Tre candeline per la riforma dello sport, è ora di sedersi ad un tavolo per elaborare una linea comune

01-07-2026 09:02 -

di Piero Benassai

Oggi, primo luglio, la riforma dello sport spenge tre candeline. Il 20 settembre dello stesso anno, il 2023, lo sport è entrato ufficialmente nella Costituzione all'articolo 33. Lo sport o meglio l'attività fisica in particolare per i giovani dai 5 ai 18 anni è diventato un “diritto”. Quelli che si intendono di statistiche dicono che 1 euro investito nello sport ne farà risparmiare in futuro 4 nella sanità. Un rapporto estremamente vantaggioso per il bilancio dello stato. Ma chi è che materialmente permette a questi ragazzi e ragazze di giocare a calcio, a basket, a volley, di nuotare o di fare atletica? Nella quasi totalità dei casi sono Associazioni sportive dilettantistiche senza fine di lucro e sottolineo senza fine di lucro, sostanzialmente basate sul volontariato, che con la riforma dello sport sono state trasformate in “aziende” con dipendenti con contratti co.co.co.

La riforma ha trasformato tutti i presidenti in “datori di lavoro”. Per coloro che superano i 5000 euro di compensi annui vanno versati i contributi Inps. Altri costi, altre incombenze burocratiche. Atleti, dirigenti, allenatori avranno qualche vantaggio futuro? Difficilmente. L'Inps prevede che un lavoratore con contratto co.co.co per aver accreditato un anno di contributi a fine pensionistici deve versare contributi su oltre 18.000 euro annui. Visto che attualmente si versano sono sul 50% dell'imponibile dovrebbe avere un compenso di almeno 41.000 euro.

Una riforma che si applica alle ASD senza fine di lucro, che fanno attività solo coi giovani e che sono aperte dalle 14 al massimo alle 21, alle palestre aperte dalle 6 del mattino alle 22 della sera, alle società sportive che fanno sport semi professionistici. Molte di queste ASD hanno già chiuso i battenti. Nel basket si calcola che la Fip con l'entrata in vigore della riforma e dello svincolo abbia perso circa 30 mila tesserati. I campionati di serie A1 e A2 femminile sono di fatto campionati a cui si accede non per aver guadagnato la promozione sul campo ma facendo semplicemente domanda, come si fa nei campionati a libera iscrizione. Queste stesse ASD sono quelle che garantiscono ai comuni, vedi quelli del Circondario Empolese Valdelsa, di tenere aperti gli impianti sportivi. Senza queste realtà molte palestre, campi da calcio, palazzetti sarebbero chiusi. Gli amministratori dei nostri comuni stanno prestando particolare attenzione al rapporto con le ASD senza fine di lucro, coscienti del ruolo sociale che esse svolgono.

Quando però si passa dal livello politico a quello burocratico-amministrativo il confronto cambia. Spesso la legge 398 del 1991 che regola le associazioni sportive senza fine di lucro è sconosciuta. Da parte di coloro che gestiscono la contabilità dei comuni si ignorano le norme sull'iva e quindi spesso ci si trova di fronte a fantasiose interpretazioni. Queste ASD per legge l'iva sugli acquisti è un costo come per qualsiasi utente finale e devono versare il 50% dell'iva sulle fatture incassate. Queste associazioni sempre per legge sono tutte in attivo e devono versare le tasse sul 3% del fatturato commerciale che non può superare i 400 mila euro l'anno. Devono redigere un rendiconto annuale per cassa e quindi qualsiasi ritardo nei pagamenti da parte del sistema burocratico-amministrativo dei comuni rischia di produrre nei loro bilanci gravi danni finanziari.

Credo sia giunto il tempo che amministratori pubblici, che si occupano di sport, Associazioni sportive dilettantistiche senza fine di lucro, che gestiscono impianti sportivi pubblici si trovino attorno ad un tavolo per elaborare una linea comune di intervento per i bandi per l'affidamento della gestione degli impianti, la certezza dei tempi di riscossione, evitare fantasiose interpretazioni delle leggi e delle norme. Un atto necessario per dare concretezza quanto stabilito dall'artico 33 della Costituzione.

Da parte del governo silenzio assoluto. Gli unici stanziamenti che sono stati fatti riguardano gli stadi di calcio per gli Europei. Lo sport di base è rimasto uno sconosciuto. Una ventina di milioni sembra arriveranno anche per lo stadio “Carlo Castellani”. Ben vengano. Lo stadio continuerà ad essere utilizzato esclusivamente per il calcio professionistico, ma nel project financing l'amministrazione comunale ha inserito anche i lavori di manutenzione per il Pala Aramini ed un'area verde nell'ex Sussidiario con la realizzazione di un campo di basket all'aperto.