Piano faunistico venatorio regionale, le associazioni si fanno sentire

07-07-2026 13:49 -

In attesa di avere una risposta dalla Regione, riportiamo quanto richiesto dalle Associazioni animaliste ed ambientaliste che sono intervenute nel corso dell’incontro, tenutosi lunedì 20 giugno 2026, offrendo un contributo significativo al dibattito e avanzando proposte e osservazioni finalizzate alla definizione di un Piano Faunistico capace di coniugare la tutela della fauna selvatica, della biodiversità e degli ecosistemi con una gestione sostenibile e responsabile del territorio.


Alcuni degli interventi delle esplicite richieste:


ENPA – Maggiori tutele per gli animali detenuti a fini venatori

La Legge 157/1992 disciplina l'impiego dei richiami vivi nell'attività venatoria, ma non la loro detenzione ordinaria. Le gabbie previste dalla normativa sono destinate al trasporto e all'uso venatorio e non possono essere considerate idonee alla detenzione permanente. Occorre ricordare che la ‘chiusa dei richiami’ è una pratica illegale, in quanto maltrattamento di animali. L’ENPA ha pertanto chiesto che il nuovo Piano Faunistico richiami l'articolo 9 della Costituzione, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Animale (Parigi, 1978) e la Convenzione europea di Strasburgo (1987), ponendo il benessere animale tra i principi fondamentali. I richiami vivi, essendo prevalentemente nati e allevati in cattività, devono essere detenuti nel rispetto delle loro esigenze fisiologiche ed etologiche.

ITALIA NOSTRA - Stop alla caccia alla volpe e all’uso dei cinghiali per l’addestramento dei cani

Italia Nostra ha presentato due richieste prioritarie.


1. Interruzione della caccia alla volpe entro il 10 febbraio e ritorno della specie tra quelle protette. L’Associazione ha contestato con forza l’estensione della caccia alla volpe fino al 31 marzo, evidenziando come il provvedimento intervenga nel pieno della stagione riproduttiva, quando gli adulti sono impegnati nell’accudimento dei cuccioli all’interno delle tane. Sebbene la caccia in tana sia formalmente vietata, l’associazione sottolinea che il divieto rischia di essere soltanto nominale: continuare a cacciare le volpi in questo periodo produce infatti lo stesso risultato, poiché l’abbattimento dei genitori lascia i piccoli senza protezione e senza possibilità di sopravvivenza. In questo modo, pur senza colpire direttamente la tana, si finisce comunque per condannare intere cucciolate alla morte, svuotando di significato una tutela che sulla carta esiste ma che nei fatti non impedisce le conseguenze più gravi della caccia durante la fase riproduttiva.


2. Abolizione dell’utilizzo dei cinghiali come esca per l’addestramento dei cani da caccia. Italia Nostra ha espresso una netta contrarietà a questa pratica, ritenuta crudele e ingiustificata. I cinghiali vengono utilizzati per l'addestramento dei cani da caccia e sottoposte a condizioni violente e brutali, non giustificate da reali esigenze di tutela della fauna. I cinghiali sono esposti a pratiche cruente e dolorose, in quanto vengono chiusi all’interno di un’area recintata, costretti ad essere assaliti e morsi dai cani, senza via di fuga. Questi animali cuccioli (vengono scelti in giovane età prima che spuntino le zanne per evitare danni ai cani) vengono inoltre sottratti ai cani prima di essere uccisi definitivamente in modo da poter essere utilizzati più volte ed al fine di evitare maggiori costi per l’azienda.


I cinghiali riportano, oltre che danni fisici, anche gravissimi danni neurovegetativi dovuti a perenne stress a cui sono sottoposti, in quanto esposti ripetutamente all'inseguimento e alla pressione dei cani. Questo approccio solleva evidenti questioni di benessere animale e contrasta con il principio secondo cui la fauna deve essere gestita, tutelata e soprattutto rispettata.


LAV - Indisponibilità e valore della flora e della fauna: un patrimonio ‘di tutti’

La fauna selvatica e il patrimonio naturale costituiscono un bene comune indisponibile, appartenente all'intera collettività e tutelato nell'interesse delle generazioni presenti e future. Gli animali selvatici non rappresentano una risorsa destinata esclusivamente all'attività venatoria, ma sono parte integrante della biodiversità e dell'equilibrio degli ecosistemi, il cui valore è ambientale, ecologico, scientifico e culturale.

La gestione del patrimonio faunistico deve quindi perseguire prioritariamente obiettivi di conservazione, tutela e valorizzazione della biodiversità, garantendo un equo bilanciamento tra i diversi interessi pubblici coinvolti. Non può essere ricondotta esclusivamente alle esigenze del mondo venatorio, poiché la fauna appartiene a tutti i cittadini e la sua tutela costituisce un interesse generale riconosciuto dalla Costituzione e dalla normativa nazionale.


Proteggere gli animali e gli habitat naturali significa preservare un patrimonio collettivo che non può essere considerato patrimonio esclusivo di una singola categoria, ma una ricchezza comune da amministrare con responsabilità, nell'interesse dell'intera società e delle future generazioni.


WWF - Ripristino del diritto di chiedere l’esclusione dell’attività venatoria sul proprio terreno privato

Fra tra altre cose, il WWF ha spiegato che ad oggi, in Toscana, il regime giuridico dell'attività venatoria continua a prevedere una significativa compressione del diritto del proprietario di disporre pienamente del proprio fondo. In via generale, infatti, il cacciatore può accedere ai terreni privati non recintati e non sottratti alla caccia secondo le modalità previste dalla normativa vigente, con la conseguenza che il proprietario non può impedire l'esercizio dell'attività venatoria sul proprio fondo per il solo fatto di esserne titolare. Vi è però la possibilità, sancita dalla legge nazionale, di chiedere l'esclusione del proprio fondo dalla caccia, in corrispondenza dell'approvazione del Piano faunistico-venatorio.


La normativa regionale toscana, però, limita la possibilità di chiedere l'esclusione dei terreni dall'attività venatoria ai proprietari che dispongono di una superficie minima di 200 ettari accorpati, escludendo di fatto la grande maggioranza dei cittadini dall'esercizio di tale facoltà. Tale previsione appare oggi meritevole di una profonda rivalutazione alla luce della sentenza n. 895 del 3 febbraio 2026 del Consiglio di Stato, che ha ribadito un principio di carattere generale: il diritto del proprietario di chiedere la sottrazione del proprio fondo all'attività venatoria trova fondamento nell'articolo 15 della Legge n. 157 del 1992 e non può essere limitato da disposizioni regionali che introducano condizioni ulteriori o restrizioni non previste dalla legge. Il Consiglio di Stato ha inoltre affermato che la richiesta può essere fondata anche su motivazioni etiche, morali o di coscienza e che l'unico limite generale è rappresentato dall'eventuale concreto pregiudizio all'attuazione della pianificazione faunistico-venatoria, pregiudizio che l'Amministrazione è tenuta a dimostrare con una motivazione puntuale, specifica e supportata da un'adeguata istruttoria.

Il WWF ha quindi chiesto che nel nuovo PFV sia ristabilita la legittima possibilità per tutti di chiedere l'esclusione dalla caccia del proprio fondo. Altrimenti si viene a ledere gravemente un diritto di tutti i cittadini. Il WWF ha inoltre ricordato come il nuovo PFV non contiene alcun aumento delle aree protette in Toscana e ha chiesto che sia disposta la necessità, entro precise e strette scadenze temporali, di ampliare le superfici tutelate nelle aree chiave per la biodiversità ancora sottoposte all'esercizio venatorio, come il Padule di Fucecchio, il Lago e Padule di Massaciuccoli, la Laguna di Orbetello, il Promontorio di Piombino e Argentario e altre ancora.


LIPU - “Richiesta di integrazione dei corridoi biologici. La fauna non è un problema, ma una risorsa per gli ecosistemi”

La tutela della fauna selvatica non può limitarsi alla conservazione di singole aree protette, ma deve garantire agli animali la possibilità di spostarsi liberamente tra gli habitat naturali. Per questo motivo la LIPU ha chiesto alla Regione di incrementare e realizzare una rete di corridoi biologici, strumenti indispensabili per collegare boschi, aree umide, prati e altri ambienti naturali oggi frammentati dalle attività umane.


La crescente urbanizzazione, la costruzione di infrastrutture viarie e l'espansione delle aree agricole intensive hanno progressivamente isolato le popolazioni animali, aumentando il rischio di incidenti stradali, riducendo la diversità genetica e compromettendo la sopravvivenza di numerose specie.

I corridoi ecologici rappresentano una soluzione concreta a questo problema: consentono agli animali di spostarsi in sicurezza alla ricerca di cibo, acqua, aree di riproduzione e rifugio, favorendo il naturale equilibrio degli ecosistemi. Essi costituiscono inoltre un efficace strumento di prevenzione dei conflitti tra uomo e fauna, contribuendo a ridurre l'attraversamento incontrollato delle strade e i conseguenti danni sia agli animali sia agli agricoltori.

La sfida comune a tutte le Associazioni intervenute sarà quella di costruire strumenti di pianificazione capaci di coniugare le esigenze delle attività umane con la salvaguardia degli equilibri naturali, nella consapevolezza che la protezione dell’ambiente non è un vincolo, ma un investimento sul futuro della comunità e del territorio.


Le Associazioni:

ENPA

Italia Nostra

Lav

Lipu

WWF







Fonte: Ufficio stampa