Endometriosi , la giusta alimentazione per combatterla

10-06-2026 10:13 -

Definita “malattia mancata” per la patogenesi ancora non chiara e per i lunghi ritardi nella diagnosi, l'endometriosi colpisce il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale. Ciononostante, rimane una patologia sottostimata, sottofinanziata e poco prioritaria anche nei Paesi ad alto reddito. La situazione è particolarmente grave nei Paesi più poveri, dove il limitato accesso alle cure diagnostiche e terapeutiche, l'assenza di interventi a livello politico, ma anche lo stigma intorno ai sintomi aggravano le disuguaglianze esistenti. Tali disparità rendono necessario l'inquadramento dell'endometriosi non solo dal punto di vista biomedico, ma anche come una problematica di equità e giustizia sociale.

L'endometriosi è una condizione cronica caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale al di fuori dell'utero. Ha un'estensione piuttosto variabile, andando da minimi depositi peritoneali fino a lesioni profonde che possono invadere l'intestino, la vescica e l'uretere e, più raramente, diffondersi a siti extrapelvici. Si stima che colpisca circa 190 milioni di donne in tutto il mondo, rappresentando una delle patologie ginecologiche più diffuse. È stata infatti identificata nel 40-50% di donne e adolescenti con dolore pelvico persistente e nel 30-40% dei casi di infertilità femminile.

La condizione può causare grave dismenorrea, dispareunia profonda e dolore pelvico cronico, nonché sintomi intestinali e/o vescicali e affaticamento. Il possibile coinvolgimento di più organi e la cronicità dei sintomi può influire notevolmente sulla produttività lavorativa, sulla vita comunitaria, sulle relazioni intime e sulla salute mentale, comportando notevoli costi sociali. Alterando l'ambiente peritoneale e/o distorcendo l'anatomia pelvica, l'endometriosi può impattare anche sulla fertilità: circa il 30% delle pazienti con endometriosi ha infatti difficoltà nel concepimento.

Le possibili cause

Numerose teorie cercano di spiegare il processo di sviluppo dell'endometriosi, ma nessuna è definitiva. L'ipotesi più accreditata è che le cellule endometriali raggiungano la cavità peritoneale attraverso la “mestruazione retrograda”, fenomeno in cui il sangue mestruale e le cellule endometriali sfaldate, invece di essere eliminati attraverso la vagina, fluiscono all'indietro mediante le tube di Falloppio verso la cavità pelvica. Le cellule endometriali si impiantano quindi al di fuori dell'utero e rispondono alla stimolazione estrogenica delle ovaie e delle cellule stesse, causando infiammazione e successiva formazione di cicatrici e aderenze

Diagnosi in ritardo e di difficile accesso

La diagnosi di endometriosi è spesso ritardata a causa della scarsa comprensione della patogenesi, ma anche della normalizzazione, minimizzazione e sottovalutazione del dolore e dei sintomi da parte delle pazienti stesse, nonché del limitato accesso alle cure. Il tempo medio di diagnosi è di circa 7 anni, ma può variare notevolmente. Si ipotizza che un'età media di insorgenza dei sintomi sia di 14 anni tra le adolescenti e di 20 tra le adulte, cui si aggiungono i ritardi diagnostici. Il ritardo nella diagnosi comporta un grave impatto sulla vita quotidiana e sulla salute mentale delle donne che ne sono affette.

La gestione della patologia

Attualmente le opzioni per il trattamento dell'endometriosi sintomatica sono le terapie ormonali e il trattamento chirurgico. I Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS) possono essere un utile trattamento per i sintomi della dismenorrea, ma nessuna prova suggerisce che migliorino i sintomi non mestruali. Per la cura dell'endometriosi possono essere utilizzate molte opzioni ormonali, tutte con un'efficacia del 60-80%, ma con costi variabili ed effetti avversi. L'obiettivo della terapia ormonale è sopprimere il ciclo mestruale, interrompendo l'ovulazione se tale processo risulta doloroso: essendo contraccettivi, tali trattamenti non sono pertanto appropriati per chi sta cercando di concepire. Le terapie chirurgiche sono ovviamente invasive.

Politiche sanitarie

La consapevolezza dell'endometriosi è aumentata negli ultimi anni, ma resta ancora molto da fare per migliorare la comprensione della malattia da parte della popolazione. Nel 2020, Endometriosis UK (principale organizzazione benefica del Regno Unito a supporto delle donne affette da endometriosi) ha riportato che il 54% delle persone non sapeva cosa fosse l'endometriosi, e il 45% delle donne non era in grado di nominare nessuno dei sintomi della malattia. Grazie al lavoro di enti di beneficenza e gruppi di sostegno, la consapevolezza sta lentamente iniziando ad aumentare. In Italia – dove circa 1.800.000 donne convivono con una diagnosi di endometriosi – nel 2014 è stata istituito il 28 marzo come Giornata Mondiale dell'Endometriosi, al fine di porre l'attenzione su una malattia ancora misconosciuta e sottovalutata, ma di forte rilevanza sociale.

Alcuni provvedimenti legislativi hanno poi affrontato la problematica: tra i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del DPCM 2017 è stata inclusa anche l'endometriosi, garantendo alle donne con diagnosi di endometriosi moderata o grave (III e IV stadio) il diritto all'esenzione dal ticket per alcune prestazioni specialistiche relative alla patologia. La stabilizzazione nazionale delle prestazioni per l'endometriosi è stata sancita dal DM del 25 novembre 2024 (noto come “Decreto Tariffe”). Il Piano Nazionale Cronicità 2024-2025, riconoscendone l'alto impatto sociale e sanitario, ha inserito l'endometriosi tra le patologie croniche ed evolutive, con l'obiettivo di garantire una presa in carico multidisciplinare e cure personalizzate per le donne che ne sono affette.

I condizionamenti sul lavoro

In attesa di una maggiore consapevolezza e di una presa in carico tempestiva, l'endometriosi condiziona notevolmente la vita delle donne. Fino a una su quattro, infatti, può sperimentare un impatto rilevante sui percorsi formativi e lavorativi, soprattutto quando i sintomi compaiono in adolescenza e la diagnosi arriva in ritardo. Tra gli aspetti più critici emerge il cosiddetto “presenteismo”, ovvero la tendenza a recarsi al lavoro nonostante i sintomi, con una conseguente riduzione della produttività. Una spia, questa, della generale sottostima delle patologie femminili anche da parte delle dirette interessate.

Del resto, alcuni studi evidenziano come l'endometriosi possa contribuire a disuguaglianze sociali, tanto che il 24% delle partecipanti riporta episodi di discriminazione sul lavoro, percentuale che sale al 29% nel sottogruppo con esordio dei sintomi in adolescenza. L'adolescenza è il periodo critico in cui si modella la traiettoria di vita delle donne con endometriosi. La diagnosi precoce e una maggiore consapevolezza in ambito scolastico, universitario e professionale sono essenziali non solo per la salute, ma per garantire la parità di opportunità e proteggere il potenziale di vita delle donne.

Alimentazione e endometriosi

Anche nel caso dell'endometriosi l'alimentazione ha un ruolo fondamentale, in quanto l'apporto delle diverse sostanze presenti nella dieta riescono a limitare la sintomatologia e favorire la soluzione di alcuni aspetti eziopatogenetici. È noto che un aumentato consumo di fibre nella dieta aiuta la digestione ed il buon funzionamento dell'intestino. In presenza di endometriosi, dunque, largo ai cibi ricchi di fibre, come i cereali integrali, dunque riso e pasta integrali o gnocchi di patate con farina integrale, i legumi, le paste a base di ceci, piselli o lenticchie, la verdura e la frutta (soprattutto prugne, pere e mele). Un aumentato consumo di acidi grassi omega 3 promuove la produzione della prostaglandina PGE1 che riduce il livello di infiammazione addominale determinato dalla endometriosi e di conseguenza si consiglia di dare ampio spazio al pescato (soprattutto pesce azzurro), alla frutta secca (mandorle, noci e anacardi), ai semi (zucca, lino, girasole, chia e sesamo), all'olio extravergine d'oliva, alle uova. Al contempo è opportuno ridurre al minimo la carne rossa, ridurre i latticini, ridurre alimenti con glutine, ridurre il consumo di tutti gli zuccheri.

Una buona alimentazione comunque ha alla base un approccio che eviti i Cibi Ultra Processati cioè tutti i prodotti di produzione industriale come merendine, patatine e che eviti il consumo di alcol.

La presentazione del libro avrà luogo presso la Libreria Rinascita a Empoli in via Ridolfi giovedì 11 giugno alle ore 18

Fonte: Ufficio stampa