L'Italia migliore soffocata dagli apostoli della terra dei cachi
20-08-2026 16:23 -
di Stefano Tamburini
Nella disperazione di un lutto, quello della perdita della mamma, può anche capitare di scorgere una speranza. Certo, non per lei che se ne è andata dopo 91 anni, una manciata di giorni e qualche sofferenza di troppo. Volevo scrivere due righe per ringraziare tutti quelli che hanno partecipato al nostro dolore, poi ho pensato che sarebbe stato molto più bello – anche in memoria di mamma – andare oltre e raccontare la pesante dicotomia tra Paese reale e Paese raffigurato, non solo raccontato ma anche rappresentato da una classe politica sempre meno all'altezza della parte migliore degli elettori. Non c'è voluto un lutto per arrivare a questa conclusione, semmai i giorni trascorsi nel disperato tentativo di salvare la vita a mia mamma hanno permesso di vivere molto più da vicino, da dentro, l'approccio di tante buone, belle persone, che hanno fornito con l'esempio di comportamenti oltre i doveri quello che diventa un messaggio di speranza molto robusto, concreto.
Il medico che va oltre
Vado in ordine non necessariamente di apparizione per rendere la narrazione più agevole. E parto da un medico, un chirurgo, il dottor Riccardo Guelfi. Non lo conoscevo prima di incontrarlo in un corridoio dell'ospedale piombinese di Villamarina. È insieme con la dottoressa di turno al pronto soccorso, vuole parlare con me per condividere le decisioni da prendere per mia mamma. Lei è al terzo ricovero in poche settimane, solo che stavolta c'è un “di più”, una doppia perforazione intestinale. Mi parla senza risparmiare niente ma con un tono che aiuta ad assorbire la mazzata: la decisione da prendere è sull'orlo di un precipizio. Se non la operiamo muore entro stanotte, se la operiamo il rischio è comunque alto. Chiedo perché debba essere io a mettere l'ultima parola, mi fa presente che altri familiari in passato – in casi simili – hanno chiesto di non accanirsi con un intervento a rischio. Io non me la sento di dire in sostanza “fatela morire”, così andiamo da mia mamma, glielo spieghiamo, dice sì anche lei, insieme con il medico le chiediamo se ha paura e lei risponde di no. Sono un po' sollevato, insieme con l'anestesista mi fanno assistere fino a che è possibile, poi mi lasciano in attesa in una sala comoda. Dopo quasi quattro ore, lo stesso medico chirurgo la prima cosa che fa una volta uscito dalla sala operatoria è quella di venire da me, spiegare che è andato tutto bene, che però il rischio della fase di recupero resta alto. Non ha fretta, risponde a tutte le domande, è rassicurante non per quel che dice ma per come lo dice. Non risparmia niente, ma capisce che un figlio non può essere trattato come una pratica burocratica.
Purtroppo poi insorgeranno delle preoccupazioni, e nel reparto di rianimazione e poi in quello di chirurgia incontrerò solo persone splendide, come era accaduto in precedenza nel reparto di medicina generale. Certo, i problemi della sanità pubblica non si risolvono con la gentilezza e la competenza degli operatori ma senza questa non si va da nessuna parte. Il dottor Guelfi, nel giorno di riposo, sapendo che per mia mamma stava per arrivare la fine, si è comunque presentato per parlarmi, per dire quelle poche parole che aiutano, che danno fiducia.
Oltre il dovere c'è di più Ecco, non era niente di dovuto ma era esattamente il contrario del comportamento canonico attribuito forse frettolosamente all'Italiano Medio: “fin qui tocca a me, poi da qui in poi non è più compito mio”. No, in quell'ospedale non ho trovato nessuno da “passo indietro”, anzi. E men che meno nelle ragazze e nei ragazzi della Misericordia, quasi tutti volontari, che da anni accompagnavano mia mamma in occasione di ogni visita medica. Li ho visti all'opera, non me l'hanno raccontato: pazienza infinita, accondiscendenza, accoglienza, partecipazione sincera ai problemi degli assistiti. Con persone così uno che sta male si sente meglio, sa che non è solo. Ed è capitata la stessa cosa anche nelle rare occasioni in cui non è stato possibile servirsi della Misericordia (mia mamma è socia da decenni), perché ragazze e ragazzi delle altre associazioni si sono comportati allo stesso modo. E non è certo una specificità della mia città, negli anni ho potuto apprezzare tale comportamento ovunque, grazie a testimonianze di persone molto affidabili o per aver visto all'opera operatori e volontari di quelle associazioni. Poi, tornando al caso di partenza, bisogna parlare anche del personale delle pompe funebri. Fa un lavoro ingrato, complicato, eppure c'è un rispetto non solo per la dignità di quella che è una salma e che loro per fortuna continuano a considerare una persona. E anche l'approccio con i familiari è quello che chi si trova a vivere quella tragedia si aspetta.
Belle persone, mal rappresentate E non c'è stato solo questo. Prima di questo ricovero, l'ultimo, c'era stato da avere a che fare con il personale di un patronato (Inas-Cisl), con quello del servizio Assistenza domiciliare dell'Asl, con gli operatori della Cooperativa sociale Cuore e con l'ufficio sempre dell'Asl che si occupa della fornitura degli ausili. È capitato di bussare anche fuori orario alle loro porte, non per strafottenza o ignoranza, semplicemente perché quegli orari non li conoscevo. Non mi hanno mai detto “torni più tardi”, hanno capito e mi hanno sempre accolto dando ogni informazione. Oggi ho fatto un primo giro di tutti per dire che il servizio sospeso poteva essere soppresso, ho trovato sincera partecipazione. Ho ringraziato con tutta la forza che avevo, perché non era niente di scontato ciò che hanno fatto. Sì, certo, poi arriverà il solito “sotuttoio” o l'altrettanto frequente ayatollah del partito “quellisonotuttivagabondi” (molti di questi “opinionisti” dei miei stivali sono cassintegrati di lungo corso o prepensionati a 50 anni, e non è un dettaglio), a dire che hanno fatto solo il loro dovere e che i più non sono così, quelli rubano lo stipendio. No, non è così. Anche perché poi se chiedi di argomentare, i coglioni da tastiera ben che vada ti dicono “me lo ha detto ammiocuggino”.
L'impegno che diventa amore per le cose che si fanno
Ecco, invece io ho trovato amore in questo modo di fare. Anche nel parroco della concattedrale di Sant'Antimo a Piombino, Don Cyprien, che ha celebrato la messa con quel tocco di delicatezza in più. Certo, conosceva mia mamma ma prima aveva preso altri informazioni, aveva “studiato” per rendere quel momento meno doloroso, per offrire una vicinanza che andava oltre quella dovuta dal ruolo. E mentre tornavo affranto a casa, dopo la sequenza funerale-giro degli uffici, mi è arrivata una telefonata dall'Ufficio Anagrafe del Comune di Piombino. Avevo aperto una pratica per il rinnovo della carta di identità di mia mamma – necessaria per la richiesta dell'indennità di accompagnamento – ed ero in contatto con il messo notificatore che avrebbe dovuto passare a casa o in ospedale per completarla con la firma di mia mamma. Dopo alcuni rinvii, ieri gli avevo detto che purtroppo non serviva più. Ecco che la signora dell'Anagrafe al telefono mi dice: «Il messo mi ha detto della morte di sua mamma, intanto le faccio le condoglianze e le dico che se venerdì vuole passare da me… le restituirò i soldi che ha pagato…».
Lo sport più avanti della politica Ecco, in mezzo a questo lutto, c'è qualcosa di bello che certo non allevia il dolore. Ma è un'iniezione di speranza. Che si unisce a quella dei recenti Europei di atletica e di nuoto, nelle altre manifestazioni sportive internazionali di questi giorni dove il Paese Reale è molto lontano non solo dalle rappresentazioni caricaturali intorno a sciocchezze siderali come quelle dei “tratti somatici”, del “patriarcato mediterraneo” e di tutta quell'immondizia sparsa in giro da un generale che se non se ne fosse andato con le sue gambe dalle Forze Armate sarebbe stato radiato o degradato a soldato semplice. E non c'è solo da tenere conto di questo fondo del pozzo nero della vergogna, ma il resto dell'iceberg fetido e rancido porta con sé anche le contrapposizioni più becere su temi secondari.
Il Paese di Furbi che vince grazie ai complici
Il nostro da tempo, ma ultimamente un po' di più, è un Paese di Furbi sostenuti da quelli che dai Furbi vengono danneggiati. È la “Terra dei Cachi” che ha preso il sopravvento grazie all'ignoranza presente e a quella indotta della disinformazione sorretta da editori con conflitti di interesse devastanti. Tanto per fare qualche esempio, il nostro è il Paese dove gran parte dei balneari scambia il concetto di “concessione” per “proprietà privata”, dove insieme con i tassisti e altre categorie di commercianti e professionisti fanno a gara a chi evade o elude di più le tasse e non rispetta i contratti di lavoro dei dipendenti. Il nostro è un Paese che da anni, sia nelle Regioni governate dal centrosinistra sia in quelle di centrodestra, la sanità pubblica la svuota a vantaggio di quella privata. Poi magari si scopre che i principali finanziatori delle campagne elettorali sono proprio gli stessi ras delle cliniche. Che in qualche caso sono anche editori di giornali spacciati per tali e che invece altro non sono che gazzettini della menzogna al servizio del Potere.
Insomma, c'è un Paese Reale che è migliore di come viene rappresentato e raffigurato. E che si contrappone a una Classe Politica mediamente scadente, fatta in gran parte di specialisti del trapianto di poltrona. Sono sempre quelli, difficile che dopo un giro di valzer non ne facciano un altro e un altro ancora. Un Paese Normale sarebbe stanco di chi controfirma un emendamento a sostegno di una variazione regolamentare dei controlli sui fanghi di conceria. Una porcata invereconda, fortunatamente stoppata per il dilagare di un'inchiesta della magistratura per le infiltrazioni della criminalità organizzata nell'imprenditoria delle concerie e, indirettamente, anche nella politica. In un Paese Normale uno così, dopo questo errore, sarebbe stato chiamato da un segretario di partito per sentirsi dire: «No, guarda, tu da domani se vuoi vai alle Feste dell'Unità a girare le bruschette sulla brace». Invece no, quello è ancora lì a scambiare innocue scritte tecniche in un cantiere edile per un'operazione neofascista. Facendo un danno enorme alla causa, perché l'emergenza “fuga di fascisti dalle fognature” esiste ma il contrasto non può essere affidato a menti e mani così maldestre. Il che non risparmia da critiche analoghe il fronte avverso. Perché sempre in Toscana continua a imperversare una ex sindaca di un piccolo Comune, ex candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Toscana schifata peraltro da una parte consistente del proprio elettorato. Oggi è parlamentare europea e ogni volta che interviene spara una castroneria micidiale, è mal informata, non studia ma si esprime con sicumera mal riposta. Eppure c'è chi la applaude, al pari sull'altro fronte del sedicente esperto di scritte fasciste sui muri.
Il vero problema è il finanziamento privato della politica
Ecco, tornando a casa affranto per un lutto personale e dopo aver pronunciato in chiesa parole di ringraziamento per le mamme e i babbi di quella generazione che ha conosciuto la guerra e che ci ha consegnato un mondo migliore di quello che avevano trovato, mi viene solo da pensare non solo che la mia generazione ha fatto il contrario. Ma anche che adesso sta consentendo che un Paese splendido nella sua essenza, ancora sano e capace di offrire il meglio, possa essere nelle mani dei Professionisti dell'Incompetenza e della Malafede. Di quelli che pensano di farsi stipendi a cinque zeri per anni e anni, facendo finta di rappresentare il Bene Comune. No, il Bene Comune lo rappresentano quel medico e con lui altri medici, quegli infermieri, quei volontari, quegli impiegati degli enti pubblici che non sono quelli delle barzellette e del “questo non mi compete”. Non me lo hanno raccontato, non l'ho sentito dire, non era scritto sui social. L'ho vissuto. Ed è tutto vero, purtroppo come la scomparsa di mia mamma. Ma se da una parte sono triste, dall'altra questo lutto paradossalmente mi ha dato speranza. Perché prima o poi dovrà arrivare il giorno in cui tutti questi farisei attaccati alle poltrone dovranno rendere conto della loro insipienza. Certo, non sono tutti così ma a un certo punto questo brutto tacere degli altri diventa fetida complicità. E un sistema politico che si basa sui nominati e invece che sugli eletti, difficilmente dovrà veder spuntare dei Bastian Contrari. L'errore fondamentale, in buona fede, l'abbiamo commesso quando ci siamo accaniti contro il finanziamento pubblico della politica e invece avremmo dovuto farlo contro il finanziamento privato. Quello è il vero cancro, che prima o poi dovremmo avere il coraggio di estirpare. Non per niente, per non far morire l'essenza della democrazia. E continuare ad avere un futuro.