La musica che unisce l’Europa: a Empoli il concerto della European Youth Orchestra Ferruccio Busoni
07-09-2026 16:09 -
C’è un momento, alla fine del concerto, in cui la musica sembra andare oltre la musica stessa. È quando nella Collegiata di Sant’Andrea, gremita come non mai, risuonano le note dell’Inno alla Gioia di Beethoven e decine di giovani musicisti provenienti da diversi Paesi europei suonano insieme. È l’immagine con cui si è conclusa venerdì 4 settembre la terza edizione della European Youth Orchestra “Ferruccio Busoni”, il progetto del Centro Studi Musicali Ferruccio Busoni che dal 2024 porta a Empoli giovani musicisti provenienti dai Paesi membri dell’Unione Europea, riunendoli per una settimana di residenza artistica e di lavoro culminata nel tradizionale concerto finale. Sul podio, ancora una volta, il maestro Sergio Alapont, chiamato a guidare un'orchestra composta da giovanissimi professionisti attraverso un programma tutt'altro che semplice, costruito tra grandi pagine della musica europea e un omaggio allo stesso Ferruccio Busoni. Ad aprire la serata è stata l’«Ouverture» dal «Messiah» HWV 56 di Georg Friedrich Händel, scelta che ha immediatamente dato al concerto il respiro internazionale che caratterizza l’intero progetto. Poi è arrivato Busoni, con l’intensissima «Kriegstanz» dalla «Suite n. 2 op. 34a», quasi a riportare la musica alle radici profonde di questa esperienza empolese: quelle di un compositore che della dimensione europea e cosmopolita aveva fatto una parte essenziale della propria identità artistica. Al centro della serata il «Concerto per violino e orchestra in mi minore, op. 64» di Felix Mendelssohn, affidato a Giorgio Abbadessa, primo violino della European Youth Orchestra “Ferruccio Busoni” fin dalla sua fondazione. Ventitré anni, Abbadessa ha affrontato uno dei grandi capisaldi del repertorio violinistico con una prova di grande intensità e sicurezza, restituendo al pubblico una performance capace di tenere insieme tecnica, sensibilità e forza interpretativa. Una prestazione accolta da un lungo e caloroso applauso, con molti minuti di consensi ininterrotti da parte della platea. Poi, a chiudere il programma ufficiale, è arrivata la «Sinfonia n. 7» di Beethoven, affrontata dall’orchestra con una qualità che ha restituito, ancora una volta, la misura dell’ambizione di questo progetto. Non soltanto un’orchestra giovanile chiamata a esibirsi in una delle chiese più importanti della città, ma un ensemble capace di misurarsi con pagine tra le più impegnative del repertorio sinfonico e di farlo dopo appena una settimana di lavoro condiviso. È forse proprio qui che si trova una delle peculiarità più interessanti della European Youth Orchestra “Ferruccio Busoni”: giovani musicisti che arrivano da Paesi diversi, con esperienze, scuole e percorsi differenti, si ritrovano a Empoli e in pochi giorni devono imparare ad ascoltarsi, a trovare un equilibrio, a trasformare tante sensibilità individuali in un'unica voce. E il fuori programma scelto per la conclusione della serata ha dato un significato ancora più evidente a questo percorso. L’Inno dell’Unione Europea, nella versione di Herbert von Karajan, ha fatto risuonare nella Collegiata la melodia dell’Inno alla Gioia di Beethoven, riportando al centro i valori di fratellanza e di pace tra i popoli. Una scelta che non è sembrata affatto casuale, ma quasi la naturale conclusione di un progetto che proprio attraverso la musica prova a costruire un’idea concreta di Europa, mettendo insieme ragazzi provenienti da Paesi diversi e chiedendo loro di parlare una lingua comune. «Se Ferruccio Busoni oggi fosse ancora in vita, sarebbe orgoglioso del progetto che porta il suo nome», ha commentato il presidente del Centro Studi Musicali Ferruccio Busoni, Stefano Donati, sottolineando come l’esperienza non rappresenti soltanto un innalzamento della qualità delle attività del Centro, ma anche un modo per proiettare Empoli oltre i confini nazionali. «Questo progetto non solo eleva la qualità delle attività del Centro Busoni, ma proietta anche la città di Empoli oltre i confini nazionali grazie alla presenza di giovani professionisti spagnoli, greci, portoghesi, belgi, insomma provenienti da tantissimi Paesi membri dell’Unione europea», ha spiegato Donati, ricordando come tutto questo avvenga «nel segno di Busoni, primo vero musicista cosmopolita tanto nei fatti quanto nell’animo e nell’intelletto».
Un progetto che quest’anno ha ricevuto anche un riconoscimento particolarmente significativo: per la prima volta il Parlamento europeo ha concesso il proprio Patrocinio alla European Youth Orchestra “Ferruccio Busoni”. Un riconoscimento che, secondo Donati, conferma il valore culturale, sociale e politico di un'iniziativa che riesce a mettere insieme «così tante voci diverse attraverso la musica». Per Empoli significa anche rafforzare il legame con uno dei suoi figli più illustri. Ferruccio Busoni, nato in città nel 1866, fu nella sua vita un musicista profondamente europeo, capace di attraversare confini geografici e culturali e di costruire relazioni artistiche in tutto il continente. Ed è proprio a questa dimensione che guarda il progetto del Centro Busoni, come ha ricordato il sindaco Alessio Mantellassi. «Il nostro illustre concittadino empolese Ferruccio Busoni nella sua vita ha viaggiato per l'Europa, creando un ponte tra Empoli, l'Italia e tanti Paesi del Vecchio Continente, parlava il linguaggio universale della musica», ha detto il sindaco, evidenziando come quella stessa lingua sia oggi utilizzata dai giovani musicisti che ogni anno arrivano in città per affrontare la sfida di costruire un concerto in un tempo relativamente breve. Una sfida artistica, ma anche umana, perché dietro le prove, le partiture e le esecuzioni c’è la necessità di conoscersi e di imparare a suonare insieme. «Questo progetto ha il riconoscimento dell'Alto Patrocinio del Parlamento Europeo ma da tempo anche il plauso del pubblico e degli addetti ai lavori», ha aggiunto Mantellassi, definendolo un segnale di uno «sguardo verso il futuro della musica e dei musicisti internazionali». Un futuro nel quale la dimensione europea non è soltanto uno slogan, ma una pratica quotidiana fatta di incontri, collaborazioni e linguaggi condivisi. Lo stesso concetto era stato espresso dall'onorevole Dario Nardella, richiamando proprio la natura della musica come metafora della convivenza tra differenze. «Quando penso alla musica e quando penso a questo bellissimo progetto, mi viene in mente che la ricchezza dell'insegnamento della musica è data dal fatto che un accordo si ottenga solo attraverso tante note diverse». È un'immagine semplice, ma forse è anche quella che meglio racconta ciò che è accaduto nella Collegiata di Sant’Andrea. «Se tutti suonassimo la stessa nota non avremmo accordi, non avremmo sinfonie né armonie», ha osservato Nardella, arrivando al punto centrale: «L'unità non può essere separata dalla diversità e la musica non può che essere un insegnamento in questo senso per tutti noi in tutto il mondo». Venerdì sera, a Empoli, quell'insegnamento è passato attraverso la concretezza di un'orchestra. Giovani spagnoli, greci, portoghesi, belgi e di altri Paesi dell'Unione Europea hanno condiviso un palco, una partitura e una settimana di lavoro. Hanno suonato Händel, Busoni, Mendelssohn e Beethoven. E alla fine hanno suonato insieme l'Inno alla Gioia. Per una sera, la Collegiata di Sant’Andrea è diventata così molto più di una sala da concerto: è diventata il luogo in cui un progetto nato nel nome di un musicista empolese profondamente cosmopolita ha mostrato concretamente cosa può significare mettere insieme differenze, talenti e storie diverse. Tutto attraverso il linguaggio che Busoni conosceva meglio di ogni altro e che, ancora oggi, non ha bisogno di traduzioni: quello della musica.