Legge sul consenso, Fdi: "Ecco il perché del nostro voto contrario"

13-07-2026 11:16 -

Il Gruppo Consiliare Fratelli d'Italia Empoli ha espresso voto contrario alla mozione discussa in Consiglio comunale sul tema della riforma dell'articolo 609-bis del Codice penale in materia di violenza sessuale e consenso. Una scelta assunta non per sottovalutare la gravità del tema, né tantomeno per indebolire la tutela delle vittime, ma per una precisa ragione di metodo e di merito: una materia così delicata non può essere affrontata con slogan, semplificazioni o prese di posizione costruite su un dibattito legislativo ancora in corso e oggetto di approfondimento tecnico nelle sedi parlamentari competenti.

La tutela delle donne e delle vittime di violenza sessuale deve essere ferma, concreta e non negoziabile. Proprio per questo, però, una norma penale deve essere scritta bene, deve essere chiara, applicabile, rispettosa della dignità della persona offesa e, allo stesso tempo, coerente con i principi costituzionali del processo penale. Il punto centrale del confronto riguarda la differenza tra la formula "consenso libero e attuale", contenuta nel testo approvato dalla Camera, e quella della "volontà contraria", emersa nel lavoro della Commissione Giustizia del Senato. Non si tratta di una questione puramente lessicale, ma sostanziale. Porre al centro il consenso significa affermare che un rapporto sessuale è lecito solo quando è realmente voluto, liberamente e in quel momento. Al contrario, costruire la norma esclusivamente attorno alla "volontà contraria" rischia di spostare nuovamente l'attenzione sul comportamento della vittima: se abbia detto no, se abbia reagito, se si sia opposta in modo abbastanza chiaro.

Su tale profilo, peraltro, la commissione ristretta "Bongiorno" sta esaminando l'opportunità di modificare l'attuale disciplina della violenza sessuale, nella quale il consenso e l'autodeterminazione della persona non ricevono ancora un'esplicita e adeguata valorizzazione normativa con l'obiettivo di individuare una formulazione capace di assicurare tutela penale anche nelle situazioni di cosiddetto freezing, nelle quali la vittima, pur non prestando il proprio consenso, non riesce a manifestare esteriormente il dissenso. In questa prospettiva, si sta valutando la possibilità di qualificare come penalmente rilevante l'atto sessuale compiuto contro la volontà della persona, anche quando venga realizzato repentinamente oppure sfruttando, in relazione alle concrete circostanze del fatto, la sua impossibilità di esprimere un rifiuto.

Allo stesso tempo, Fratelli d'Italia Empoli ritiene che il richiamo alla tecnica legislativa non possa essere liquidato come un cavillo. Introdurre il consenso al centro della fattispecie non deve significare creare formule vaghe, automatismi o incertezze applicative. Nel processo penale resta fermo il principio di non colpevolezza: è l'accusa che deve provare il reato oltre ogni ragionevole dubbio. Per questo il tema non può essere ridotto a una contrapposizione politica. Occorre una norma che protegga davvero le vittime, ma che sappia anche indicare con precisione come accertare, nel caso concreto, l'assenza di consenso: tenendo conto del contesto, dei comportamenti, delle condizioni della persona offesa, di eventuali situazioni di vulnerabilità, del rapporto tra le parti e della possibilità reale di esprimere una volontà libera.

Il voto contrario alla mozione nasce dunque dalla convinzione che il Consiglio comunale non debba trasformare una questione giuridica complessa in una bandiera di parte. Su materie che riguardano la libertà sessuale, la dignità della persona, la tutela delle vittime e le garanzie del processo penale, la politica deve evitare scorciatoie comunicative e contribuire invece a un confronto serio, rispettoso e responsabile.

Fratelli d'Italia Empoli ribadisce quindi la piena attenzione verso la tutela delle vittime di violenza sessuale e la necessità di aggiornare la normativa, ma chiede che ogni intervento legislativo sia costruito con equilibrio, chiarezza e solidità giuridica. Perché una legge giusta non deve solo affermare un principio condivisibile: deve anche funzionare nelle aule di tribunale.

Fonte: Ufficio stampa