Ecco la prima ondata di calore, sarà torrida e lunga
19-06-2026 10:28 -
di Gordon Baldacci
Siamo di fronte alla seconda ondata di calore del 2026, la prima di quella che definiamo stagione estiva. Le considerazioni sinottiche sono più o meno sempre le stesse, come la natura del tipo di anticiclone che viene a rinforzare le sue isobare anche alle nostre latitudini. Tanto per “rinfrescare” la memoria; nel corso del fine settimana l'anticiclone subtropicale sarà in progressivo rinforzo sul Mediterraneo, quindi anche Italia, oltre che su gran parte dell'Europa occidentale. Giorno dopo giorno, assumerà una componente nord-africana sempre più marcata, pompando dunque aria sempre più calda dal rovente entroterra algerino-marocchino in direzione dell'Europa centro-occidentale. Apice dell'anticiclone africano, e dell'onda di calore annessa, da domenica, quando le temperature risulteranno sopra media anche di 10-12°C tra Spagna, Francia e Paesi Bassi, ma di 6-8°C anche sull'Italia centro-settentrionale (se non oltre sulle Alpi). Il Sud, e in particolare le estreme regioni meridionali, saranno ai margini dell'ondata di calore con un caldo più contenuto, per quanto da piena estate; questo almeno in una prima fase.
Giorno dopo giorno, con l'inesorabile intensificazione del caldo, saliranno anche le temperature minime, che dai valori attuali assolutamente gradevoli, si porteranno su cifre piuttosto elevate specie ad inizio settimana. Da quel momento infatti, con tutta probabilità, farà caldo anche di notte (con valori anche di 27-29°C in tarda sera specie in città) e le minime potranno non scendere sotto i 22-23°C, specie nelle aree urbane. In questo caso si parlerà di ‘notti tropicali' con anche sensazione di afa accentuata dall'umidità relativa in aumento nelle ore notturne, specie su Pianura Padana e in generale lungo le aree costiere e nelle piccole e grandi città. Trattandosi di un anticiclone con un forte carico di umidità, non si esclude qualche temporale di calore, che non avrebbe alcun pregio se non quello di far calare temporaneamente la temperatura al costo di un tasso di umidità molto più alto.
Ovviamente Empoli non farà eccezione, con punte localmente di 37/38 C° soprattutto a partire da domenica. Teoricamente, non raggiungeremo i livelli dell'ondata di calore del giugno 2025, quando negli ultimi giorni si sfiorarono ed in molte zone dell'empolese si superarono i 40 C°. Una “soddisfazione” comunque decisamente effimera, visto che a differenza di quel periodo estremo e fuori da ogni norma climatologica, stavolta è certa una durata doppia della fase caldissima. Appare ormai abbastanza chiaro che non ci limiteremo ai soliti quattro o cinque giorni over 35, ma è palesemente acclarato che andremo oltre i sette giorni e tendenzialmente forse arriveremo addirittura a dieci. Questo è il nuovo contesto climatico, in cui ci è dato storicamente la possibilità di vivere, c'è poco da aggiungere.
Per usare un metro di paragone percepibile, per tanti anni, l'estate 2003 è rimasta nell'immaginario popolare, una specie di spauracchio temibile, un punto estremo che, ingenuamente, pensavamo di rivedere dopo cinquanta o cento anni. Gli stessi nostri nonni, nati all'inizio del secolo, a memoria, non ricordavano un'estate così lunga e calda. Se oggi però, allineiamo le temperature che andava registrando la stazione CFR Toscana di Empoli Lungarno e li paragoniamo anche a quelli che nelle prossime giornate misureremo, notiamo con netto stupore che in fondo…giugno 2003 non andava così male. Pensate che allora, quel mese appariva con le medie climatologiche antecedenti alle attuali, fuori norma di 6/7 C°
Persino guardando il mese di luglio, che fu “percepito”, atroce; tutto sommato le giornate estreme (over 35 C°) sono un numero alto ma ampiamente poi raggiunto nelle nostre ultime dieci estati. Agosto stabilì il record storico, che resiste a tutt'oggi, per adesso solo sfiorato sia nel 2024 che nel 2023, di soli 3 decimi di grado in meno. Senza contare che sempre per l'epoca, aver raggiunto otto giorni consecutivi con valori over 35 C° sembrò un evento destinato a restare nella storia per sempre. Non potevamo immaginare che in fin dei conti, sarebbe diventata una costante delle nostre estati italiane. Dati alla mano, sappiamo ad esempio che settembre 2003 pur caldo, ci donò un colpo di coda con valori estremi per quattro giorni. Settembre 2025 ne ha consegnati agli annali climatologici sette. Maggio 2026 ha segnato valori considerati “estremi” per il mese otto volte. Giugno ne promette dieci, e sicuramente non si accontenterà di fermarsi a quel limite, visto che il calendario prima di voltare pagina, ne ha al suo attivo ad oggi undici.
Con ondate di calore sempre più persistenti, anche la socialità tipica della bella stagione, subisce inevitabilmente un cambio di paradigma anche negli orari. Sono sempre di meno gli eventi all'aperto fissati per le 18 e sempre maggiori quelli rimandati alle 21, semplicemente perchè a quell'ora la temperatura scende almeno ai 31/33 C° contro i persistenti 36/37 C° complici le lunghe giornate, che aumentano la durata della punta estrema del caldo. E qui si presentano altri problemi, come ad esempio la gestione delle fasce più deboli, soprattutto gli anziani, che rischiano di vivere una specie di “solitudine estiva”, proprio perchè come in inverno per motivi opposti, non possono uscire senza correre rischi per la propria salute. Un tempo le nostre piazze, dal tardo pomeriggio, si riempivano di bambini, nonni, persone che si dedicavano alle commissioni in centro. La parola d'ordine era: non si esce prima delle quattro perché fa troppo caldo. Ad esagerare si raggiungevano in media i 32-33 C° Oggi è tutto rimandato all'oscurità della sera, e con le stesse temperature decimo più decimo meno, per cui i nostri genitori e nonni, ci imponevano di stare in casa per proteggerci.
Per chi è nato in questo secolo, l'anomalia è la norma. Le estati torride, la siccità prolungata, l'estremizzazione dei fenomeni atmosferici e la costante sensazione di allerta meteorologica costituiscono il palinsesto di base della loro esperienza. Per loro, questo è semplicemente "il clima". Non avendo un termine di paragone diretto, sono esenti dalla memoria di ciò che è andato perduto. Nei decenni passati, l'estate era sinonimo di decompressione, una stagione dal ritmo lento, prevedibile nella sua benevola stabilità, dove il caldo era un compagno di giochi e non una minaccia opprimente o un pericolo per la salute pubblica. Per chi c'era, la memoria di quelle stagioni passate non è solo nostalgia: è il dovere di testimoniare che la normalità, un tempo, aveva un altro sapore.