Carlo Greppi: «Contesto è nato da una sintonia immediata con Empoli. Ora la sfida è confermarsi»

09-06-2026 10:46 -

Di Emilio Chiorazzo

Dopo il successo della prima edizione, Contesto, il Festival della Storia Contemporanea di Empoli, torna dal 18 al 20 settembre 2026 con un programma appena presentato in Regione con l'assessore regionale Cristina Manetti, il sindaco di Empoli Alessio Mantellassi e l'assessore alla cultura Matteo Bensi. Direttore scientifico della manifestazione è Carlo Greppi, storico, scrittore e divulgatore tra le voci più autorevoli della storiografia italiana contemporanea. Collaboratore di Rai Storia e Radio3, autore di numerosi saggi dedicati alla memoria, alla Resistenza e al Novecento, Greppi ha contribuito a costruire un festival che nel suo anno d'esordio ha saputo richiamare pubblico da tutta la Toscana e non solo.

Come è nato il suo rapporto con Empoli e con il festival Contesto?

«C'è stata una sintonia immediata. Mi è stato presentato il progetto di un festival dedicato alla storia contemporanea e l'ho sposato subito con grande entusiasmo. Da allora questa sintonia è rimasta costante. Da un lato ho avuto piena autonomia nell'immaginare il festival, dall'altro ho sempre voluto condividere ogni scelta con l'assessore alla cultura Matteo Bensi e con tutto l'Ufficio Cultura. Volevamo che ci fosse una direzione scientifica chiara, ma anche una progettazione il più possibile condivisa e orizzontale.»

Ha trovato a Empoli un terreno particolarmente fertile per un'iniziativa di questo tipo?
«Assolutamente sì. Matteo Bensi è insegnante di storia e filosofia, Alessio Mantellassi è laureato in storia. C'è una sensibilità autentica verso questi temi e si percepisce una grande attenzione alla dimensione culturale. Questo ha reso tutto più semplice e ha creato le condizioni per costruire qualcosa di importante.»

Vi aspettavate il grande successo della prima edizione?
«Io sono tendenzialmente ottimista, a volte persino troppo. Vedendo la qualità del programma che avevamo costruito, la serietà del lavoro svolto dietro le quinte e percependo un forte interesse da parte della comunità locale, ero fiducioso. Naturalmente nei giorni del festival ero molto teso. Però non sono rimasto completamente sorpreso dalla risposta del pubblico.»

Che cosa l'ha colpita maggiormente?
«La continuità della partecipazione. Vedere gli incontri riempirsi uno dopo l'altro, giorno dopo giorno, senza mai una flessione significativa, è stato straordinario. È stata un'esperienza davvero esaltante.»

Adesso arriva però la prova più difficile: la seconda edizione.
«Esatto. Per dirla con Caparezza, il secondo album è sempre il più difficile. Dopo una partenza così positiva bisogna dimostrare di essere all'altezza delle aspettative che si sono create.»

Avete già individuato aspetti da migliorare rispetto all'esordio?
«Alla fine del festival abbiamo fatto un bilancio molto accurato. Sono emerse alcune cose da limare e da aggiustare, ma si tratta davvero di dettagli. Nel complesso tutto ha funzionato molto bene. Questo ci permette di lavorare sulla nuova edizione con fiducia.»

Qual è il ruolo dello storico all'interno di un festival come Contesto?
«Per chi dirige una manifestazione del genere la sfida consiste nel tenere insieme due elementi: il rigore scientifico e la capacità di comunicare. La serietà deve essere sempre il punto di partenza, ma bisogna riuscire a parlare a pubblici diversi, dagli studenti ai pensionati, dagli appassionati agli specialisti.»

E per gli ospiti?
«Vale lo stesso principio. Occorre trovare un equilibrio delicato: non essere troppo didascalici ma nemmeno troppo specialistici o criptici. L'anno scorso tutti gli ospiti hanno saputo interpretare molto bene questa sfida.»

Nella costruzione del programma seguite una filosofia precisa?
«Sì. Cerchiamo di mettere insieme studiosi molto conosciuti e figure emergenti. Una sorta di mosaico in cui convivano nomi già affermati nello spazio pubblico e ricercatrici o ricercatori più giovani che magari hanno meno notorietà ma un enorme valore scientifico e divulgativo. Abbiamo sempre dato molto spazio agli under 40 e continueremo a farlo.»

Molti osservatori hanno detto che Contesto ha colmato un vuoto nel panorama culturale. È d'accordo?
«Forse sì. È stata certamente un'intuizione molto felice dell'amministrazione comunale. Esistono tante iniziative dedicate alla storia, ma festival che affrontano la storia contemporanea con questa ampiezza e questa continuità non sono molti. Probabilmente c'era davvero bisogno di uno spazio come questo.»

Anche perché il pubblico non è arrivato soltanto da Empoli.
«No, infatti. La presenza degli empolesi è stata fondamentale, ma abbiamo avuto visitatori da tutta la Toscana, da altre regioni e persino dall'estero. È stato uno degli aspetti più sorprendenti e incoraggianti.»

La prima edizione era costruita attorno a parole chiave. Quest'anno quale sarà il filo conduttore?
«Cambieremo prospettiva. Se l'anno scorso abbiamo raccontato la contemporaneità attraverso grandi parole chiave, quest'anno lo faremo attraverso le figure umane.»

In che senso?
«Ci saranno bambini, banditi, intellettuali, terroristi, partigiani e molte altre figure. Sono personaggi che permettono di umanizzare il racconto storico e di entrare nei grandi processi attraverso le vite delle persone.»

Resta però l'ambizione di raccontare l'intera storia contemporanea.
«Certamente. Continueremo a lavorare in una prospettiva diacronica, attraversando oltre due secoli di storia. Le figure serviranno a mettere a fuoco il racconto, ma senza perdere la complessità dell'insieme.»

Parliamo di memoria. Oggi è una parola molto usata e spesso anche molto discussa. Che significato ha per uno storico?
«La memoria pubblica è un campo di battaglia. Lo dico in senso metaforico, naturalmente. È uno spazio nel quale si confrontano interpretazioni diverse del passato. Proprio per questo va affrontata con gli strumenti della conoscenza.»

Qui entra in gioco lo storico
«Soprattutto quando si parla degli ultimi decenni, la storia si intreccia inevitabilmente con la cronaca, con il vissuto personale, con i ricordi delle persone. Il nostro compito è fornire una base fattuale solida a qualunque discussione, anche a quelle più conflittuali. Bisogna nutrire il discorso pubblico sulla memoria con documenti, fonti, ricerca e conoscenza.»

Nei suoi libri emerge spesso una forte dimensione civile dell'impegno storico.

«Credo che sia inevitabile. Tutte le persone che abbiamo coinvolto nel festival, pur con sensibilità diverse, condividono una forma di responsabilità civile verso il proprio lavoro. Penso che questo debba caratterizzare chi si occupa di storia: non per fare propaganda, ma per contribuire alla costruzione di una cittadinanza più consapevole.»

Che cosa si augura per Contesto 2026?
«Mi auguro che continui a essere una festa della conoscenza. Vorrei rivedere gli empolesi che hanno affollato gli incontri lo scorso anno e incontrare nuove persone provenienti da tutta Italia. La storia contemporanea riguarda tutti noi: il festival nasce proprio per dimostrarlo.»