Il CULTURALE Cineclub Empolese: a settembre quattro film tra memoria, politica, immaginazione e inquietudine

10-09-2026 10:47 -

È una programmazione che attraversa territori e linguaggi molto diversi quella proposta a settembre da Il CULTURALE Cineclub Empolese, con quattro appuntamenti dedicati a opere capaci di intrecciare il cinema con la storia contemporanea, la memoria, la riflessione politica e le inquietudini del presente.

La rassegna si apre e si chiude al Cinema Teatro Excelsior di Empoli, mentre nel cuore del mese si sposta all’Ex Cinema La Perla, in una programmazione che conferma la volontà del cineclub di proporre un cinema lontano dalle formule più convenzionali e di creare occasioni di confronto attorno ai film.

Il calendario di settembre mette in dialogo quattro opere molto differenti: La torta del presidente di Hasan Hadi, Manodopera di Alain Ughetto, We Are Making a Film About Mark Fisher di Sophie Mellor e Simon Poulter e La valle dei sorrisi di Paolo Strippoli. Quattro film, quattro prospettive, ma anche un filo comune: raccontare individui e comunità alle prese con la storia, con le sue conseguenze e con il bisogno di immaginare un modo diverso di stare nel mondo.

15 settembre: una bambina, una torta e un Paese stremato
La rassegna prende il via martedì 15 settembre alle 21:15 al Cinema Teatro Excelsior, con La torta del presidente (The President's Cake, 2025, 105’) di Hasan Hadi, vincitore della Camera d'Or al Festival di Cannes 2025 come miglior opera prima.

Il film conduce lo spettatore nell'Iraq del 1990, durante gli anni in cui il Paese è sottoposto alle sanzioni e la popolazione affronta una situazione di crescente povertà e carestia. Al centro della storia c'è Lamia, una bambina di nove anni che viene sorteggiata per preparare la torta di compleanno del Presidente.

Quello che potrebbe sembrare un compito semplice si trasforma rapidamente in un'avventura. Gli ingredienti più comuni – farina, zucchero, uova – sono diventati beni difficili da reperire. Lamia parte così insieme all'amico Saeed e all'inseparabile gallo Hindi, accompagnata dalla nonna, alla ricerca di ciò che serve per portare a termine l'incarico.

Il punto di forza del film è proprio questo contrasto: la prospettiva infantile e apparentemente ingenua attraverso cui viene osservata una realtà segnata dalla dittatura e dalla miseria. La ricerca degli ingredienti per una torta diventa progressivamente il racconto di un'intera società, nella quale anche i gesti più quotidiani sono condizionati dalla scarsità, dalla paura e dal potere.

La torta del presidente assume così i contorni di una fiaba amara. L'infanzia diventa uno strumento narrativo per raccontare la perdita dell'innocenza, mentre il viaggio della protagonista si trasforma in un percorso di formazione nel quale il mondo degli adulti e le sue contraddizioni emergono progressivamente.

È un'apertura particolarmente significativa per la rassegna del CULTURALE: un film che parla di storia e politica senza rinunciare alla dimensione personale e affettiva, trasformando una piccola storia di sopravvivenza in un racconto universale.

22 settembre: la memoria dell'emigrazione in Manodopera
Il secondo appuntamento è dedicato a Manodopera (Interdit aux chiens et aux Italiens, 2022, 70’) di Alain Ughetto, film realizzato con la tecnica dello stop motion.
La proiezione è prevista martedì 22 settembre alle 21:15, sempre al Cinema Teatro Excelsior.

Il film racconta la storia della famiglia Ughetto e prende avvio all'inizio del Novecento, nel piccolo paese piemontese di Ughettera. La povertà spinge Luigi e i suoi fratelli ad attraversare le Alpi alla ricerca di lavoro e di condizioni di vita migliori. Il loro percorso li porta in Francia, dove Luigi si stabilisce insieme alla moglie Cesira.

L'emigrazione, però, non coincide con la fine delle difficoltà. Al contrario, la famiglia deve confrontarsi con la fatica del lavoro, la guerra e il razzismo. Gli italiani vengono percepiti come stranieri e diventano forza lavoro indispensabile ma marginalizzata: manodopera, appunto.

La scelta dell'animazione in stop motion conferisce al racconto una dimensione particolare. La storia familiare non viene semplicemente ricostruita, ma prende forma attraverso un linguaggio visivo capace di mettere in comunicazione memoria privata e memoria collettiva.

Ughetto parte dalla vicenda dei propri antenati per arrivare a un'esperienza che riguarda milioni di persone: partire perché costretti dalla povertà, attraversare una frontiera, cercare un lavoro, costruire altrove una nuova esistenza e contemporaneamente confrontarsi con la condizione di straniero.

È anche per questo che Manodopera si inserisce in modo naturale nelle tematiche del festival di storia contemporanea Contesto. La storia dell'emigrazione italiana non viene presentata come un capitolo chiuso del passato, ma come una vicenda capace di dialogare con le questioni del presente.


23 settembre: Mark Fisher e i futuri che abbiamo perduto
A separare il secondo e il terzo appuntamento c'è soltanto un giorno, perché mercoledì 23 settembre il CULTURALE propone una serata speciale all'Ex Cinema La Perla, in via de' Neri 5.

Alle 21:30 sarà proiettato We Are Making a Film About Mark Fisher (2025, 66’), documentario sperimentale di Sophie Mellor e Simon Poulter dedicato al filosofo e critico culturale britannico Mark Fisher, scomparso prematuramente nel 2017.

L'appuntamento rientra nella programmazione del festival di storia contemporanea Contesto, nella sua versione fuori Contesto, e si svolge negli spazi dell'Ex Cinema La Perla, oggi gestiti da Scomodo Empoli. Per questa proiezione l'ingresso è a offerta libera.

Il film sceglie una forma lontana dal documentario tradizionale. Un misterioso Professor Parkins attraversa paesaggi spettrali, archivi, ambienti digitali, immagini di protesta e frammenti della cultura contemporanea, seguendo le tracce delle idee di Fisher.

Al centro ci sono alcuni dei concetti che hanno reso il pensiero del filosofo particolarmente influente negli ultimi anni: il realismo capitalista, l'hauntology, la sensazione di vivere in un presente incapace di immaginare autentici futuri alternativi e la perdita di quelle possibilità che un tempo sembravano ancora aperte.

La riflessione su Fisher è particolarmente attuale proprio perché parte da una domanda apparentemente semplice ma radicale: siamo ancora capaci di immaginare un futuro diverso da quello che il presente ci propone come inevitabile?

We Are Making a Film About Mark Fisher affronta questa domanda attraverso interviste, materiali d'archivio, performance e immagini legate alla protesta e alla cultura contemporanea. Ne nasce un documentario-saggio che non si limita a ricostruire il pensiero di Fisher, ma prova a utilizzare il suo stesso metodo per interrogare il presente.

Il tema della memoria torna così sotto una forma diversa rispetto a Manodopera. Non è più soltanto la memoria di una famiglia o di una migrazione: è la memoria dei futuri possibili che non si sono realizzati. Una sorta di lutto collettivo che il film prova però a trasformare in una possibilità di immaginazione e azione.

29 settembre: quando la felicità diventa inquietante
La rassegna si conclude martedì 29 settembre alle 21:15 al Cinema Teatro Excelsior con La valle dei sorrisi (2025, 122’) di Paolo Strippoli, giovane regista italiano il cui nuovo film L'estranea è stato accolto positivamente all'ultima edizione del Festival di Venezia.

Dopo la dimensione storica di La torta del presidente, la memoria dell'emigrazione di Manodopera e la riflessione filosofica di We Are Making a Film About Mark Fisher, il CULTURALE porta il pubblico nel territorio del folk horror.

Il protagonista è Sergio Rossetti, insegnante di educazione fisica segnato da un passato doloroso. Il suo trasferimento a Remis, piccolo paese nascosto tra le montagne, sembra inizialmente offrirgli la possibilità di ricominciare.

Remis appare però come un luogo fuori dal tempo, dove gli abitanti sembrano vivere in una condizione di serenità assoluta. Dietro questa apparente perfezione si nasconde qualcosa di molto più inquietante: una volta alla settimana, l'intera comunità si riunisce per abbracciare Matteo Corbin, un adolescente dotato della capacità di assorbire il dolore e le sofferenze degli altri.

Da questo elemento fantastico e perturbante Strippoli costruisce una riflessione sulla necessità del dolore, sul desiderio di appartenenza e sul rapporto ambiguo tra cura e controllo.

La domanda che il film pone è radicale: cosa accade a una comunità che considera la sofferenza qualcosa da eliminare a ogni costo?

La risposta passa attraverso i meccanismi del genere horror, ma il vero oggetto del film sembra essere la società stessa. La promessa di una felicità permanente può infatti trasformarsi in un sistema di controllo, soprattutto quando per ottenere quella felicità occorre rinunciare alla propria esperienza del dolore.

In questo senso La valle dei sorrisi rappresenta una conclusione ideale per una rassegna che, per tutto il mese, ha interrogato il rapporto tra individuo e comunità. Anche qui la dimensione collettiva non è rassicurante: il gruppo può proteggere, ma può anche imporre regole, cancellare differenze e trasformare persino un gesto apparentemente positivo – come un abbraccio – in uno strumento di violenza.

Quattro film, un percorso attraverso il presente

Guardando nel suo insieme la programmazione di settembre, emerge un percorso tutt'altro che casuale.
Si parte da una bambina che scopre la durezza di una dittatura, si passa alla storia di una famiglia costretta a emigrare, quindi alla riflessione di Mark Fisher sulla perdita dei futuri possibili, per arrivare infine a una comunità che, nel tentativo di cancellare la sofferenza, finisce per esercitare una nuova forma di violenza.
Sono film molto diversi per genere, provenienza e linguaggio, ma tutti sembrano ruotare attorno alla stessa questione: come si comportano le persone quando il mondo intorno a loro diventa difficile da abitare?
Lamia affronta la scarsità e la repressione attraverso gli occhi dell'infanzia. La famiglia Ughetto cerca nella migrazione la possibilità di un'esistenza migliore. Il pensiero di Fisher mette in discussione un presente che sembra aver smesso di produrre alternative. Gli abitanti di Remis, infine, cercano di eliminare il dolore e finiscono per costruire una realtà inquietante.
Ne emerge una programmazione nella quale il cinema non è soltanto intrattenimento, ma strumento per interrogare la storia e il presente. La scelta di affiancare opere di fiction, animazione e documentario sperimentale rafforza inoltre la vocazione del CULTURALE a proporre forme cinematografiche differenti, accomunate dalla capacità di aprire discussioni.