Fdi: "Espressione inaccettabile, caduta di stile del senatore Parrini"

03-08-2026 08:44 -

Scoppia la polemica politica dopo un post del senatore Dario Parrini nel quale definisce la presidente Giorgia Meloni "piazzista". A farsi sentire sono i rappresentanti di zona di Fratelli d'Italia a partire dal gruppo consiliare empolese

Il confronto politico può essere duro, soprattutto davanti a una crisi complessa come quella verificatasi a Ceuta, ma non dovrebbe mai smarrire il rispetto dovuto alle istituzioni e alle persone che le rappresentano. Per questo riteniamo inaccettabili le espressioni utilizzate dal senatore del Partito Democratico Dario Parrini, che sulla propria pagina Facebook ha definito il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni una “piazzista”, contrapponendola a Pedro Sánchez, qualificato come “statista”, e ha successivamente ribadito il senso del proprio intervento.

Non è una questione di suscettibilità politica. Quelle parole provengono da un senatore della Repubblica che, dal luglio 2020 all’ottobre 2022, ha presieduto la Commissione Affari costituzionali del Senato e che ancora oggi ne ricopre la vicepresidenza. Proprio per questo ci saremmo aspettati un linguaggio all’altezza della funzione esercitata: fermo nell’esprimere il dissenso, ma rispettoso della Presidente del Consiglio e del mandato democratico ricevuto dagli elettori. Definire “piazzista” Giorgia Meloni e “vili” e “ridicoli” gli interventi del Governo non aggiunge alcun argomento alla discussione. Costituisce, invece, un’inequivocabile caduta di stile, tanto più evidente se proveniente da chi ha avuto responsabilità istituzionali direttamente attinenti alla qualità della vita democratica e al rispetto delle istituzioni. Anche l’attribuzione a Pedro Sánchez della qualifica indiscutibile di “statista” appare quantomeno singolare. Nessuno può ignorare la grave crisi politica e giudiziaria che da tempo coinvolge il Governo spagnolo, il Partito socialista e persone molto vicine al premier. Sánchez, è bene precisarlo per correttezza, non risulta personalmente imputato nei procedimenti ricordati.

Tuttavia, sua moglie Begoña Gómez è stata rinviata a giudizio nell’ambito di un procedimento relativo, tra l’altro, a ipotesi di traffico di influenze e utilizzo improprio di fondi pubblici; suo fratello David è stato processato per una vicenda riguardante l’assegnazione di un incarico pubblico, mentre ex esponenti di primissimo piano del PSOE e del Governo sono stati coinvolti in indagini e processi per corruzione e presunte tangenti negli appalti pubblici. L’ex ministro José Luis Ábalos e il suo collaboratore Koldo García sono stati inoltre condannati nel giugno 2026 per il sistema di commissioni illecite legato agli appalti per le forniture sanitarie. Tutte le persone coinvolte hanno diritto alla presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Ma proprio per questo appare improprio distribuire patenti semplicistiche di “statista” e “piazzista”, trasformando una discussione europea sulla sicurezza delle frontiere in una caricatura personale. Anche i dati citati da Parrini richiedono maggiore serietà.

È vero che nel triennio 2023-2025 l’Italia ha registrato un numero di attraversamenti irregolari superiore alla Spagna. Ma i dati Frontex conteggiano rilevamenti lungo differenti rotte esterne dell’Unione, non rappresentano automaticamente persone uniche e non possono essere utilizzati senza considerare la diversa esposizione geografica dei due Paesi. L’Italia è il principale approdo della rotta del Mediterraneo centrale, che anche nel 2025 è rimasta la più attiva dell’Unione europea. Soprattutto, Parrini omette l’andamento verificatosi durante il Governo Meloni. Dopo il picco eccezionale del 2023, gli sbarchi sono passati da 157.651 a 66.617 nel 2024, con una riduzione di quasi il 58%. Nel 2025 sono stati 66.316: un dato sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente e inferiore di circa il 37% rispetto ai 105.131 arrivi del 2022. Non si tratta di slogan, ma dei numeri ufficiali del Ministero dell’Interno. Quanto ai rimpatri, il confronto proposto è ancora più incompleto. I dati Eurostat comprendono modalità molto diverse: rimpatri forzati, partenze volontarie e programmi assistiti. Nel 2025 la Spagna ha dichiarato come assistiti tutti i rimpatri comunicati a Eurostat, mentre l’Italia è risultata l’unico Paese dell’Unione ad avere classificato come forzati tutti quelli eseguiti. Limitarsi al totale numerico, senza spiegare questa differenza sostanziale, significa mettere sullo stesso piano operazioni amministrative non omogenee.

Il Governo Meloni ha inoltre portato la questione migratoria al centro dell’agenda europea, sostenendo il rafforzamento di Frontex, la cooperazione con i Paesi di origine e transito, l’approvazione del Patto europeo su migrazione e asilo, l’intesa europea con la Tunisia e una politica diretta a contrastare le partenze e il traffico di esseri umani. Sulla crisi di Ceuta, l’iniziativa italiana non è stata un gesto isolato: la richiesta di un intervento europeo coordinato e di una riunione urgente dei ministri dell’Interno è stata sottoscritta da altri ventuno capi di Stato e di Governo. Di fronte alla morte di decine di persone, infine, occorrono rispetto e responsabilità. È inaccettabile utilizzare quelle vittime per attribuire genericamente una presunta “spietatezza” politica al Governo italiano. La tragedia si è consumata lungo una frontiera esterna spagnola dell’Unione europea e impone di accertare i fatti, sostenere la Spagna, rafforzare il controllo delle frontiere e impedire che altre persone vengano affidate alle organizzazioni criminali. Il Gruppo consiliare Fratelli d’Italia Empoli non chiede al senatore Parrini di rinunciare alle proprie opinioni. Gli chiede, però, di esercitare il diritto di critica con il linguaggio e il senso delle istituzioni che la sua funzione impongono. La politica può e deve confrontarsi anche duramente. Quando, però, l’argomento viene sostituito dall’epiteto di “piazzista” rivolto alla Presidente del Consiglio, non siamo più davanti a una critica autorevole, ma a una caduta di stile che non giova né alla qualità del dibattito pubblico, né a Parrini... sempreché non sia questo lo stile dell’uomo e del politico!

Arriva anche la presa di posizione dei consiglieri di Vinci, Alessandro Scipioni e Manuela Mussetti

Le farneticazioni pubblicate da Dario Parrini contro Giorgia Meloni raggiungono vette assurde. Definire ignorante chi non si allinea alla sua propaganda è l'ennesimo tentativo maldestro di nascondere la verità. Giorgia Meloni ha dimostrato una linea di assoluta equidistanza, serietà e autorevolezza sullo scenario globale, mantenendo saldo il ruolo dell'Italia senza subire diktat da nessuno. Ci viene a fare la morale proprio il PD, la cui segretaria strizza costantemente l'occhio a chi arriva clandestinamente, attaccando sistematicamente le spalle a chi ha il coraggio di difendere i confini nazionali.

Dov'era la sinistra quando si trattava di avere il coraggio di agire concretamente per la sicurezza? Il coraggio dimostrato dal Governo Meloni e dal centrodestra nel difendere i confini contrasta nettamente con la politica dei porti spalancati sponsorizzata da personaggi come Parrini. Non stupisce affatto che egli veda in Pedro Sánchez un modello.

Parrini è esattamente quel tipo di politico che vorrebbe ridurre l'Italia nello stesso stato in cui Sánchez ha ridotto la Spagna, trasformandola in un colabrodo in balia di orde di clandestini e di innumerevoli problemi giudiziari. Il colmo, poi, è che la sinistra ha pure il coraggio di spacciare tutto questo scempio per un modello di buon governo, coprendo con la solita gazzarra ideologica il fallimento di un modello migratorio iberico che fa acqua da tutte le parti. I cittadini italiani e toscani sono stufi di questa classe politica scollegata dal territorio, incapace di produrre un solo risultato utile per la collettività. Noi continueremo a stare dalla parte della sicurezza, della legalità e dei nostri confini. Noi continueremo a stare dalla parte di Giorgia Meloni.

Fonte: Ufficio stampa