08:55 -
Da settimane l'Albania è attraversata da manifestazioni e mobilitazioni popolari che stanno coinvolgendo Tirana e numerose altre città del Paese. Una protesta ampia e determinata che, nonostante la sua rilevanza, continua a ricevere scarsa attenzione da parte dei media italiani.
Al centro della contestazione c'è il governo guidato da Edi Rama, accusato da cittadini, ambientalisti e movimenti sociali di aver favorito la privatizzazione di territori di straordinario valore storico, ambientale e culturale a vantaggio di grandi investitori internazionali.
La cosiddetta "Rivolta dei Fenicotteri" è esplosa contro il progetto di realizzazione di un resort di lusso sull'isola di Saseno, simbolo nazionale albanese e luogo legato alla resistenza contro il fascismo e il nazismo, nonché nell'area costiera di Narta-Zvernec, una delle più importanti oasi naturali del Paese. Tra i promotori dell'operazione figura Jared Kushner, imprenditore statunitense e genero dell'ex presidente americano Donald Trump.
Secondo i movimenti che animano la protesta, la svolta decisiva è arrivata con l'approvazione della legge n. 21/2024, già ribattezzata "legge dei resort". La norma introduce infatti profonde modifiche alla disciplina delle aree protette, aprendo la strada a investimenti turistici di lusso in territori che fino a oggi erano sottoposti a rigidi vincoli di tutela.
Tra i punti più contestati vi è l'introduzione del concetto di "turismo di eccellenza", che consente la realizzazione di strutture ricettive e infrastrutture collegate all'interno di aree precedentemente destinate alla conservazione ambientale. Ancora più significativa è la modifica dell'articolo 33 della legge del 2017, che sostituisce il principio secondo cui le attività economiche dovevano essere subordinate alla tutela dell'ecosistema con una nuova impostazione favorevole agli investimenti turistici di alto livello.
La nuova normativa stabilisce infatti che siano consentite attività e infrastrutture legate a strutture ricettive classificate a cinque stelle o superiori, anche qualora tali attività non fossero previste nei regolamenti originari delle aree protette.
A questo si aggiunge l'istituzione delle ZAPK, nuove autorità di amministrazione dei parchi nazionali la cui struttura viene definita direttamente dal governo centrale. Secondo i critici della riforma, questi organismi riducono l'autonomia della gestione territoriale e rafforzano il controllo politico sui processi decisionali relativi alle aree naturali.
Per i movimenti ambientalisti e sociali albanesi, il risultato è un modello che trasferisce la gestione del bene comune dagli strumenti di tutela pubblica agli interessi del grande capitale, subordinando la conservazione dell'ambiente alle logiche del profitto.
Se nel 2017 la domanda era: "Perché costruire all'interno di un'area protetta?", dopo le modifiche introdotte nel 2024 il paradigma sembra essersi ribaltato: "Perché impedirlo, se la legge lo consente?".
Le mobilitazioni che stanno attraversando il Paese rivendicano un'altra idea di sviluppo, fondata sulla difesa del patrimonio naturale, della memoria storica e dell'interesse collettivo.
Proteggere Narta, Zvernec, Saseno e il loro ecosistema significa difendere un patrimonio che appartiene all'intera popolazione albanese e alle generazioni future. È questo il messaggio che arriva dalle piazze: l'Albania non è in vendita.