Nel ventre del pescecane, il tributo a Collodi di Matteo Raciti

23-07-2026 18:49 -

di Gordon Baldacci

Mercantia 2026 è ormai consegnato all’album dei ricordi. Cinque giorni di magia, arte e condivisione che hanno acceso il borgo medievale di Certaldo dal 15 al 19 luglio per la sua 38ª edizione. L’evento si è chiuso con un bilancio straordinario, registrando oltre 25mila presenze e confermando la manifestazione come uno degli appuntamenti estivi più importanti e amati della Toscana. Sotto la direzione artistica di Alessandro Gigli, il festival ha quest'anno esplorato il tema "Un'incessante sinfonia", trasformando ogni vicolo, piazza e giardino in un palcoscenico a cielo aperto dove la musica, il teatro e le arti visive si sono fusi in un unico, travolgente racconto.

Un’edizione quella che si è appena conclusa, che fra le tante sorprese vede il ritorno di un grande artista, divenuto ufficialmente “mago della cartapesta”, con la sua promozione in prima categoria, al Carnevale di Viareggio 2026. Matteo Raciti, che neppure tre anni fa, è approdato nella seconda categoria, ha collezionato due primi posti ed un piazzato. Risultati talmente eccellenti da farlo salire a pieno titolo nel regno dei maghi della cartapesta in un solo bando triennale.

Matteo nasce a Catania il 17 giugno 1986, architetto, scultore ed ovviamente maestro carrista, considerato uno dei talenti emergenti più brillanti e pluripremiati nell'arte della cartapesta e della scenotecnica. Cresciuto ad Acireale (Catania), respira fin da piccolissimo l'atmosfera dello storico Carnevale acese, frequentando i cantieri e le botteghe locali dall'età di 15 anni per imparare i segreti della modellazione di argilla, ferro e carta. Nel 2015 si laurea con lode in Architettura con una tesi sperimentale che fa già capire le sue doti innovative. Lo sviluppo in scenotecnica intitolata "L'Effimero itinerante tra storia, tecnologia e innovazione", è frutto di un intero anno di viaggio e studio sulle grandi macchine festive e sulle tradizioni storiche d'Italia.

Subito dopo la laurea, si trasferisce in Toscana a Pietrasanta per fare pratica nello studio dello scultore Marcello Giorgi e successivamente negli hangar di grandi maestri carristi viareggini, come Alessandro Avanzini. Il suo percorso nel Carnevale di Viareggio è fulmineo e costellato da continui podi. In otto anni, sale dalle maschere isolate alla categoria maghi. Ed è nel suo continuo lavoro di ricerca e creazione che torna a Certaldo dove dieci anni fa, vi aveva partecipato in veste di scultore, esponendo all'interno del borgo in una delle sue primissime mostre pubbliche. Questa vetrina rappresenta una rampa di lancio fondamentale per far conoscere la sua cifra stilistica scultorea fuori dalla Sicilia, ponendo le basi per il suo ritorno trionfale dieci anni dopo, con la grande installazione di Pinocchio quest’anno.

Chiunque sia giunto a Certaldo in quei giorni avrà vissuto quel momento, nel silenzio sospeso di via Costarella, in cui la pietra medievale di Certaldo Alto smette di essere solo architettura e diventa carne, respiro, favola. Chi ha camminato lungo la storica salita in occasione della 38ª edizione di Mercantia si ritrova d'un tratto avvolto da un’ombra antica e familiare: è il ventre del Pescecane, plasmato dalle mani sapienti e visionarie di Matteo Raciti. Il maestro carrista del Carnevale di Viareggio ha portato nel cuore del festival un’opera diffusa che va ben oltre la pura scenografia.

Intitolata "Pinocchio e il Pescecane – entra burattino ed esce essere umano", l'installazione è un tributo vibrante e poetico ai 200 anni di Carlo Collodi, ma soprattutto è un invito a compiere un viaggio dentro noi stessi. Tre grandi sculture effimere in cartapesta si impongono nello spazio, dialogando con la luce e con il vento del borgo. La materia, tradizionalmente legata alla festa e alla leggerezza, si spoglia qui della sua veste puramente giocosa per farsi dramma, emozione pura, scultura dell'anima. Entrare nell'opera di Raciti significa accettare di perdersi. Il ventre del mostro marino non è rappresentato come una prigione di fine corsa, ma come un grembo materno, un luogo sacro di incubazione e silenzio. È l'oscurità necessaria che precede ogni vera luce. Il visitatore che attraversa questo corridoio di forme imponenti è spinto a immedesimarsi in quel burattino di legno che, proprio nel punto più profondo dell'abisso, trova la forza di salvare il padre e, infine, di salvare se stesso. L'installazione di Matteo Raciti realizzata assieme a suoi collaboratori: Andrea Ciaramitaro, Alessandro Mattiello , Dennis Bonuccelli. Ognuno con un percorso di altissimo livello nelle mascherate isolate, hanno impresso la loro arte in questa opera che non è solo una porta d’ingresso, agisce come un’esperienza emotiva. Tocca le corde sensibili dei ricordi d'infanzia, evoca la paura del buio, ma curiosità dell’ignoto, fino al sollievo della salvezza. Si sposa intimamente con le altre anime collodiane che popolano il festival – dalle litografie di Vinicio Berti alle performance live a Palazzo Pretorio – creando un percorso di rara intensità. Con questo lavoro, Matteo Raciti firma una poesia visiva indimenticabile. Ci ricorda che siamo tutti, in fondo, burattini in cerca di un filo da tagliare. Solo accettando di naufragare nelle nostre tempeste interiori, dopotutto, possiamo sperare di riemergere finalmente liberi, spogliati di ogni finzione e pronti a vivere davvero.

E allora…Vola Pinocchio, sono appena duecento!