Empoli rischia di diventare un curioso caso di attrazione turistica involontaria. Non per le sue bellezze artistiche, per le sue piazze o per la qualità della vita. Ma per una nuova installazione urbana diffusa: secchi, sacchi e contenitori esposti davanti alle case per giorni interi.
Una sorta di mostra permanente a cielo aperto. Peccato che non sia arte contemporanea.
Da settimane, in molte zone della città, un disagio segue l'altro nella raccolta dei rifiuti. Intere strade dove il servizio non viene effettuato nei tempi previsti. Stralci di giardino lasciati in attesa per giorni e giorni nonostante la prenotazione. Telefonate al centralino che si moltiplicano e ricevono spesso la stessa rassicurazione: "C'è tempo fino alle 22". Una frase che ormai rischia di diventare il motto non ufficiale della raccolta rifiuti empolese.
Le spiegazioni non mancano. C'è una sperimentazione in corso. Un cambio di gestione. C'è la riorganizzazione degli orari di lavoro per evitare che gli operatori siano impegnati nelle ore più calde della giornata. Tutte ragioni comprensibili, singolarmente e collettivamente. Ma i cittadini giudicano un servizio da un parametro molto semplice: funziona oppure no?
E oggi, per molti empolesi, la risposta è sempre più difficile da dare.
Per anni ci è stato insegnato a esporre i rifiuti la sera precedente al ritiro. Le famiglie si sono organizzate. I condomini hanno imparato calendari, colori e tipologie di conferimento. Esistevano abitudini consolidate e fasce orarie più o meno prevedibili. Oggi, invece, il rischio è che il sacco esposto la sera resti davanti all'abitazione per un giorno intero. O anche di più. E quando arriva la sera successiva, bisogna già esporre i rifiuti del turno seguente.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Marciapiedi occupati, condomini trasformati in piccoli centri di stoccaggio temporaneo, strade meno decorose e cittadini esasperati.
Poi c'è il caldo. Quello vero. Quello delle settimane estive che stiamo vivendo. E il caldo, si sa, non ha una particolare simpatia per i rifiuti. I miasmi aumentano, gli odori si fanno più intensi, il disagio cresce. Pensiamo ai residenti, ma anche ai negozi, ai bar, ai ristoranti e alle altre attività che si trovano a convivere con contenitori e sacchi che sostano ben oltre il previsto.
La questione non è soltanto estetica. È una questione di qualità della vita urbana, di igiene e di rispetto per chi paga regolarmente una tariffa sempre meno leggera.
Qualcuno ha già iniziato a muoversi. Alcuni sindaci del territorio hanno manifestato preoccupazione. Dal Centrodestra per Empoli è arrivata la proposta di convocare Alia in commissione comunale per chiedere spiegazioni e soluzioni. Bene. Ma ora è il momento di passare dalle segnalazioni alle iniziative concrete.
Perché il problema non può essere scaricato sui cittadini. Non possono essere gli utenti a inseguire il servizio con decine di telefonate. Non può essere normale convivere con l'incertezza quotidiana sul ritiro. E non può diventare normale vedere una città trasformata in un deposito diffuso di contenitori in attesa.
Ai sindaci spetta il compito di rappresentare le comunità che amministrano. E allora forse è arrivato il momento di alzare il telefono, convocare chi di dovere e pretendere un piano chiaro, tempi certi e una comunicazione trasparente.
Perché le sperimentazioni possono essere utili. Le riorganizzazioni possono essere necessarie. Ma una città non può restare ostaggio dei disservizi.
Empoli merita di essere ricordata per molto altro. Non per la città dove i rifiuti arrivano puntuali davanti alle case e la raccolta, invece, quando può.