Al di là della bocciatura dell’Ordine del Giorno da parte della maggioranza, ritengo opportuno soffermarmi sul dibattito che si è sviluppato in Consiglio comunale, durante il quale sono state riproposte le stesse obiezioni che ormai si leggono frequentemente anche sui social. È bene innanzitutto ricordare un aspetto fondamentale: la legge sulla legittima difesa non è stata introdotta dalla Lega ma, e aggiungo fortunatamente, la modifica ha reso “la difesa sempre legittima”
La legge infatti è stata profondamente modificata dalla riforma del 2019, che ha rafforzato le tutele per chi subisce un’aggressione nella propria abitazione o nel proprio luogo di lavoro. Con quella riforma è stato infatti introdotto il concetto di “grave turbamento”, riconoscendo che una persona aggredita può reagire in condizioni psicologiche tali da non consentirle una valutazione lucida e razionale del pericolo. Prima del 2019 il giudice era chiamato a valutare l’eventuale eccesso colposo senza che il forte stato emotivo della vittima costituisse una specifica causa di esclusione della punibilità.
Dopo la riforma, invece, se la reazione avviene mentre il pericolo è ancora attuale e la persona agisce in uno stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo, l’eccesso colposo può non essere punibile. Proprio sull’interpretazione del concetto di grave turbamento il dibattito giuridico rimane ancora aperto. Diversi giuristi osservano infatti che, nelle dinamiche di una rapina particolarmente violenta, non è sempre semplice individuare l’esatto istante in cui il pericolo cessa, soprattutto dal punto di vista della vittima, che può continuare a percepire come imminente una minaccia anche nei pochi istanti successivi all’aggressione.
È proprio alla luce di questa interpretazione e valutando la complessiva e reiterata vicenda vissuta da Mario Roggero che la Lega ha ritenuto fondata la richiesta di concessione della grazia al Presidente della Repubblica. Una posizione che non intende mettere in discussione il ruolo della magistratura, ma richiama una riflessione sul profilo umano della vicenda e sul senso stesso dell’istituto della grazia, previsto dalla Costituzione proprio per consentire, in casi eccezionali, una valutazione ulteriore rispetto alla sola applicazione della pena.