Cinquant'anni di fede azzurra raccontati in un libro. Samuele Virtuani e quella storia che va oltre il calcio

15-06-2026 10:50 -

di Emilio Chiorazzo

C'è un modo diverso per raccontare il calcio. Non attraverso i risultati, le classifiche o il mercato dei giocatori, ma seguendo le persone che, settimana dopo settimana, sotto il sole o sotto la pioggia, hanno trasformato una passione in una forma di appartenenza collettiva.

È il percorso scelto da Samuele Virtuani, venticinque anni, lodigiano, storico di formazione e tifoso per vocazione, autore del volume dedicato alle tifoserie italiane che dedica una parte importante all'esperienza empolese e, in particolare, ai Rangers e alle loro storiche fanzine.

Il libro, dal titolo "I tempi dei dinosauri e dei pionieri" ( da uno slogan partorito da Graziano Mori, storica anima dei Rangers) pubblicato da Urbone Publishing, sarà disponibile dal 20 giugno al prezzo di copertina di 12 euro e sarà presentato proprio a Empoli, nell'ambito delle celebrazioni per i cinquant'anni del tifo organizzato azzurro, in programma il 19 e 20 giugno alla Vela "Margherita Hack" di Avane.
Un appuntamento che assume così un significato particolare: mentre una comunità celebra mezzo secolo della propria storia, un giovane studioso restituisce dignità storica a un fenomeno troppo spesso raccontato soltanto attraverso stereotipi e cronache giudiziarie.
Perché questo libro non parla soltanto di calcio. Parla di identità, di memoria, di appartenenza. Di amicizie nate sugli spalti, di rivalità, di impegno sociale, di battaglie culturali e persino di beneficenza.
Come recita la presentazione diffusa dall'autore sui social: "Un viaggio tra anni Settanta e Novanta, dalle origini al cambio della guardia. Un modo alternativo per festeggiare i cinquant'anni del tifo azzurro, per ricordare e, perché no, partire nuovamente con slancio per un altro mezzo secolo di passione ultras".
L'origine del libro è una tesi di laurea triennale in Storia discussa all'Università degli Studi di Milano. Da quel lavoro accademico è nato qualcosa di più ampio: una ricerca sul mondo ultras italiano osservato con gli strumenti dello storico.

«Sono da sempre un grande appassionato di sport, in particolare di calcio», racconta Virtuani. «E sono anche un grande ammiratore di chi decide di spendere il proprio tempo seguendo incessantemente un'unica squadra. Volevo studiare bene questo fenomeno, soprattutto nei suoi aspetti meno conosciuti: le attività organizzate, l'impegno sociale, la beneficenza».

La domanda sorge spontanea: perché Empoli?
«Empoli è l'unica tifoseria che ha reso disponibile il proprio archivio di fanzine. I Rangers, nonostante lo scioglimento avvenuto ormai più di dieci anni fa, hanno ancora oggi un sito web attivo. C'è qualcuno che continua a pagare il dominio e a custodire questo patrimonio affinché non cada nell'oblio. Mostrano a tutti un grande pezzo di storia dello sport, ma anche della città».

Una scoperta quasi casuale che si è trasformata in un lavoro sul campo.
«Non mi sono fermato al sito. Ho cercato contatti, sono partito da un'e-mail istituzionale del Comune di Empoli. Grazie a una persona ne ho conosciute altre. Sono arrivato ai protagonisti del 1976, l'anno da cui tutto ebbe inizio. Ho incontrato Claudio Del Rosso e tanti altri. Ho conosciuto Athos Bagnoli,
Graziano Mori, che è stato la mente e il braccio della produzione delle fanzine. Poi ho avuto contatti con la società Empoli: ho visitato il centro sportivo, ho parlato con persone del settore giovanile».

L'elenco dei ringraziamenti diventa il ritratto di una comunità.
«Della società azzurra mi ha aiutato il responsabile media manager dell'Empoli, Luca Casamonti nella raccolta del materiale fotografico. Tutti mi hanno dato davvero tanto. Di questa situazione sarò sempre grato».

Empoli, dunque, come laboratorio umano prima ancora che sportivo.
«Quello che mi ha colpito molto è il legame davvero incrollabile tra la squadra e la cittadina. Sono venuto a Empoli nell'aprile del 2023, poi nel gennaio del 2024 e ancora nell'aprile del 2025 per la storica semifinale di Coppa Italia contro il Bologna. È qualcosa che ormai non si ritrova molto in altre realtà».

Da qui nasce una riflessione più ampia sul mondo ultras contemporaneo.

«Nelle grandi piazze vedo molta fatica ad accettare che il tempo scorra. Le curve nascono come sottoculture giovanili. Oggi, invece, spesso prevalgono interessi che hanno poco a che vedere con lo spirito romantico delle origini. Qualche favore, qualche biglietto in più, trasferte agevolate. Talvolta queste dinamiche scivolano lentamente nel malaffare».

Un'analisi severa, ma che rifugge le generalizzazioni.

«Non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Il mio intento è proprio quello di contrastare un'immagine stereotipata e superficiale degli ultras. Ci sono esperienze sane, straordinarie, che meritano di essere raccontate».

Ed è qui che Empoli torna protagonista.
«Empoli da questo punto di vista si difende benissimo. Ha conservato uno spirito autentico. Forse soltanto poche realtà possono essere paragonate. Penso a Parma. In certe situazioni anche Bologna, nonostante rapporti non semplici. Ma Empoli ha davvero qualcosa di unico».

Non è soltanto il tifo a colpirlo.
«Da milanista dichiarato, Virtuani non nascondo l'ammirazione per il modello calcistico azzurro. Ho potuto apprezzare molti calciatori passati dal settore giovanile o dalla prima squadra. Penso a Krunic, a Ricci, a Vicario, diventato titolare del Tottenham. Empoli continua a essere una straordinaria scuola di calcio».

In controluce emerge il significato più profondo del libro. Non una celebrazione nostalgica né un'apologia del mondo ultras. Piuttosto, il tentativo di restituire complessità a un fenomeno sociale che ha attraversato la storia italiana degli ultimi cinquant'anni. Le fanzine dei Rangers, le trasferte improvvisate, gli striscioni dipinti a mano, le amicizie nate in curva, le raccolte benefiche, le tensioni, le contraddizioni: tutto diventa materiale di studio e memoria collettiva. Per Empoli, che proprio in questi giorni festeggia il suo mezzo secolo di fede azzurra, l'uscita del volume assume così il valore di un riconoscimento. Perché la storia dei tifosi non è una nota a margine della storia del calcio. È parte integrante della storia di una città. E forse il messaggio più importante del lavoro di Samuele Virtuani è proprio questo: dietro ogni coro, dietro ogni sciarpa consumata dal tempo, dietro ogni trasferta affrontata con pochi soldi e tanta passione, ci sono donne e uomini che hanno scelto di appartenere. Di esserci. Di tramandare. Cinquant'anni dopo quel novembre del 1976, mentre la Vela di Avane si prepara ad accogliere migliaia di persone per celebrare la propria storia, questo libro arriva come un invito a guardare oltre il pregiudizio. Per capire che il tifo, quando sa custodire la propria anima migliore, può diventare memoria, cultura popolare e perfino educazione sentimentale di una comunità. E allora sì, forse aveva ragione chi, tanti anni fa, dietro uno striscione azzurro, iniziò questa avventura. Empoli non è soltanto una squadra di calcio. Empoli è una storia da raccontare.